Irremovibili

(14 aprile 1977 – n° 398)

Sotto il sole del nuovo giorno
l’inganno mi prendeva.

Poteva essere stato ieri
un giorno di pace?

Lieti abbiamo camminato
sul lastricato dei marciapiedi
consumando tutto il mattino.

Sembrava un giorno nuovo.

Guardandoci negli occhi
abbiamo visto la nostra stupidità
ma non abbiamo fatto alcun gesto
che ci potesse salvare.

© Carlo Becattini
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Alterazioni

(14 aprile 1977 – n° 397)

Alterato nell’anima e nel cuore
mostravo il mio lato esteriore
vestito di calma e serenità fasulle.

Sulla soglia del cancello
ti lasciai, per non seguirti;
non stavo al tuo gioco.

La rabbia cancellava la ragione
mentre i passi mi portavano via
lungo le strade della mia città.

Poi l’ira sbollì sul pensiero di te.

– Sei già qui? –

Ancora una volta l’ironia avanzò
armandoci sulla difensiva
con dure frecciate distaccanti.

© Carlo Becattini
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Cose private

(14 aprile 1977 – n° 394)

Potrei parlare di te,
raccontare cose splendide,
descriverti nella tua bellezza,
parlare di noi,
ma le parole che andrei a cercare
sarebbero false, le frasi stupide,
le gioie provate terrei per me.

La nostra vita
non è degna di essere scritta,
ci sarà sempre qualcuno
pronto a criticarla e schernirla.

La vita è solo nostra,
le gioie e i dolori
nascono e muoiono
in noi, con noi.

© Carlo Becattini
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Provocazione

(12 aprile 1977 – n° 393)

Stare lì a guardarti
come un idiota
mentre dormi.

Starai fingendo?

Vorrei gridarti
di aprire gli occhi,
di fare un cenno.

Dimmi almeno una parola.

Te ne stai quieta e silenziosa,
distesa sul divano
e mi fai un’immensa rabbia.

© Carlo Becattini
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Escrementale

(11 aprile 1977 – n° 392)

Ma cos’è la vita?

Solo un’immensa stroncatura forzata,
insomma: una stronzata!

Non cantarmi più di Margherita,
non voglio più sentirne dell’Incontro,
amori lasciati, cantati, finiti.

Questo è il problema,
vita di stronzi e merde,
io la canto come fosse
il tesoro più caro al mondo.

Luride sporche emozioni,
quelle che la vita sa dare.

Così cantiamo il nostro schifo,
viviamo con falsità tutta la vita
sperando di sopraffare il prossimo.

Forse non la capisco ma la vita è in me,
non posso ribellarmi contro di lei.

L’unica soluzione sarebbe un colpo in testa,
non frutterebbe come atto di coraggio,
ma di immensa vigliaccheria.

Rifuggire la realtà,
si può fare,
ma cosa sarà il futuro, l’immenso,
l’aldilà?
per cui continuo a parlare di quanto
sia schifosa, di quanto la vita abbia
un sapore escrementale.

E così negli escrementi da me stesso
prodotti, affogo i turpi dolori,
e rido al domani,
e rido al passato,
e rido al presente,
e rido a me stesso,
e rido alla gente,
sputando le mie immense parole
che forse a voi non dicono niente,
e continuo a cantare un mondo disfatto
dove il dolore vive da sempre.

Viviamo la nostra vita e
ridiamo in faccia alla gente,
sputiamo negli occhi di chi piange,
la tristezza non esiste se il sorriso
ci prende totalmente,
perché un sorriso non può
essere solo felicità,
ma anche amarezza della più
profonda.

© Carlo Becattini
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Tentar non nuoce (a volte)

(06 aprile 1977 – n° 391)

Hai mai pensato,
dopo quel gesto estremo,
come sarebbe stato
non esser più qui.

Silente, in fuga
dalla vita fugace,
senza vita
e senza dolore.

Pensa solamente al sole,
all’attesa del tramonto,
senza, che squallore,
senza, come fare?

Respirare a pieni polmoni
aria primaverile di odori,
natura eccitata di colori,
euforia di essere vivi.

Fuggiamo i pensieri di morte,
dobbiamo vivere,
prendere la vita come viene,
non è così facile morire.

Siamo equilibristi sul filo,
pronti a tutto, pur di andare
oltre il baratro, senza cadere.

Dobbiamo vivere,
ma è così difficile farlo.

© Carlo Becattini
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