La tua assenza

Carl Vilhelm Holsoe – Waiting by the window

(13/23 marzo 2008 – n° 1042)

Date, ricorrenze, numeri,
significati occulti,
significanti riferimenti
evocano latente
il tuo respiro,
la femminilità
di un altro tempo,
di un altro io,
di altri noi.
E vedo la continuità,
la sento, palpabile
profumo di fiore,
petalo di rosa,
la mia mente
non comprende
questo vuoto,
la tua assenza.

© Carlo Becattini

Immutabili

Henri Matisse – Woman in a Purple Coat – 1937

(13 marzo 2008 – n° 1044)

All’approssimarsi del segno sulla ruota
reco ancora capacità impensate:
il tempo non ha consistenza,
i nostri corpi ancora vent’anni,
osservo con gli occhi della memoria
la forza, la bellezza, l’ardire,
non siamo mutati.

© Carlo Becattini

Col senno di poi

Arnold Böcklin – Autumn – 1901

(6 marzo 2008 – n° 1043)

Perennemente insoddisfatti
ci siamo persi
nella ricerca dell’anima ideale
inseguendo un’idea,
facendoci del male,
ed ora ti presenti a me
con sguardo fiero
ad alimentare le fiamme
del tormento.
Ma ciò che ho travisato
per fierezza
altro non era che pentimento.

© Carlo Becattini

Inseparabili

Felix Vallotton – Donna a letto che gioca col gatto

(6 marzo 2008 – n° 1041)

Abbiamo impiegato
gli anni migliori
per legarci stretti,
perdendo tranquillità
e libero arbitrio,
dando adito alla passione
d’invadere prepotentemente
le nostre vite.
Ed era il piacere
a comandare azione e movimento,
ed era l’affetto, l’abitudine,
ed infine la distanza e l’indifferenza
che abbiamo usato per tagliarci la pelle
con reciproco piacere
nel tentativo maldestro
di liberarci dal legame,
ma non volevamo,
non lo abbiamo mai voluto
perché sapevamo d’essere
parti complementari dello
stesso insieme.

© Carlo Becattini

Per un paio di baci sulle guance

Falconara Marittima (AN) 1983

5 settembre 2012

Col viso nei tuoi capelli ti bacio due volte, una per lato, le guance si sfiorano come a ignorare la bocca che scivola di lato ad ogni passaggio. Quei fili sottili si agitano e mi solleticano il naso e la faccia per una frazione di secondo interminabile, assaporo il tuo profumo, quella pelle che sa di te e di spezie. Salutarsi col doppio bacio è un rituale dei sensi e nei sensi m’inebrio guardando la linea sinuosa delle orecchie, il collo che s’inclina per farmi posto ed io che lo bacerei, invece dell’aura che ti circonda. Ti guardo e riprendo il sorriso cominciato da lontano, quando eri ancora piccola e lo finisco insieme al tuo che t’illumina il viso e ti fa brillare gli occhi. Ancora non sai quante volte ti rivedrò nella solitudine della notte buia, con quello splendore dipinto sul volto a colorarmi l’anima. Ci sono momenti vissuti con semplicità che si stampano per sempre in noi diventando ricordi indelebili ed appigli sicuri su cui far affidamento, quando la vita ci sorprende nello sconforto o nell’apparente solitudine dell’allontanamento. Ero arrivato da te, l’avevo promesso, approfittando dell’occasione proficua per salutarti, starti vicino o solamente per quello scambio di baci memorabile. Jeans e maglietta contro il tuo bikini, il mio servizio militare contro le tue vacanze, la mia alienazione contro il tuo calore o chissà, viceversa? Ma che importa, eravamo li a sorriderci, siamo qui a parlarci, a raccontare di noi mentre camminiamo lentamente verso l’ombrellone o la riva del mare. Torrenti di sabbia si riversano nelle mie scarpe da ginnastica mentre i tuoi piedi scalzi danzano con miliardi di quei granelli che diventano acqua di mare, ed avanzano e si ritirano come le onde al ritmo del loro rumore infinito.
Oggi il mio ricordo quotidiano era questo, appena affiorato dalle profondità oscure del passato o della memoria, anche se mi viene il dubbio di essermelo inventato. Se non ti avessi ritrovata sicuramente oggi penserei di averti immaginata, perchè a volte mi pare che la vita passata non mi appartenga più e che sia la vita di un altro. E’ una sensazione inquietante, come uno sdoppiamento e spero che non sia né un cambiamento, né tanto meno un abbandono. E’ da stamani che mi racconto questa storia, più e più volte nell’arco della giornata, ed ogni volta sempre più bella. Il massimo della grazia e della poesia l’ho raggiunto dopo pranzo, lungo il tragitto che mi conduceva altrove, una passeggiata in solitario dove ho liberato tutte le potenzialità del pensare. Sapevo che avrei perso tutto e che di quello mi sarebbe rimasto solo il ricordo, ma non ho saputo trattenermi e l’ho sciorinato tutto meravigliandomi di quelle parole che non ho potuto scrivere. Stasera ci ho riprovato ma come ben sai sono momenti impossibili da riprodurre anche se ho voluto farlo lo stesso per dirti che sei sempre viva nei miei ricordi come ricordo, e che sei sempre viva nella realtà come reale. Abbiamo vissuto tutti i nostri tempi, da quelli vecchi a quelli giovani, perchè il nostro tempo fluisce all’inverso, perchè quando torneremo ragazzi c’incontreremo ancora per un paio di baci sulle guance e per donarci un sorriso che c’illuminerà il viso.

