Litigio

Piangevi
sul mio rifiuto
lacrime infinite
tra singhiozzi incerti.

L’anima mia
di pietra
ti osservava dall’alto
rimpicciolire e
svanire.

A volte urlavi come
la tempesta
altre eri solo un flebile
soffio di vento
a primavera.

E rabbia e incomprensione
per la mia gomma
che cancellava il tuo
segno, la tua esistenza.

Poi la ragione
l’abbraccio consolatore
la pietra che si frantuma
ed ecco l’acqua sgorgare
simile alle lacrime
da poco raccolte
con amorevole compassione.

Le bocche avide
si cercano e trovano,
son sempre lì,
mai son partite
e già scordiamo
quell’amaro sapore
di parole al veleno
che calpestiamo.

Carlo Becattini ©

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