Frustrazione

2017-02-24. Pablo Picasso - Dora Maar with a Crown of Flowers - 1937
Pablo Picasso – Dora Maar with a Crown of Flowers – 1937

(11 maggio 1982 – n° 619)

Noi ci troveremo ancora insieme
davanti al telone del giovedì
che inesorabile ci prenderà.

Verrò sotto casa tua alla solita ora
per condurti al solito posto,
correndo, sperando di trovare un posto.

Gli altri saranno già lì ad attenderci
e con un ciao ci saluteranno
segnando l’inizio della fine del nostro tempo.

Vedremo mondi di celluloide con
magra soddisfazione,
scambieremo due parole,
dopo di che torneremo sui nostri passi
lasciandoci alle spalle il passato.

© Carlo Becattini
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L’addio

2017-01-18. Wilfrid Gabriel de Glehn - Night
Wilfrid Gabriel de Glehn – Night

(9 maggio 1982 – n° 618)

Mi sento male quando non ti vedo,
quando passo sotto casa tua senza avere
il coraggio di suonarti il campanello,
quando passo davanti alla cabina
del telefono sapendo che da te non
avrò parole d’amore,
quando ti parlo sapendo che potrai darmi
soltanto comprensione e niente di più.

Ieri sera mentre ero sotto le coperte
mi è uscita una sola lacrima,
immensa,
la sentivo nell’incavo degli occhi,
era lì e non si muoveva,
le dicevo di scivolare e di muoversi
ma non ne voleva sapere,
era una lacrima sola,
ma così insistente
che prima di sentirla morire
mi sono addormentato.

Una lacrima sola ma vera, per te,
per l’amore che ho donato
senza alcuna pretesa.

Voglio stare da solo a meditare
su questo amore irrealizzabile,
basta piangere,
basta scrivere,
devo trovare la pace,
la serenità di un tempo
la ragione,
anche se adesso starei volentieri
in fondo al mare,
bianco, gonfio, goffo, annegato,
senza più la possibilità di pensare,
senza più problemi da risolvere,
senza più uno scopo nella vita.

Rimarrà un addio,
rimarrà un arrivederci,
rimarrà un cadavere sul fondo del mare,
rimarrà solo il gabbiano a volare
sul mare, contento della sua libertà,
ma triste per ciò che vedrà
sul fondo del mare,
e allora che gioia è volare,
che cos’è essere liberi
se non si può più giocare,
se non si può più parlare,
se tutti hanno finito di amare.

Rimarrà soltanto il volare
sulle onde minacciose dell’acqua salata
che prima o poi si annienterà sugli scogli:
la sua forza sarà la sua vastità,
ma anche il mare finisce,
anche il mare svanisce
e la riva continuerà
a sentirselo scivolare addosso
silente, inerme, bagnata.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Speranza

2016-08-13 Giuseppe Pellizza da Volpedo - Fiore reciso - 1903
Giuseppe Pellizza da Volpedo – Fiore reciso – 1903

(7 maggio 1982 – n° 616)

La speranza della sera è morta
tra i fotogrammi di un film
lasciandomi solo tra la gente.

La tenevo stretta a me,
carezzavo il corpo inerte,
vedevo gli occhi spenti,
ascoltavo il silenzio del cuore.

Rimaneva soltanto speranza:
un desiderio lambito dal mare.

© Carlo Becattini
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Stanotte

2016-07-30 Harald Slott-Möller - Interior with a young woman playing piano in the light of candles - 1887
Slott-Möller – Interior with a young woman playing piano in the light of candles – 1887

(3 maggio 1982 – n° 615)

Stanotte per me,
ieri sera per te,
(come preferisci)
da solo nel letto finalmente ho pianto,
ho pianto te.

Le lacrime erano per domani,
l’oggi in cui ti scrivo,
(come preferisci)
ma erano vere
e le ho create per te.

Oggi, il futuro senza domani,
rivedo ancora le tue mani,
le parole mi danzano attorno
quasi folli genitrici di questo sogno.

Le sentivo camminare sulle guance,
vicine al naso,
le sentivo sussurrare parole d’amore.

Immobile, ancora le ho sentite scivolare
fino al cuscino che si è fatto bagnare,
erano lacrime amare per un sogno
che potrà finire solo in fondo al mare.

Correvano sul volto facendomi soffrire
e mentre morivo mi adagiavo in fondo al mare,
un mare vero, un mare mio,
il mare salato degli occhi miei,
deceduto un giorno, ieri oggi domani,
(come preferisci), per gli occhi tuoi.

Le sentivo scivolare,
le sentivo camminare,
ma neanche una mano
il coraggio ha saputo trovare
di alzarsi su di loro per poterle fermare.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

La notte

2016-03-19 Augusto Carutti di Cantogno - Sorge la luna
Augusto Carutti di Cantogno – Sorge la luna

(3 maggio 1982 – n° 614)

Cara mia la notte è strana,
sono alla finestra
e ti sento lontana.

E’ lunedì,
il lunedì che ha visto la morte della settimana.

Una notte molto intensa,
una notte vissuta come una settimana.

© Carlo Becattini
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La veglia

2016-03-27 Leon Wyczólkowski - Spring in Goscieradz - 1933
Leon Wyczólkowski – Spring in Goscieradz – 1933

(3 maggio 1982 – n° 613)

Attorno a noi il silenzio.

Vegliavo su di te
in quella notte di prima primavera
cercando di non turbare il sogno.

Poi il corpo abbandonato nel letto
ha ripreso vita nella stanza fredda
per affrontare il risveglio.

