Riflessioni

2016-01-28. Odilon Redon - Réflection - 1900
Odilon Redon – Réflection – 1900

(30 aprile 1982 – n° 611)

Era bello ridere e scherzare con te
ma non bastava, non poteva bastare,
mi sono innamorato come mai prima.

Sto soffrendo e devo sforzarmi
per non compatire un amore
non corrisposto ma messo agli atti.

Ho fatto domanda per essere assunto
ma questo concorso non l’ho vinto
e sono rimasto seduto
a guardare il foglio bianco
sul quale non rimanevano segni
della mia presenza.

Rimangono solo le “tre speranze”,
il “fardello gettato dal ponte
con le sue “tre possibilità”.

Rimangono i miei occhi a guardare
la superficie del mare che non si increspa,
che non si muove, ed il cuore si stringe a se
in una calda sensazione di auto protezione
per far si che non possa freddarsi,
che continui la sua attività senza fermarsi.

Lo sento come una presenza estranea
che pesa in me:
lo ascolto, sta parlandomi,
sono io, sono lui o sono un altro,
che disorientamento.

Quante persone ho in me,
ma io chi sono, quale di esse sono,
dove vado e cosa cerco,
cosa dico e dove finisco,
dove sarò domani?

Respiro a fatica, attimi di vita
rubati dal fumo che abbiamo acceso,
aspirato e spento.

Quel fumo rimasto intriso nella mia auto,
la cenere non centrata e il posacenere da vuotare
anch’esso carico del suo peso,
un fardello che deve portare, perché suo compito
e nient’altro, niente di più.

Sto sudando però l’aria è fredda,
non fa caldo ed io sono qui e sudo freddo,
com’è possibile, è assurdo, ma niente
nella realtà è o può suonare assurdo.

Le reti al sole, i pescherecci in alto mare, conchiglie e stelle….” (cit.)

Continuo a camminare, procedo
incessante verso il destino sconosciuto,
verso un futuro denso di emozioni da scoprire,
sempre in agguato, sempre pronto a schiacciarmi.

Ormai sono solo al mondo e se morirò anch’io non mi rimarrà più nessuno…” (cit.)

Non doveva dirmi questo, non adesso.

Ancora devo sforzarmi per non inumidire
il foglio su cui passa uno dei tanti
che mi compongono,
quegli inconsci e sconosciuti
che porto racchiusi in me e che
come parassiti mi succhiano la vita piano,
quasi con dolcezza, inesorabilmente,
verso un comune destino, verso una logica fine,
imprecanti di non poter fuggire
e di doversi concludere con me.

Ora sono felice come mai sono stato,
ciò suona assurdo, ma l’assurdo
sarebbe non esserlo,
perché io amo e ciò è la vita,
la forza per andare avanti così la ritrovo.

Sensazioni di una irreale realtà mi corrono
a fior di pelle,
mi avvolgono e mi cullano,
il tempo passa ma non lo sento e mi lascio andare,
chiudo gli occhi per una valida ispirazione sensata,
ma l’unica cosa che non trovo giusta ora
è quella di cercare un senso.

…vai via dalla mia vita, basta, con te voglio farla finita …” (cit.)

oh, non dirlo, non dirlo, non ora, non a me.

vorrei andare con te su spiagge infuocate dal sole d’oriente” (cit.)

dici vorrei, ma ciò è solo desiderio,
di reale rimangono
solo spiagge,
sabbia, mare,
sole, mare,
il mare: la vita.

© Carlo Becattini
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