La fine

(23 ottobre 1977 – n° 409)

Per quante volte ancora
dovrò vivere
portando con me
il pesante fardello della falsità?

Ogni giorno è nuovo e
l’amarezza di un passato morto,
finito,
accarezza il mio animo.

Perché ostinarsi ad inventare
una ironica gaudente felicità?

Eppure ne rido
ed il mio riso si fa sempre più amaro,
i miei cambiamenti improvvisi d’umore
ne sono la prova.

Tutto inutile … è la fine.

© Carlo Becattini
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Antichi castelli

(17 settembre 1977 – n° 408)

Immaginate quelle grandi
stanze di antichi castelli,
l’odore di antico,
l’aria statica,
fredda.

E’ bello accucciarsi
in un angolo della stanza
e sentirsi piccoli nella sua grandezza.

Stringersi al petto le ginocchia e
con gli occhi spaziare ogni
superficie murale.

Ragnatele lentamente oscillano
nel freddo che arrossa la pelle,
il brivido corre sulla schiena
e chinando la testa
il passato si fa presente.

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Vita

(06 settembre 1977 – n° 407)

Parole,
abbracci.

Quanti bei discorsi
sulla vita.

Sulla morte.

Amarezza del vivere.

Parliamo di noi
e degli altri.

Di come siamo.

Vita,
che passi come un languido spasimo,
portami con te,
fammi dimenticare
e rinascere.

Voglio vivere la mia vita.

© Carlo Becattini
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Lacrime

(04 luglio 1977 – n° 406)

Un attimo:
momento letale
per la vita che finisce.

Rito umano
tra tenebra e chiarore.

Cero acceso,
tremulo bagliore.

Lacrime
sulle rughe del volto,

lacrime
nelle pieghe del fazzoletto,

lacrime
a bagnare il dolore.

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Foglie secche

(03 luglio 1977 – n° 405)

Foglie nell’eterno,
miriadi di folgori lontane,
non restare a guardarle cadere.

Stelle si spengono,
come meteoriti fuggono nel vuoto,
non tentare di fermarle,
con loro ti trascineranno.

Il cielo è ormai privo di vita,
la terra l’ha accolta dentro se,
ora ne è parte integrante.

Foglie secche,
appassite,
il vento, il tempo trascorso,
e le ritrovi ai tuoi piedi, inermi.

Cadono senza accorgersene,
e lo sgretolarsi, marcire,
il loro destino.

Anche gli uomini muoiono
senza rendersene conto,
poi piangono
ed in seguito dimenticano,
ma nuovamente muoiono
come foglie secche.

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L’amore fugace

(19 giugno 1977 – n° 404)

Cullati dalle onde,
in un attimo
ci siamo abbracciati,
baciati,
e abbiamo riso
felici di aver riposto
ogni pensiero,
vivo,
fino ad un attimo fa!

Ci guardavamo negli occhi
e pensavamo la stessa cosa,
ma in un momento
abbiamo distrutto le pareti
che ci separavano.

Ora siamo soli,
insieme ad amarci.

E’ stato come in un sogno,
poi sei partita.

Una parentesi gioiosa di una giornata
felice.

L’amore fugace passa come il vento
ma nel suo passare tutto fiorisce.

© Carlo Becattini
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Pazzia

(14 giugno 1977 – n° 403)

Si dice che il genio porti alla pazzia.
Se è così, voglio gridarlo
con tutto il fiato:

sono un genio,
anelo alla pazzia,
voglio andare al di là
oltre i limiti della normalità.

Morire d’esaurimento
in una delle tante crisi,
ucciso dal futuro
e dalla paura.

Piangono gli occhi,
afflitto è il cuore,
debole la mente.

Con la realtà mi scontro
nell’urlare la mia libertà
e cado, muoio, stremato.

Rimpiango l’assenza
dell’amore,
della comprensione,
la tua.

La felicità è coscienza,
sarò il mio fine,
sarò me stesso,
finalmente.

© Carlo Becattini
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