Chissà se verrò a trovarti ancora una volta.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Un mese che muore

2016-04-16 Richard Berg - Silenzio
Richard Berg – Silenzio

(30 aprile 1982 – n° 612)

Sono uscito di casa
e mi sembrava Natale,
c’era l’odore di legna bruciata
e la pioggia scendeva pacata.

Un Natale in un giorno di fine aprile,
un mese che muore,
una festa tra gli alberi in fiore.

Gocce aggrappate sul vetro
inesorabili temono la loro sorte,
scivolano trascinandosi tra di loro
sulla lamiera che da esse mi separa.
L’asfalto è lì, pronto a farle sue.

Così guido per le strade
non vedendo niente oltre quel vetro
rigato dal pianto d’aprile,
con me “suonatori di flauto
con me “buonanotte fiorellino
e sulle note di “santa Lucia
riprendo la via che mi riporta all’ovile,
stordito, carico di emozione e sentimento,
un’estasi che riesce ad annullare la realtà
e tutto ciò che essa racchiude.

Rimango solo io ad ascoltarmi.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Riflessioni

2016-01-28. Odilon Redon - Réflection - 1900
Odilon Redon – Réflection – 1900

(30 aprile 1982 – n° 611)

Era bello ridere e scherzare con te
ma non bastava, non poteva bastare,
mi sono innamorato come mai prima.

Sto soffrendo e devo sforzarmi
per non compatire un amore
non corrisposto ma messo agli atti.

Ho fatto domanda per essere assunto
ma questo concorso non l’ho vinto
e sono rimasto seduto
a guardare il foglio bianco
sul quale non rimanevano segni
della mia presenza.

Rimangono solo le “tre speranze”,
il “fardello gettato dal ponte
con le sue “tre possibilità”.

Rimangono i miei occhi a guardare
la superficie del mare che non si increspa,
che non si muove, ed il cuore si stringe a se
in una calda sensazione di auto protezione
per far si che non possa freddarsi,
che continui la sua attività senza fermarsi.

Lo sento come una presenza estranea
che pesa in me:
lo ascolto, sta parlandomi,
sono io, sono lui o sono un altro,
che disorientamento.

Quante persone ho in me,
ma io chi sono, quale di esse sono,
dove vado e cosa cerco,
cosa dico e dove finisco,
dove sarò domani?

Respiro a fatica, attimi di vita
rubati dal fumo che abbiamo acceso,
aspirato e spento.

Quel fumo rimasto intriso nella mia auto,
la cenere non centrata e il posacenere da vuotare
anch’esso carico del suo peso,
un fardello che deve portare, perché suo compito
e nient’altro, niente di più.

Sto sudando però l’aria è fredda,
non fa caldo ed io sono qui e sudo freddo,
com’è possibile, è assurdo, ma niente
nella realtà è o può suonare assurdo.

Le reti al sole, i pescherecci in alto mare, conchiglie e stelle….” (cit.)

Continuo a camminare, procedo
incessante verso il destino sconosciuto,
verso un futuro denso di emozioni da scoprire,
sempre in agguato, sempre pronto a schiacciarmi.

Ormai sono solo al mondo e se morirò anch’io non mi rimarrà più nessuno…” (cit.)

Non doveva dirmi questo, non adesso.

Ancora devo sforzarmi per non inumidire
il foglio su cui passa uno dei tanti
che mi compongono,
quegli inconsci e sconosciuti
che porto racchiusi in me e che
come parassiti mi succhiano la vita piano,
quasi con dolcezza, inesorabilmente,
verso un comune destino, verso una logica fine,
imprecanti di non poter fuggire
e di doversi concludere con me.

Ora sono felice come mai sono stato,
ciò suona assurdo, ma l’assurdo
sarebbe non esserlo,
perché io amo e ciò è la vita,
la forza per andare avanti così la ritrovo.

Sensazioni di una irreale realtà mi corrono
a fior di pelle,
mi avvolgono e mi cullano,
il tempo passa ma non lo sento e mi lascio andare,
chiudo gli occhi per una valida ispirazione sensata,
ma l’unica cosa che non trovo giusta ora
è quella di cercare un senso.

…vai via dalla mia vita, basta, con te voglio farla finita …” (cit.)

oh, non dirlo, non dirlo, non ora, non a me.

vorrei andare con te su spiagge infuocate dal sole d’oriente” (cit.)

dici vorrei, ma ciò è solo desiderio,
di reale rimangono
solo spiagge,
sabbia, mare,
sole, mare,
il mare: la vita.

© Carlo Becattini
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Il desiderio del volo

2016-08-18. Winslow Homer - Moonlight - 1874
Winslow Homer – Moonlight – 1874

(20 aprile 1982 – n° 610)

Sei stata tu
a parlarmi dei miei voli,
dei miei, dei tuoi gabbiani,
dei nostri voli:
“desideri inconsci e nascosti”.

Ho raccolto per te
i miei viaggi fantasiosamente aerei,
reali o irreali,
desiderati o perduti,
un’io che ormai non sono più
in quanto sto vivendo l’oggi
con desideri di voli sempre diversi
e sempre più miei.

Peccato che tu non abbia le ali,
mi spiace di non averle;
avrei carpito una piuma dalla tua ala,
piccola, soffice e rosata,
facendotene poi dono di una azzurrata,
una piuma che mi appartiene,
una piuma alata.

Ciò che ho da offrirti
è solamente l’impalpabilità del desiderio
di volare, la gioia del volo altrui,
l’estasi dei cinguettii piumati
e noi che stiamo a guardare,
ad ascoltare, a sognare.

© Carlo Becattini
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