Evocarti

Forse è sbagliato ma
ho sepolto l’ascia di
guerra nella terra che
non conosce rancore.

Aggiusto il mio scalpo
che ti pende al fianco,
sai bene che li ho avuti
anch’io tutti quei riccioli.

Passa di mano il calumet
ma forse è un narghilè,
un cobra serpente
a cui mordiamo la coda.

Brilla alone di luna,
d’acqua di lago,
bagnata, grondante,
urla il licantropo
il richiamo animale,
desiderio sanguigno di
possesso e forme da
soddisfare.

Ulula quanto ti pare
amico mio, non ti
ucciderò.

T’amo fantasma
evanescente della realtà,
del ragazzo che guarda
al futuro spalancato
come cosce larghe da maiala
in cui non vedi niente
se non paura e ignoranza.

Mi afferro al tuo velo
e ti stringo,
so che sei visione,
ti annuso,
profumi di buono.

Mano nella mano,
bocca sulla bocca,
nella lingua l’arcano,
desiderio dei sensi ma
nei sensi l’abbaglio
dell’attimo che baratta
l’amore con la resurrezione,
l’apparire con l’essere
e il divenire.

Ti amo così come sei,
lascia cadere quelle vesti
evanescenti che pari
un’apparizione evocata
d’istinto tra l’urlo
ed il pianto.

Pudore, pudore lascia
cadere, fammi vedere
lattee carni opalescenti
per cibare un desiderio
d’anima spogliata.

Carlo Becattini ©

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2 pensieri su “Evocarti

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