© Carlo Becattini

Modestamente

Baron Arild Rosenkrantz – Offering at twilight

(6 marzo 2008 – n° 1039)

Sono il migliore degli uomini,
sono il migliore tra gli Dei,
sono al di sopra di tutto e di tutti,
l’umanità altro non è che
il fastidioso ronzare di un insetto.
E’ tanta la luce che mi avvolge,
non esiste nessuno al pari di me.

© Carlo Becattini

Viola da Gamba (parte 8 di 8)

7 dicembre 2012

8000 a.C.

La tigre dai denti a sciabola [1] ti osservava curiosa. Faceva molto caldo quel giorno a Madrid. Picasso [2] era tra il pubblico. Quando il matador infisse la spada nel toro, la muleta gli sfuggì di mano e cadde a terra, aperta come un ventaglio. Il toro scomparve e di lui rimasero sulla sabbia solo le orecchie, la coda ed i testicoli. La prima volta che nascesti ti chiamammo Viola. Durante il rituale venne segnato il tuo destino. Il sacerdote evocò il tuo mana, [3] quando cadde sulle ginocchia tutti tacquero: le persone, gli uccelli, i tamburi, la vita stessa! Il segno del destino si manifestò in questo modo, prendendo a se l’officiante e donando a te lunga vita. Eri appena giunta tra di noi e già si parlava di te. La tigre non ti lasciava mai da sola, vegliava su di te come un cane interessato alla ricompensa ma, ed era molto strano, ti proteggeva come fosse tua madre. Avrebbe potuto sbranarti in un attimo ma non lo fece mai. Quando fosti adulta l’animale morì. Si dice che il suo spirito discese su di te e che da allora non ti ha mai abbandonata.

Parigi 1999 d.C.

Rincasammo entrambi a poca distanza uno dall’altra. Il tempo di accendere il caminetto ed eccola arrivare, affannata ed infreddolita. Con se aveva la viola nella custodia ingombrante. Andarsene a giro con quello strumento non era cosa facile. Un bacio, due parole scambiate, la voglia di una doccia e di abiti più comodi. Erano tre giorni che pioveva a dirotto senza interruzione. Mi fece notare che la pioggia aveva smesso di cadere solo quando era uscita in strada, ed aveva ricominciato appena lei era ormai al riparo. Le dissi che a volte capitavano queste coincidenze ed erano più uniche che rare. A Viola piaceva pensare che ci fosse qualcuno che si prendesse cura di lei. Una entità invisibile, che so, un Dio, lo spirito di un antenato, qualche energia cosmica di cui lei era parte, che la proteggeva dalle insidie della vita quotidiana.

Dopo cena ci lanciammo in una sfida acrobatica di sesso e parole. Nomadi giacemmo in ogni angolo della casa, nei posti più impensati, incuranti del tempo. Ricordammo le acrobazie fatte in un biplano durante la guerra mentre inseguivamo o fummo inseguiti dal Barone Rosso [4] che, quando si accorse di cosa stavamo facendo, ci passò molto vicino tentando di lanciarci la sua sciarpa, sorridendo come un matto. Nell’ascensore di un grattacielo [5] di New York. Nella cripta di un tempio [6] abbandonato in Birmania. Nell’isola di Rapa-Nui [7] durante la costruzione dei Moai,[8] anzi, all’ombra di uno già eretto, guardiano del mare che vedeva lontano ma incapace di scorgere quel che facevamo sotto di lui. Ogni tempo, ogni epoca, ogni luogo è stato buono per appartarci e dare libero sfogo al desiderio reciproco dell’altro, ed ora ripetevamo l’esperienza, sempre uguale ma sempre diversa. La fantasia non è mai venuta meno.

