Pazzia

(14 giugno 1977 – n° 403)

Si dice che il genio porti alla pazzia.
Se è così, voglio gridarlo
con tutto il fiato:

sono un genio,
anelo alla pazzia,
voglio andare al di là
oltre i limiti della normalità.

Morire d’esaurimento
in una delle tante crisi,
ucciso dal futuro
e dalla paura.

Piangono gli occhi,
afflitto è il cuore,
debole la mente.

Con la realtà mi scontro
nell’urlare la mia libertà
e cado, muoio, stremato.

Rimpiango l’assenza
dell’amore,
della comprensione,
la tua.

La felicità è coscienza,
sarò il mio fine,
sarò me stesso,
finalmente.

© Carlo Becattini
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Ultima cena

(23 aprile 1977 – n° 401)

Non è più
come in ultima cena,
tutti assieme
tra parole e risa.

Ci hanno separati
con la grazia del bimbo
che afferra il frutto
dal materno ramo.

L’amarezza del ricordo è dolorosa
come il malessere interiore
da essa scaturito.

Potrò mai perdonare
le falsità dell’ultima cena,
i tuoi baci di Giuda?

© Carlo Becattini
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Unica meta

(18 aprile 1977 – n° 400)

Il passato è già passato,
sono con me,
qui,
nel presente crudele.

Vivo una vita
non come vorrei,
sopravvivo,
lungo il cammino
verso la morte.

Unica meta.

Lentamente si consuma
la sigaretta sul piattino,
di cenere e fumo
la trasformazione,

così io,

lentamente mi consumo
creando sogni evanescenti
e con amarezza ritorno cenere.

Finestra aperta,
corrente d’aria,
cenere a terra,
sparsa

è questa la degna fine?

© Carlo Becattini
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