Sì dolce e’l tormento…

Che sensazione incredibile, sento viva la crescita interiore solo addentrandomi dentro le parole. Le pagine sono immagini della natura, quadri, opere d’arte, sogni, visioni, richiami ancestrali, mandala, frattali, petali di fiori, ricorrenze, infiniti ritorni, attimi in cui la ragione perde il proprio senso ed i sensi acuiscono la presenza di altre dimensioni. In quei riquadri mi addentro, percorro sentieri di buio e di luce, il sopra ed il sotto non hanno senso come tutti gli opposti possibili, è sempre una unione, un tutto in cui perdersi, acque in cui bagnarsi per rinascere da nuove madri, ogni volta come la prima. Ho fatto questo, costringendo il tempo libero a seguirmi in un cammino alquanto astruso ma costruttivo, ancora non son giunto alla fine ma poco ci manca, anche se confesso di aver barato un po’ e di aver corso gli ultimi metri per giungere primo alla metà. Prima io di me, una corsa dove sono l’unico partecipante ma sono anche tornato sui miei passi con salti temporali che hanno dell’impossibile per ritrovare tracce di me che ancora chiedevano aiuto, parole che allungavano le proprie braccia imploranti, frasi zoppe, storpie, che sono riuscite ad attirare la mia attenzione per essere riscritte ex novo in ampliamenti circoscritti ma concentrici di cui ero sempre il centro. Dio è un piccolo punto al centro del foglio bianco, il buco lasciato dall’ago del compasso. Il resto siamo noi, punte di grafite, circonferenze d’ogni dimensione, infinite, infinitesimali. Tutti siamo anche all’interno del foro.
Anche se questo insieme di persone forma un manicomio, un circo, un ospizio, una banda musicale, una farsa, un dramma, un sorriso, una carezza, un po’ di tenerezza, ma anche di paura. Quella di vivere, quella di morire, quella di esistere, quella del futuro, quella di avere paura, non si può amare per forza, solo per pensare positivo, a volte è bene cadere, graffiarsi, farsi male e risorgere attraverso una cura profonda che amare la superficialità vuota della ragione. Meglio la follia pura che ha il suo modo di esistere, ma d’altronde siamo tutti un po’ folli anche se tanti se ne vergognano e cercano di dare un senso all’esistenza umana attraverso l’insegnamento di modi di comportamento falsi e propagandistici. Sai che son sempre contro. So di essere nel giusto e tanto mi basta ma ci sono momenti in cui lo sconforto abbatte in un soffio le pareti di certezze apparenti, le credevo certe, radicate ma poco dopo non ci son più. Poi il sole ritorna dal suo viaggio nelle tenebre, energia che ritorna, che si sposta incanalandosi nelle giuste vie. Tutto è a posto, non disperare, verranno tempi migliori ma non potrai mai farmi cambiare idea: il lavoro rovina la vita, inutile prendersi per il culo e non solo quello. A volte non ho proprio voglia di fare niente d’impegnativo ed allora cazzeggio che, bene o male, è diventato lo specchio di me stesso dove rifletto la mia anima ed i miei interessi multipli che a dir bene non interessano a nessuno, ma non m’importa se non ho una folla ad acclamare, meglio pochi e boni o addirittura soli che male accompagnati. La follia che ha guidato la stesura di questo post sta terminando o è il folle post che non ha più energia…ma sta terminando, comunque.

Carlo Becattini

Annunci

La gattina

La gattina ruggisce
come una leonessa,
sguardo fiero da saggio,
malefica, da animale selvatico.

La via soprannaturale è aperta
e non sei neanche nera.

Nel grigiore del tuo bianco
riconosco i segni del tempo
assieme trascorso che
non ce ne siamo accorti
ed eccoci qui, vecchi.

La tua voce gracida,
rimarca il disappunto,
alla fine non sei così
animale come sembri.

Carlo Becattini ©

Ballerina n°2

Ballerina in calzamaglia nera,
ameba sintetica che pulsi
sul confine tra pubblico e privato,
se fossi nuda la tua posa
sarebbe altamente oscena,
se fossi sola saresti di pietra
o di bronzo come una scultura
o una fusione oppure di gesso
ed io sarei pioggia
e ti scioglierei tutta
su quella soglia
posta al confine
tra l’asfalto
ed il parquet.

Carlo Becattini ©

Il mistero

In te è racchiuso il tuo mistero
sei fatta per contenere e
per ragionare in termini di dentro
così tutte le madri prima di te.

Sai che non possiamo essere uguali
io non ho un mistero
sono fatto per essere contenuto
l’esteriorità è la mia ragione.

Ti osservavi curiosa
io più di te vivevo negli occhi
per cercare di capirti
di afferrare quel mistero
per iniziati che mi sfuggiva.

Non siamo fatti per durare
ma siamo le facce
della stessa moneta
quella che spende la Natura
per continuare a vivere.

