Ho

Ho scavato nelle miniere
della tua essenza.

Ho setacciato le acque dei fiumi
in cerca della tua presenza.

Ho sollevato la polvere lunare
tra rocce e crateri della tua assenza.

Ho scarabocchiato frasi
su migliaia di pagine della tua vita.

Ho posato per l’eternità
le mie labbra sulla tua anima
e mi hai ricambiato
con la stessa cautela
per le cose belle ma fragili.

Carlo Becattini ©

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La pittrice

Mimetizzato
sul letto disfatto, mi confondo
tra la casualità delle linee
e le tue pennellate alla tela
che mi ritraggono in questo
abbandono.

Sei tu la pittrice,
io, solo il modello,
o forse un oggetto inanimato,
un corpo morto
contorto sul letto, esausto,
straziato d’amore e quiete.

Avverto sul corpo
ogni tua pennellata,
come un lieve solletico
che risveglia la sopita
eccitazione giovanile per
la brezza che soffia.

Mutano le forme,
cambiano le linee,
l’ombra,
la disposizione,
i chiari/scuri,
la luce
di questo corpo eccitato
che ti desidera,
pittrice da strapazzo.

Carlo Becattini ©

L’amico a cucù

L’amico lontano fece: cucù,
l’amica lontana lo mandò a fan cù,
e lui disse niente più cucù,
e lei rispose allora vacci a fan cù.

L’amico lontano non fece cucù,
l’amica lontana annaspò di più,
e lui disse niente più cucù,
e lei prontamente lo rimandò a fan cù.

L’amico lontano non sa più che fare,
l’amica lontana lo consiglia di andare,
l’amico lontano ha capito: è sempre fan cù,
l’amica lontana ha l’idee chiare: ok fan cù.

L’amico lontano non vuole andare a fan cù,
l’amica lontana gli dice di restare
ma … dopo essere stato a fan cù,
allora lui per dispetto rifece: cucù.

Carlo Becattini ©

La brioche

La ragazza giocava spesso
con la brioche,
la teneva nel palmo
della mano
ancora calda e ricordava
quando bambina
giocava alla fornaia.

Donnola formosa giaceva
sul bancone infarinato
tra il forno e il pane.

Le mani dell’uomo
l’impastavano più volte,
prima d’infornarla con
un sol colpo: bravura
di molta pratica.

Stremata, sudata,
le guance arrossate
ed il culo all’aria,
natiche a forma di pane
bianco da cuocere,
molle come pasta
la fornaia si affidava
al calore del fornaio
per il giusto grado di cottura,
ed il gusto perverso
di farsi riempire di crema
la brioche.

Carlo Becattini ©

Malizia

Accoccolato
al buio dell’innocenza,
me ne sto
sull’orlo della tua femminilità.

Ti spio,
guardo oltre quel baratro
in cui vorrei sprofondare
le mie sensazioni contrastanti
d’inesperienza,
a cui sono spinto
da forze sconosciute.

La malizia,
come il silenzio della chiesa,
racchiude il tuo mistero
in cui vorrei raccogliermi
e pregare, convertito
alla tua religione.

Carlo Becattini ©

Lei se la ride

Lei se la ride dell’ombra
e delle tenebre,
bestiolina di terzo grado,
colonna portante del sesso,
la caverna gronda sangue
e spossatezza, il ferro
scivola via con la felicità.

Un colpo di maglio, poi
uno di martello, poi
ancora alla porta
senza chiedere permesso,
un colpo di fucile,
un altro di cuore,
l’accidente che cade,
quello che s’impreca
e tu ridi da sola
nell’ombra ed i tuoi
occhi s’accendono nelle
tenebre.

Carlo Becattini ©

Il demone

Una mano sul seno,
l’altra sul culo,
il demone balla col sesso
oscene movenze,
intento a sussurrare
nell’orecchio con la lingua
e striscia come una serpe
sul tuo collo, tensostruttura
rivolta all’indietro,
offerta come al sacrificio
volontario del vampiro.

Lingua in gola,
potere e sottomissione,
nudo il demone t’insidia,
sesso eretto sul mondo
e nel tuo corpo offerto,
come la punizione del vampiro
impalato davanti alla folla
nell’ultimo orgasmo collettivo.

Carlo Becattini ©

La stessa notte

Seduta accanto aspetti
con la luce negli occhi
di desiderio e seduzione
che solo io so cogliere.

Ti sei preparata per la notte
infilandoti nuda nella camicia
quando non c’ero, ed ora
eccomi, sulla strada del ritorno.

L’aria calda tossisce di voglia
e profuma di crema, di pulito,
so cosa vedrò quando aprirò
la porta, so già come andrà.

Sei la sorpresa nell’uovo di pasqua
sei la festività, il nostro tempo,
la prova pratica, la dimostrazione,
il toccare con mano questo amore folle.

Ti rivedo qui, seduta accanto,
poi mi rivedo entrare dalla porta
con la tua stessa luce negli occhi,
posso sentire battermi il cuore.

Vi vedo abbracciati, scomparire
tra le pieghe del lenzuolo
nella oscurità della notte,
la stessa notte compagna di questo futuro alieno.

Carlo Becattini ©

Il bambino

Il bambino è muto,
non può più parlare,
non parla più.

Il silenzio la sua voce,
solitudine per amica,
tristezza negli occhi
velati e sensibili.

Il bambino tace,
nel silenzio cresce,
incapace di confrontarsi
vive una vita di soprusi.

Il bambino è prigioniero,
incapace di reagire,
miniera di desideri
repressi e rimpianti.

Il bambino è uomo,
potrebbe esplodere,
meglio stare alla larga,
potrebbe usare le parole.

Carlo Becattini ©

Il nonno

Tu che non ho mai amato
del nipote non ti è mai importato,
il ricordo arriva solo
ad un giorno di aprile,
alla neve, alla tua morte,
all’ospizio con le suore.

Morire vuol dire assenza,
non rivederti più,
infatti così è stato
ed è strano che il tuo ricordo
sia ancora qui
anche se non ti ho mai amato.

Carlo Becattini ©