Le mie lacrime di pensieri

(05 novembre 1977 – n° 415)

Sono triste, solo,
sto piangendo e ti penso.
Vorrei averti accanto a me,
guardarti, parlarti,
carezzarti i capelli,
tenerti per mano,
ballare con te,
adagiarti sul letto, baciarti, spogliarti,
carezzarti tutta, amarti.
Era bello fare l’amore con te
vivere con te.
Qui c’è solo il tuo ricordo
e la rabbia di averti persa.

© Carlo Becattini
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L’errore più grande

(23 ottobre 1977 – n° 414)

Dico a me stesso
che è tutto finito,
ed è vero,
ma non voglio convincermi
per cui sempre spero.

L’errore più grande
è non riuscire a dimenticare.

Sei la mia speranza,
la mia forza,
il mio dolore.

© Carlo Becattini
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Vorticando

John Lavery - Anna Pavlova - 1911
John Lavery – Anna Pavlova – 1911

Una volta tanto tempo fa
giravo su me stesso
in verticale sullo stesso asse,
la realtà si scioglieva nel movimento,
diventava azione, coinvolgimento.

Una volta tanto tempo fa
aprivo le braccia di forza centrifuga,
le lasciavo andare sul vorticare
del mio girare in verticale.

Bruscamente mi fermavo,
le braccia ad abbracciarmi
come si abbraccia una vite spanata,

poi traballavo rompendo l’equilibrio,
tutto vorticava sul passo da ubriaco
poi a terra fermo e lungo finivo,

osservavo il cielo girare ancora
e ridevo come un pazzo che ha visto
il Paradiso anche solo per un attimo.

Firenze, 28 aprile 2019

© Carlo Becattini
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Sei l’immagine del mio dolore

(23 ottobre 1977 – n° 413)

Gli sguardi significavano amore,
ora solo amicizia.

Le passeggiate erano amore,
ora solo passeggiate.

Stare insieme era ancora amore,
adesso è parlare.

Scriversi era amore,
adesso un biglietto di auguri.

E’ per tutto ciò che ti cerco
e quando ti trovo
me ne vado.

La gioia di vederti è grande
ma la tristezza di averti rivista
è ancora più grande.

© Carlo Becattini
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Piangerai

(23 ottobre 1977 – n° 412)

Non andare a ricercare
le emozioni passate,
l’amore consumato,
le parole non dette,
le carezze più forti,
gli sguardi intensi,
gli abbracci sospesi,
le fughe di falsa ingenuità,
te stessa.

Per avere l’animo ferito,
per essere pervaso dall’amarezza,
per roderti nel dolore
senza capire,
non darmi retta
e fai tutto l’opposto
di ciò che è scritto.

Piangerai.

© Carlo Becattini
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Il tuo coltello tra i miei capelli

(23 ottobre 1977 – n° 411)

Mi piaci,
mi piace tutto di te,
quando parli, ridi, pensi.
Mi piaci quando ti svegli
tutta arruffata,
quando te ne vai arrabbiata.
Mi piaci quando passi delle ore
a truccarti
senza capirne il perché.
Quando te ne stai sola
sotto il sole,
quando leggi,
quando mi fai arrabbiare.
Mi piaci
Mi piace tutto il tuo corpo
tutta te stessa.

Mi piaci
ma tu non sei una donna
non hai cuore
non sei umana,
tutto per te è calcolato,
manipoli cause ed eventi
spettatrice colpevole.
Il tuo coltello ha una lama psicologica
che fa più male del dolore,
uccidi più della morte stessa
e per questo ti odio.
Mi fai schifo.

Mi piace il tuo cadavere sul catafalco.
Mi piace il silenzio della tua voce.
Mi piace il tuo vuoto nella mia mente.
Mi piace la tua assenza.
Finalmente non potrò cercarti più.

Però mi piace cercarti
trovarti
vederti.

Mi piaci perché ti odio,
ti odio perché mi piaci.

© Carlo Becattini
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Pensieri spiaggiati

(23 ottobre 1977 – n° 410)

Sabbia,
tutto attorno a me
è solo sabbia.

Barche corrose dal mare
muoiono sulla riva.

Dolcemente l’acqua
si ritira e avanza
con monotonia ondulatoria.

Con distacco osservo
una piccola figura
che si bagna,
vicina a me in tutto
ma lontanissima di una vita.

Un filmato mnemonico,
ma è realtà.

Perché mi guardi così?

Oh, niente, stavo pensando.

© Carlo Becattini
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