Ancora una volta

(28 febbraio 1977 – n° 389)

Ti penso.

Cosa stai facendo?

Sto cercando d’immaginarti,
adesso.

Dormi?

Forse stai dormendo già,
o pensi a domani,
agli amici.

Io
ti scrivo,
ascolto un disco
prima di addormentarmi
per affrontare un altro domani.

Le parole della canzone
mi affliggono,
feriscono.

Sono parole d’amore,
sono storie felici
di momenti felici
per me morti.

Tutto questo non ha valore,
dovrei riuscire a dimenticarti
per sfuggire alla malinconia
che mi rende estraneo
persino a me stesso.

La notte è profonda,
tutti dormono,
la luce rischiara il mio foglio
e lei canta storie d’amori nati,
d’amori morti.

Rispondimi,
parlami,
a cosa pensi?

Non te ne importa niente?

Urlamelo in faccia,
dimmi che mi odi,
dimmi che mi ami,
dimmi ciò che ti pare
ma non restare così passiva.

Mi smonti.

Stai già dormendo, vero?

Ti ho annoiata con questi discorsi.

Ecco, resta così,
immobile nel sonno,
lascia che la testa sprofondi nel cuscino.

Lasciati andare all’oblio del sogno,
quello necessario
per fuggire dalla realtà.

Ricordi quel giorno di saluti
e baci frettolosi?

Dov’è andata a finire felicità?

Il futuro è angosciante,
cosa avrà in serbo per me?

Cerco d’immaginarlo,
ma sono solo parole,
soltanto parole.

Poi un giorno arriverà, travestito da addio,
per separarci, per allontanarci,
per sempre.

Devo salutarti,
le palpebre stanno chiudendosi,
il sonno è inevitabile.

Dormi amore mio,
tra poco sarò con te,
ancora una volta,
forse l’ultima.

© Carlo Becattini
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