Tu che leggevi piano

Tu che leggevi piano
le mie parole su di te
sommesse e senza senso
spiavi nel buio
che mi conteneva
alimentando il fuoco
interiore che ardeva
senza bruciare.

Quanto dolore in quei
giorni perduti di gioventù
trascorsi sulla sedia
alla scrivania o
sul dondolo della veranda
aspettando venisse il tuo
vento a portarmi via.

La tua malvagità non
aveva confini, come
l’amore sconfinato per
qualcosa che ancora
non conoscevo ma che anelavo
come un mendicante.

Eri la maestra ed io
l’insegnante
avevamo entrambi da dare
e prendere
credevamo
ma non sapevamo niente
di noi né del mondo in
cui sguazzavamo come due
pesci rossi dell’acquario
nel nostro mare sconfinato
dalle pareti di cristallo.

Carlo Becattini ©

Annunci

2 pensieri su “Tu che leggevi piano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...