Carlo Becattini ©

La ballerina

Davanti ai binari
della ferrovia
c’è una ragazzina
seduta sulla soglia
che si nasconde
dentro la calzamaglia.

Tra canne di bambù
lungo il pendio scoscese
esplosioni rosse di papaveri
e ondate d’erba e vento
ecco il treno sferragliare
il suo carico di anime.

Lungo i binari della ferrovia
rabbrividisco di vento
lontano il fischio del treno
vicino la tua calzamaglia
vuota di te e di danza
che guardo ma non vedo.

La ballerina s’alza
parla con passo svelto
come se il suo corpo
fosse una bocca avida
di parole tenute dentro
e sorrisi mai espressi.

Davanti ai binari
della ferrovia
ci sono io, in cammino
cavalco pensieri e ti guardo
di sfuggita come quel treno
ed ora ignoro il tuo viso.

Carlo Becattini ©

Grazie Dora

2017-07-29 Grazie Dora

Grazie Dora per avermi dato l’opportunità di ascoltare, con grande emozione, la mia poesia “Leggimi” nella puntata speciale di “Radio una voce per un aiuto” – Le vostre poesie -.(http://www.spreaker.com/user/dora/puntata-speciale-le-vs-poesie-luglio-201).
La poesia si trova a due minuti e dieci secondi circa dall’inizio.

Un ringraziamento particolare anche al tuo collega Lorenzo che ha declamato egregiamente la poesia il cui testo è leggibile sul mio blog “Poesie Stralciate” (https://poesiestralciate.wordpress.com/2017/07/16/leggimi-2/)

Carissima Dora, detto questo approfitto del post per invitare i blogger che mi seguono a venirti a trovare presso “Il mondo di Dora Millaci” perchè da cosa nasce cosa. (https://newsdoramillaci.wordpress.com/)

Un abbraccio
Carlo

(Non vorrei dirlo, ma questo post sostituisce ogni eventuale condivisione, reblog, download o chissà che altro avrei potuto fare se solo mi fosse riuscito… 🙂

Andante con moto

Sto ascoltando Franz Schubert, andante con moto dal Trio per pianoforte, violino e violoncello in mi bemolle maggiore op.100 D929 … che titolo esagerato! Quando l’ho ascoltato alla radio e mi è piaciuto, ho atteso con attenzione la fine dell’esecuzione pronto a mandarne a memoria il titolo … col cavolo … mi è rimasto in mente solo “Schubert D929” direi molto sintetico ma, indispensabile per rintracciare il brano su internet. Eccomi qui mentre scrivo, nella stanza s’intrecciano le note dei tre strumenti e la mia mente si suddivide in tante parti autonome, distinte: c’è quella che mi ricorda l’interminabile corteo di anarchici che è sfilato oggi pomeriggio per le vie del centro, le loro urla rabbiose, gli striscioni neri, il buio del tardo pomeriggio … tutto inquietante, lampeggiato dalle scritte rosso sangue, dalle bandiere, dal senso delle parole scandite dai manifestanti … che non avevano un senso per me intento a scegliere un libro tra gli scaffali della libreria. Un’altra parte della mia mente è intenta a riflettere sul bel film che ho rivisto ultimamente, Lezioni di Tango di Sally Potter. Lo guardo e lo riguardo, emozionato sopra tutto quando ci sono le scene di ballo, quando i protagonisti si muovono insieme interpretando la musica coi movimenti dei loro corpi, due parti complementari che si intrecciano nei movimenti e nelle emozioni. Nel trasmettermi queste emozioni mi esalto, li invidio. Invidio la loro sensualità, la loro bravura, il saper ballare rendendo aggraziati, decisi ed appropriati i loro movimenti. Che momenti indimenticabili, li invidio perchè non ne sono capace o forse perchè non ho mai provato. Invidio la muta intesa che si crea tra l’uomo e la donna che li rende capaci di creare qualcosa di bello, abbracciati l’uno all’altro, registi di se stessi, inevitabilmente uniti nei sentimenti anche se dovesse trattarsi di puro “lavoro”. Questo film mi appaga, mi da un senso di serenità.

