Primavera

(05 aprile 1977 – n° 390)

E’ primavera,
tutto si rinnova,
sorride alla vita.

Son belli
i tenui colori
a ravvivar la terra.

Ci abbracciamo
nuovamente in fiore,
sorridendo alla vita.

© Carlo Becattini
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Ancora una volta

(28 febbraio 1977 – n° 389)

Ti penso.

Cosa stai facendo?

Sto cercando d’immaginarti,
adesso.

Dormi?

Forse stai dormendo già,
o pensi a domani,
agli amici.

Io
ti scrivo,
ascolto un disco
prima di addormentarmi
per affrontare un altro domani.

Le parole della canzone
mi affliggono,
feriscono.

Sono parole d’amore,
sono storie felici
di momenti felici
per me morti.

Tutto questo non ha valore,
dovrei riuscire a dimenticarti
per sfuggire alla malinconia
che mi rende estraneo
persino a me stesso.

La notte è profonda,
tutti dormono,
la luce rischiara il mio foglio
e lei canta storie d’amori nati,
d’amori morti.

Rispondimi,
parlami,
a cosa pensi?

Non te ne importa niente?

Urlamelo in faccia,
dimmi che mi odi,
dimmi che mi ami,
dimmi ciò che ti pare
ma non restare così passiva.

Mi smonti.

Stai già dormendo, vero?

Ti ho annoiata con questi discorsi.

Ecco, resta così,
immobile nel sonno,
lascia che la testa sprofondi nel cuscino.

Lasciati andare all’oblio del sogno,
quello necessario
per fuggire dalla realtà.

Ricordi quel giorno di saluti
e baci frettolosi?

Dov’è andata a finire felicità?

Il futuro è angosciante,
cosa avrà in serbo per me?

Cerco d’immaginarlo,
ma sono solo parole,
soltanto parole.

Poi un giorno arriverà, travestito da addio,
per separarci, per allontanarci,
per sempre.

Devo salutarti,
le palpebre stanno chiudendosi,
il sonno è inevitabile.

Dormi amore mio,
tra poco sarò con te,
ancora una volta,
forse l’ultima.

© Carlo Becattini
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Carnevale

(20 febbraio 1977 – n° 388)

E’ domenica,
l’ultima di carnevale,
giorno infausto

dove ognuno maschera
l’amarezza della vita
dietro lo stupido scherzo,

senza rendersi conto
che tutto acquista
un sapore amaro.

Com’è difficile vivere.

© Carlo Becattini
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Per le strade

(30 gennaio 1977 – n° 387)

Cammino tra la gente
che ha vissuto la vita.

Cammino tra la gente
che deve viverla.

Cammino tra la gente
che deve nascere.

Cammino tra la gente
che già è morta.

Cammino per le strade
della mia città,

tra tutta questa gente
che mai trova un momento

per donare un sorriso,
una parola amica.

Maschera sul viso
prosegue il cammino
incurante del passante.

© Carlo Becattini
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