L’addio

2017-01-18. Wilfrid Gabriel de Glehn - Night
Wilfrid Gabriel de Glehn – Night

(9 maggio 1982 – n° 618)

Mi sento male quando non ti vedo,
quando passo sotto casa tua senza avere
il coraggio di suonarti il campanello,
quando passo davanti alla cabina
del telefono sapendo che da te non
avrò parole d’amore,
quando ti parlo sapendo che potrai darmi
soltanto comprensione e niente di più.

Ieri sera mentre ero sotto le coperte
mi è uscita una sola lacrima,
immensa,
la sentivo nell’incavo degli occhi,
era lì e non si muoveva,
le dicevo di scivolare e di muoversi
ma non ne voleva sapere,
era una lacrima sola,
ma così insistente
che prima di sentirla morire
mi sono addormentato.

Una lacrima sola ma vera, per te,
per l’amore che ho donato
senza alcuna pretesa.

Voglio stare da solo a meditare
su questo amore irrealizzabile,
basta piangere,
basta scrivere,
devo trovare la pace,
la serenità di un tempo
la ragione,
anche se adesso starei volentieri
in fondo al mare,
bianco, gonfio, goffo, annegato,
senza più la possibilità di pensare,
senza più problemi da risolvere,
senza più uno scopo nella vita.

Rimarrà un addio,
rimarrà un arrivederci,
rimarrà un cadavere sul fondo del mare,
rimarrà solo il gabbiano a volare
sul mare, contento della sua libertà,
ma triste per ciò che vedrà
sul fondo del mare,
e allora che gioia è volare,
che cos’è essere liberi
se non si può più giocare,
se non si può più parlare,
se tutti hanno finito di amare.

Rimarrà soltanto il volare
sulle onde minacciose dell’acqua salata
che prima o poi si annienterà sugli scogli:
la sua forza sarà la sua vastità,
ma anche il mare finisce,
anche il mare svanisce
e la riva continuerà
a sentirselo scivolare addosso
silente, inerme, bagnata.

© Carlo Becattini
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