Graal

2016-08-28. Ludwig Fahrenkrog - Allvater (Padre del Tutto) - 1920
Ludwig Fahrenkrog – Allvater (Padre del Tutto) – 1920

(8/10 settembre 1982 – n° 671)

Nella ricerca vana, del Signor la Coppa
partimmo all’iniziar dell’ottavo mese,
ignari montammo, del fato la groppa
ed eravamo solamente tre, ma carichi d’intese.

Partimmo con in mente meta e scopo,
seguimmo dei percorsi il loro gioco;
vedendo l’alba, la piana, il campo e il mare ignoto
pensammo tra noi d’esser giunti all’uopo.

Il primo di del triduo affondavam l’uose nella sabbia calda
dei bei luoghi che unquanco vedemmo;
ridendo felici per la zuppa calda
le terre di stramonio arrisero ai giorni che perdemmo.

Giacemmo fianco a fianco e lei ci accolse
come fossimo verdi foglie in secche gerle,
unite da Zefiro: la man che ci raccolse,
trascorremmo la notte carica di burle.

Vidi la notte e l’alba antica
dei voli ascoltai il lento frusciar
e quando la mano mia non trovò ortica
con loro avrei potuto ancor parlar.

Eran trascorse le notturne ore
ma gli occhi non s’eran chiusi per sognar campanule,
attorno passavan lente figure prive di calore
e non scorsi nel mio guardar, beltà asperule.

Per la dannazione mia venne poi la goccia tua
quand’Orfeo, rapito m’avea ormai
e cantando dello scarafaggio immondo la storia sua
non seppi giacer più e non giacei giammai.

Genti straniere d’altri lidi giunte
con noi passaron quest’inaspettata notte,
guerrieri arrivaron portando l’alba, senza temere la loro sorte
e dietro le lance che rigavano i volti gioir non seppero dell’interne lotte.

Arrotolate furon le crisalidi,
ove nascondemmo il volto dell’avventura vana
ma quando sfogo demmo alle nostre efelidi
s’era nel triduo, della metà poco lontana.

Vedemmo donzelle giovani e passite,
bimbi ignudi dai passi scaltri,
ma qui, ove molte genti giunte son partite
navigammo sul turchino mar: vita degli altri.

Oziammo sulle nostre martoriate membra stanche
in attesa della seral venuta
ma l’ore trascorse parver poche
quando la meridiana ci salvò la vita.

Partimmo allor da luogo a luogo
e degli scarabei il regno trovammo
ma furon ospitali e non ci miser fogo
se con le tende, tra loro, accampammo.

Com’era buia la notte seconda
ma l’illuminammo col grande fuoco
accucciati davanti alla nostra tenda
mangiammo e ridemmo contenti del gioco.

Ridemmo e parlammo al lume fioco
accoccolati d’appresso alla francese tenda,
vedendo svanire le lingue di fuoco
riprendemmo i passi che rifiutarono ammenda.

Prima che l’alba nuova tutti destasse
seguii dell’avvoltoio i malfermi passi,
mi sfiorò, guardò e sembrò parlasse
ma gli occhi, dalla rete, parevan veri sassi.

Cerbero, i guerrieri videro uscir dall’angusta tana
quando all’unisono muovemmo i trogloditi passi,
nel terzo di del triduo fuggivam dall’ultima sottana
tra i denti stretta al cercator di lavorate messi.

Riprendemmo la via dell’antico lido
la strada persa che lasciata avemmo,
Camalot radiosa attendeva il nostro grido
e urlammo vittoria quando a lei giungemmo.

Cavalcammo i destrieri, d’ambio l’andatura
tornammo al luogo che un di lasciammo,
tre eran i cavalieri dalla fulgida armatura
Perceval, Galaad e Boorte e noi l’imitammo.

Del Graal la ricerca da uno fu coronata
solo Galaad tornò piangendo gli altrui destini
della Rotonda Tavola segnò la fine insperata
ma noi, tutti tornammo ai luoghi marini.

La coppa cercata non trovammo
ma riuscimmo nei seguiti intenti
un’avventura tutta nostra vivemmo
e banchettando ne parlavam contenti.

© Carlo Becattini
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