L’ultimo giorno

(03 novembre 1978 – n° 436)

Quando verrà l’ultimo mio giorno,
e so che verrà
in un futuro interrogativo,
me ne andrò in silenzio,
in punta di piedi
per non disturbare chi nascerà,
per lasciargli così,
piena illusione di avere qualcosa
da fare nel suo domani.

Che delusione accorgersi della
propria inutilità.

© Carlo Becattini
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Anatema

(12 settembre 1978 – n° 435)

Questo lurido mondo
non è degno di leggere
neanche una sola parola.

Troppe persone stupide,
facili prede di sentimenti
ed emozioni.

Stolti cervelli ottusi
rincoglioniti dagli anni,
ormai non vi aspettano
che tristezza e morte.

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Vent’anni

(08 settembre 1978 – n° 434)

La mia carta, ormai, giunge soltanto
per portare poche righe di auguri
in nome di venti anni già spesi nel tempo,
e se bene o male non sta a me giudicare.
E’ la gioia che inizia,
ed in particolare questa è grande,
ma ancora più grande
è la tristezza del passato,
i rimpianti, i rimorsi,
venti anni,
i tristi venti anni,
i soli venti anni,
che squallore,
ancora venti,
e poi venti,
e venti
e …

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Il banchetto

(26 agosto 1978 – n° 433)

Venite popolani,
pranzate al mio banchetto,
i giullari allieteranno il vostro tempo.

Dame, messeri, tenutari e signori
accogliete l’amichevole invito,
pranzate con me.

Le grandi portate di cacciagione,
fagiani e porchetta ingrasseranno i
vostri stomaci grinzosi.

Venite damigelle, femmine nubili,
vergini, maritate,
venite al mio banchetto,
che tanta carne per voi freme nell’attesa,
le nostre calzamaglie si gonfiano di piacere
nell’attesa delle vostre vesti umide.

Pranzate con me popolani,
divertitevi al mio desco,
fatevi onore nelle orge che verranno,
saziatevi e ridete.
Venite al mio pranzo.
accorrete al mio banchetto.
gioite.

© Carlo Becattini
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Il Re

(26 agosto 1978 – n° 432)

Nel clangore di trombe vessillifere
torna colui che in terre lontane andò
per combattere l’astioso nemico.

Popolani, signori, vassalli, cenciosi,
accalcatevi alle porte del castello.
Donne, damigelle, povere donne, paggetti,
acclamate il vostro Sire che torna al suo popolo.

In sella al destriero, bianco come il suo destino,
tutto bardato a festa con i finimenti dorati,
giunge con passo fermo colui che tutto
protegge con la pesante armatura.

La celata calata sul volto
ed il cimiero con luce di sfida
ornano le possenti mani provate da dure lotte
che con sacrificio stringono nella loro morsa
il fulgido spadone e lo squassato scudo.

Avanza così tra la sua gente
mentre i vessilli sventolano in alto
e migliaia di zoccoli pestano il suolo
per lui ormai passato.

Il Re è giunto,
il Re è tornato!

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La speranza

(26 agosto 1978 – n° 431)

L’uomo nella bara non si svegliò,
le antiche valchirie che danzavano con lui
sono ormai perdute nel regno dei morti.

Il ritorno della speranza …
(ma può tornare, dopo che è morta?)
sempre lontano è dalla mente.

Forza, prendimi tra le tue braccia,
fa che ciò che vive in me
possa destarsi un giorno
e risorgere a furor di popolo.

Ancora giullari al mio sepolcro,
ove giaccio gelido,
cadavere in putrefazione.

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Accusa fondata

(19 giugno 1978 – n° 429)

Sono stato accusato di avere amato
e tutte le prove mi erano contro.

Mi è stato detto che tutto è finito
e che dovrò scontare una lunga pena.

Troppo tardi mi sono accorto che era
tutto vero.

Condannato al massimo della pena:
solitudine a vita e libertà di pensiero.

E’ disumano costringere a pensare
in continuazione ai propri sbagli.

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Solo adesso

(19 giugno 1978 – n° 428)

Senza accorgermene
mi sono innamorato,
e rimanevo in silenzio a cercare
di spiegare il mio comportamento.

Molto da allora è cambiato,
gli altri,
il mondo che mi circondava,
io stesso sono un’altro.

Ma da allora, solo oggi
mi rendo conto di essere stato
innamorato,
solo adesso che tutto è finito.

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Follemente amore

(19 giugno 1978 – n° 427)

Ho profondamente amato
fino alla follia
e non concepisco termini atti
a descrivere tale sensazione
di gioia mista a dolore,
ansia che sferra allo stomaco
il suo colpo migliore,
e l’apatia, quella sensazione d’irrealtà
così inebriante, così svuotante.
Ho vissuto il mio amore,
pazzamente e follemente amore.

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