Dopo le acrobazie del corpo vennero quelle dell’anima, sdraiati fianco a fianco a commemorarci e giurarci eterno amore/desiderio. Di comune accordo ripetemmo la frase: – basta con i ricordi, pensiamo solo al futuro. – La pronunciai con cognizione di causa ed aggiunsi che il futuro non era altro che una successione infinita di attimi di presente. Proposi quindi un’acrobazia che non avevamo mai fatto. Lei intrigata e curiosa venne frenata dalla gelosia e si fece inquisitrice per sapere da chi l’avessi appresa. In poche parole paventava un mio tradimento, tra il serio ed il faceto. Negai fermamente e chiarii che il merito era tutto del futuro.

Il mattino dopo suonarono alla porta di buon ora. Dormivamo ancora, aggrovigliati uno all’altra come l’edera ed il muro. Mi alzai imprecando il buon giorno che iniziava. Quando aprii la porta mi trovai davanti i due uomini che incontravo sempre e che sospettavo di spiarmi, nemmeno tanto di nascosto. Mi chiesero, ma avevano un tono perentorio, se potevano entrare perché dovevano parlarci e che avremmo potuto fare colazione insieme. Le domande che mi frullavano nella testa in quel momento erano miliardi e la rabbia che montava stava quasi trasformandosi in violenza. Riuscii a trattenermi perché volevo capire. Non sarebbero usciti di casa se non avessero spiegato tutto. Una storia che va avanti da millenni.

Li feci accomodare ed andai a svegliare Viola. Sorvolo sulle discussioni che ebbi con lei, l’unica certezza era che quei due uomini ci avevano spiati entrambi per tutta la vita ed ora volevamo sapere il perché. Dopo esserci preparati e con la colazione pronta per essere consumata chiamammo i signori A e B come li avevo ribattezzati similarmente ai punti della retta invisibile su cui sono sempre stati e di cui facevo parte. Non volevo più avere niente a che fare con loro. Sarà stato per questo che li feci accomodare alla tavola uno di fronte all’altro. Lo stesso facemmo noi. Loro erano nel loro piano e noi nel nostro, due piani differenti che s’intersecavano nel centro della tavola quadrata creando un mandala,[9] una nuova dimensione nella quale potemmo dialogare senza problemi.

-Nascete oggi – disse il Sig. A – e da oggi condurrete una vita normale – disse il Sig. B, spiegandoci inoltre che il nostro desiderio di non dipendere più dal passato, ma da un futuro fatto di attimi di presente, aveva innestato un meccanismo di cui loro facevano parte, come il tempo, lo spazio, la vita stessa di ogni essere vivente in senso lato. Non ci eravamo mai considerati speciali o superiori agli altri abitanti della Terra ma in un certo modo eravamo immortali. Il tempo non aveva senso per noi che vivevamo secondo i sentimenti e non secondo l’ordine del tempo stesso. Figli e padri del Caos, avevamo trovato l’ordine totale delle cose e rinascevamo, a nuova vita restituiti, mortali come tutti. La vita nuova acquistata con la consapevolezza di non avere più legami col passato, che tutto era andato e niente aveva potere su i giorni a venire se non la nostra volontà. Tornammo bambini, nel ventre di Madre Terra e dai noi stessi vedemmo la luce e la vita come se fosse la prima volta. Ancora tutta una vita da vivere insieme per l’ultima volta.

© Carlo Becattini

Note

[1] Le tigri dai denti a sciabola o macairodonti (Machairodontinae) sono una sottofamiglia di felidi estinti, caratterizzati da un notevolissimo allungamento dei due canini superiori. Analisi del DNA compiute nel 2005 hanno infine confermato che queste “tigri” si svilupparono molti milioni di anni prima delle odierne sottofamiglie di felini e che non sono strettamente imparentate con nessuna specie di oggi. È credenza comune che le tigri dai denti a sciabola vivessero solo in ambienti freddi a causa dell’Era glaciale. In realtà, mentre alcuni di questi animali prosperarono certamente in questo tipo di clima, la storia evolutiva dei macairodonti dimostra che si svilupparono in climi caldi in contemporanea con il diffondersi delle praterie, nel Miocene inferiore (circa 20 milioni di anni fa). Si estinsero solo circa 10.000 anni fa, alla fine del Pleistocene. [http://it.wikipedia.org/wiki/Machairodontinae]

[2] Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Ruiz y Annibali Picasso, semplicemente noto come Pablo Picasso (Málaga, 25 ottobre 1881 – Mougins, 8 aprile 1973) è stato un pittore, scultore e litografo spagnolo di fama mondiale, considerato uno dei maestri della pittura del XX secolo. Usava dire agli amici di considerarsi «anche un poeta». [http://it.wikipedia.org/wiki/Pablo_Picasso]

