Mutamenti

(17 dicembre 1979 – n° 446)

Il tempo passa,
diventiamo sempre più seri.

Scherzi e risate assenti
dai nostri volti preoccupati.

Lentamente cambiamo,
diventiamo vecchi.

Il bel tempo se ne va
e ne sono molto dispiaciuto.

In certi momenti vorrei tornare indietro
a quando ero più felice.

Ma così è la vita:
il passato, se pur ignoto,
è sempre migliore del presente.

© Carlo Becattini
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Un insieme di cazzate

(14 dicembre 1979 – n° 445)

Non starò a dirti che
sono nuovamente a pensarti,
non ti dirò che ripenso a noi,
al nostro passato,
tutto ciò è morto e sepolto.

Ma voglio rivederti ed amarti
perché qui si muore di rabbia,
si urla di solitudine.

Non starò a dirti che
un tempo eravamo felici,
non ti dirò che ridevamo dei nostri anni,
la nostra ingenuità.

Ma proviamo ancora una volta
non tutto è perduto,
amiamoci
e buttiamo via il passato.

© Carlo Becattini
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Il dono del corpo

(13 dicembre 1979 – n° 444)

Ti ricordi di me?

E’ passato tanto tempo dall’ultima volta.

Eravamo lì dentro (e non lo sapevamo)
nell’eterno silenzio (il nostro mondo)
a guazzo, felici.

Non avevamo pensieri,
non sapevamo di essere.

Ricordi i bei momenti insieme?

Sai, adesso posso dirti con certezza
che convivemmo per nove mesi,
per come misurano il tempo gli uomini;
ma noi allora non sapevamo
cos’era il tempo.

Giocavamo ed eravamo felici, poi
accadde qualcosa di sconvolgente:
non eravamo più immersi nel buio,
non ci rotolavamo più.

Ricordi che vedemmo quella strana cosa?
Era la luce.

Era la vita.

Come dicono qui: nacqui!

© Carlo Becattini
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La caduta

(10 dicembre 1979 – n° 443)

Ho perduto tutta la mia poesia
ed il romanticismo è morto
lasciandomi solo sensazioni
d’amarezza e rimpianto
ma anche il rimpianto è morto
e l’amarezza non so più cos’è.

Vivo e per ciò posso muovermi, pensare,
ma forse anche il pensare è morto
e non resta altro che la vita,
la pura e semplice vita,
solo la vita,
ma non mi basta.

Ho perduto tutto il mio passato
che allora odiavo
perché volevo essere una persona diversa;
ora che sono cambiato rimpiango quel passato
e non so come fare per tornare indietro,
per essere come prima,
col mio carattere esageratamente romantico,
sempre estraniato dalla realtà
ma così pieno di poesia e di sentimento
da farmi sentire veramente me stesso.

© Carlo Becattini
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La ballata del caprone e della capretta (entrambi maggiorenni e consenzienti)

(10 ottobre 1979 – n° 442)

Voglio cantarti oh damigella
dell’amore che un dì trovai
in una capretta sperdutella
nel bosco incantato che tu sai.

Ciecamente mi seguì
e via di là io la portai
fin nell’oscuro maniero di Raghì
gioia e vanto degli avi miei.

Spogliati spogliati mia dolce capretta
lascia cadere le vesti che hai,
sbottona così la tua camicetta
e fammi vedere i seni che hai.

Sciogli tranquilla i lunghi capelli
falli confondere con la peluria che hai,
sfila le calze senza fare saltelli
c’è tanta carne in attesa lo sai?

Vieni vieni mia dolce capretta
lasciati stendere sul letto che ho,
piano piano la mano accarezza
il corpo fremente che poi monterò.

Come caprone ti prenderò
e sul collo ti morderò,
senza respiro ti lascerò
per riprenderti poi fra un po’.

Eccomi eccomi ferma così
che già in te io ora sto
bela bela ancora così
che dentro di te mi scioglierò.

Finisce così oh damigella
la ballata di un caprone
che un giorno una bella
capretta si montò.

© Carlo Becattini
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Progresso e dintorni

(01 maggio 1979 – n° 441)

Mi sorprendo spesso a pensare dove ci porterà tutto il nostro “grande progresso”.
Ci renderemo conto che di scoperte, invenzioni strabilianti, etc. ce ne saranno a migliaia, sfornate ogni giorno con una sempre maggiore foga per arrivare più avanti, più in alto, per dove mi chiedo, dove vogliamo arrivare, che non sappiamo nemmeno gestirle.

In attimi di follia vorrei essere nato nel futuro.
In attimi di vigliaccheria rimpiango di essere nato nel presente.
In attimi di sicurezza vorrei essere nato nel passato.

Ciò che mi turba è la mia nascita:
prima non esistevo, non c’ero, non sapevo nulla del mondo,
dov’ero? dov’ero mi chiedo.
Ed ora sono qui, ragiono, scrivo, parlo,
mi muovo, esisto, e poi?

Mi preoccupo troppo di tutto,
sarà un bene o un male?

Ad ogni modo devo tenermi bene
fissi in mente i miei propositi
e cercare di realizzarli e rispettarli.

Tutto il resto non conta.

© Carlo Becattini
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Curando l’anima

(21 gennaio 1979 – n° 440)

La mia compassione è per te
sopraffatta e quasi annullata
dal falso amore che ti circonda.

Volontà altrui ti comanda
e più tu,
non sei.

Vorrei solo incontrarti,
una volta ancora,
per smaltire con te il rimorso
che mi attanaglia il cuore.

Pensiero assillante
nel tuo ricordo felice.

Scusami per tutto,
ricordami per sempre.

© Carlo Becattini
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Il rimpianto

(15 dicembre 1978 – n° 437)

Nuovamente mi trovo a
rimpiangere il passato
come a suo tempo facevo
e nulla è cambiato.

Anche in passato
rimpiangevo il passato
è sempre la solita storia
non sono cambiato.

La mia vita passata
è stata un rimpianto.

Quella futura?
La trascorrerò in un rimpianto.

© Carlo Becattini
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