Pensavo veramente di finirla qui ma voglio farlo con una poesia il cui contenuto non c’entra niente col contesto del post (c’è un contesto?) e neanche con l’attuale stagione. C’è stato un tempo, molto tempo fa, che ero innamorato perso di una ragazza. Eravamo molto giovani entrambi e la nostra storia si è protratta tra alterne vicende per svariati anni. Stavamo insieme principalmente nel periodo estivo, in agosto, al mare, perchè era là che lei abitava, perchè era là che io andavo a trascorrere le vacanze. Poi agosto finiva, le giornate cominciavano ad accorciarsi, la sera cominciava a fare freddo e noi sapevamo che era arrivato il momento della separazione. I primi di settembre si apriva la caccia e suo babbo che era un cacciatore non vedeva l’ora di sparare. Tornavo al mare nei fine settimana di settembre e tutti insieme ci trovavamo per gustare piatti a base di polenta e uccelli. Questa la pura realtà. La poesia invece sta un gradino più su ed è carica di atmosfera, sensazioni, colori, odori, nostalgia e rimpianto, eppure racconta la stessa storia, una storia di cui soltanto io conosco tutti i dettagli, una storia che ho vissuto e che le poche parole messe insieme tanti anni dopo mi danno la forza per andare avanti, anche se con un occhio al passato. La prima metà della poesia si svolge nel tempo attuale fino ai colpi di fucile (tutto ciò è reale), il suono degli spari mi porta indietro nel tempo al ricordo di lei e di tutti quei mesi passati di settembre, un anno dopo l’altro, fino ad oggi.

Cielo coperto, nebbia,
bruma
filtrano il sole,
la sua luce diventa mistica
tutto si ammanta
di chiarore e grigiore
umidità e meraviglia.
Sarà una bella giornata.
Un colpo
poi un altro
scoppi di schioppi
e mi torni in mente
come tutti i miei primi
giorni di settembre
quando lasciavo
alle mie spalle
giovinezza e amore
per andare nel futuro
a rimpiangerli.

Carlo Becattini

Il bacio all’ombra del glicine in fiore

 

Ciao. T’invito all’ombra del glicine. Il suo colore è quello della nostra città. Vieni, sediamoci qui, c’è una panchina che sembra sporca ma è solo scolorita e le scritte a pennarello testimoniano un’amore di passaggio. Alza gli occhi, vedi come sono belli questi grappoli violacei e senti come inebria il loro profumo. I rami si attorcigliano ed afferrano il pergolato quasi con violenza, con quella forza che solo la natura sa mostrare con naturalezza. Stanno spuntando le foglie e presto copriranno tutto di verde per proteggerci dal sole. Appoggiati a me e pensa a com’è bello vivere di respiri e folate di vento. Ci guardiamo negli occhi, le tue pupille lentamente si dilatano ed in esse scorgo le mie che hanno lo stesso movimento di fiducia nell’altro, rinnovando quest’amicizia. Un uccellino si posa sul ramo, l’osserviamo compiaciuti poi cinquetta e se ne va saltellando. Che belli i colori del petto e del becco. Dammi la tua mano che ti lascio la mia ma stai tranquilla è solo un prestito, te la rendo subito … così giocavano i due bambini, lui calzoni corti e lei gonnellina rosa, lui calzini calati e lei scarpette con l’occhio, lui ciuffo ribelle e lei trecce sbarazzine, mano nella mano guardavano la vita attorno a loro dipanarsi come un gomitolo di lana che cade dalle ginocchia della nonna e ruzzola via incontrollato sul pavimento. Ti ho baciata nel sogno, eri ninfa dei boschi genuflessa sulla riva del lago a specchiarti nell’acqua fredda tra una pianta acquatica ed un desiderio ricorrente. Ti ho baciata nel sogno mentre seduta sulla barca immergevi un braccio nell’acqua tiepida ed al calore del sole ti lasciavi andare al desiderio. Ti ho baciata in piedi su quella roccia a precipizio sulla scogliera, entrambi pronti a spiccare il volo, a saltare giù verso l’abisso blu per aprire le ali come fossimo maghi e andare via. Ti ho baciata mentre ti guardavo negli occhi, mano nella mano, seduti su quella panchina, sai, quella sotto il glicine carico di fiori, quella su cui due innamorati di passaggio hanno scarabocchiato i loro nomi ed una data tanto tempo fa. Ti ho baciata mentre eri solo un ricordo. Ti ho baciata mentre non c’eri. Ti ho baciata ma non ero io quello, perchè ci vuole del coraggio per essere felici.

Carlo Becattini

L’attimo colto

Quante volte hai esalato
l’ultimo respiro
sul tuo corpo sudato.
Estate greve di sole
avara d’amore.
Contro il tronco sospinta
dal desiderio impaziente
e nella fretta scordare
l’educazione buona
del gentiluomo che non
infila la propria lingua
nella prima bocca che si offre
ma lentamente circuisce
ed infine in lei sprofonda
anzi dolcemente affonda,
attimo colto ed afferrato
che ancora volava stremato.

Carlo Becattini ©

Come assenzio

Chiudo gli occhi e ti libero,
dolcezza d’animo,
quiete di lago che sciabordi
le acque su floreali coste
innanzi a quei monti
dalle innevate cime,
ti colsi fiore multiforme
e ti adagiasti sul pelo
dell’acqua a corolla aperta
come una ninfea esperta.

I tenui colori, il lieve
profumo, furono assenzio
per i giovani sensi e
mi persi nel buio del
ricordo, nella penombra
di un’anima che vive
dietro le pupille
e ti osserva
e tace.

Carlo Becattini ©