[3] Il termine mana viene solitamente utilizzato in molte lingue oceaniche (per esempio melanesiane, micronesiane e polinesiane) per riferirsi ad una qualità o essenza interiore comune sia agli esseri viventi che agli oggetti inanimati. Questa qualità indescrivibile viene associata a sentimenti di meraviglia e rispetto. Da un punto di vista antropologico, il concetto del mana in senso generalizzato viene talvolta interpretato come il sentimento soggiacente a tutte le forme di religione, spiritualità e magia. Il termine mana indica una delle prime forme di divinità che si manifesta nelle prime fasi note dell’umanità. Nella nozione di mana si esprime ciò che non è conoscibile, ciò che resta sconosciuto ma a cui si può cercare di dare una spiegazione. Con questo termine primitivo si indica l’esistenza nelle cose di qualcosa d’altro dalle cose stesse. Lo storico delle religioni e scrittore Mircea Eliade chiarisce che il mana (o il suo equivalente nelle altre culture primitive, sia antiche sia coeve all’uomo contemporaneo) è da ricercarsi nella stessa presenza corporea delle cose. In quanto un essere animato (sia visibile o invisibile), oppure inanimato, esiste, per l’uomo arcaico esso è dotato di una sua forza vitale latente; l’evocazione della forza latente delle cose da parte del sacerdote è l’essenza stessa delle pratiche sciamaniche proprie delle religioni arcaiche. [http://it.wikipedia.org/wiki/Mana]

[4] Manfred von Richthofen, per intero Manfred Albrecht Freiherrvon Richthofen (Breslavia, 2 maggio 1892 – Vaux-sur-Somme, 21 aprile 1918), è stato un aviatore tedesco. Viene ricordato come un asso dell’aviazione: più precisamente, come l’asso degli assi, avendo ufficialmente accreditate 80 vittorie. Eroe dei tedeschi e rispettato dai suoi nemici, Manfred von Richthofen fu una delle principali figure della prima guerra mondiale, ricordato con l’appellativo di Barone rosso. [http://it.wikipedia.org/wiki/Manfred_von_Richthofen]

[5] Le torri gemelle furono inaugurate il 4 aprile 1973, avevano 110 piani ciascuna e superavano l’altezza di 415 m. Facevano parte del World Trade Center di New York, Stati Uniti, un complesso di sette edifici situato nella parte sud dell’isola di Manhattan, famoso in particolare per l’eccezionale evidenza delle torri gemelle (Twin Towers) e per gli attentati dell’11 settembre 2001 che le distrussero. [http://it.wikipedia.org/wiki/World_Trade_Center]

[6] Tempio Shwegugyi (“grande grotta d’oro”) e palazzo reale. Secondo un’iscrizione contemporanea in Pali su una lastra di pietra all’interno dell’edificio, il tempio fu costruito in 7 mesi e mezzo nel 1131 d.C. sotto gli ordini dal re Sithu I (chiamato anche Alaungsithu I, r. 1113-1167). Si trova nella zona archeologica di Bagan che è il nome formale usato per designare la regione storica dell’antico Regno di Bagan. Si pensa che probabilmente qui siano stati costruiti più di 13.000 tra templi, pagode e altre strutture religiose. Un patrimonio unico edificato tra l’XI e il XII secolo in quest’area di 26 miglia quadrate (42 Kmq).  La regione si distingue chiaramente, insieme ad Angkor e Borobudur, tra i siti archeologici più significativi del Sud-Est asiatico e del mondo. [http://www.cultorweb.com/Bagan/B.html] 

[7] L’Isola di Pasqua (in lingua nativa Rapa Nui, letteralmente “grande isola/roccia“) è un’isola dell’Oceano Pacifico meridionale appartenente al Cile. [http://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Pasqua]

[8] I Moai sono statue che si trovano sull’Isola di Pasqua. Nella maggior parte dei casi si tratta di statue monolitiche ricavate e scavate da un unico blocco di tufo vulcanico; alcune possiedono sulla testa un tozzo cilindro ricavato da un altro tipo di tufo di colore rossastro, interpretato come un copricapo oppure come l’acconciatura un tempo diffusa tra i maschi. I Moai sono alti da 2,5 metri fino a 10 metri. Spesso, sono visibili solo le teste delle statue, ma recenti scavi hanno trovato l’evidenza di un corpo sotto di esse. [http://it.wikipedia.org/wiki/Moai]

[9] Mandala (sanscrito maṇḍala, letteralmente: «essenza» (maṇḍa) + «possedere» o «contenere» (la). Il Mandala rappresenta, secondo i buddhisti, il processo mediante il quale il cosmo si è formato dal suo centro; attraverso un articolato simbolismo consente una sorta di viaggio iniziatico che permette di crescere interiormente. I buddhisti riconoscono, però, che i veri Mandala possono essere solamente mentali, le immagini fisiche servono per costruire il vero Mandala che si forma nella mente della gente.