La mia tirchieria

 

2017-04-16. Tosa Matsuoki - Foglie autunnali e biglietti poetici - 1675
Tosa Matsuoki – Foglie autunnali e biglietti poetici – 1675

(4 ottobre 1982 – n° 689)

Dedicato ad una ragazza che mi inserì, per scherzo,
al terzo posto nella hit parade dei tirchi.”

La mia tirchieria
è cercare di sopravvivere
in questi giorni amari dalla morta speranza,
dal nero futuro, oscuro e ignoto.

La mia tirchieria
è cercare di essere un Cristo,
fare miracoli per moltiplicare pani e pesci,
per avere sempre qualcosa da mangiare.

La mia tirchieria
è la libertà che cerco d’inventarmi
con le poche lire rubate dietro
le squadre di un tecnigrafo.

La mia tirchieria
è per avere ancora un po’ di benzina
da mettere nel serbatoio
per portarti fuori, per andare a giro,
per parlarci da soli,
per ascoltare le nostre belle canzoni.

La mia tirchieria
è il mio affannarmi quotidiano
per un pacchetto di sigarette
e una scatola di cerini
per avere sigarette da offrire e del fuoco
per accenderle.

La mia tirchieria
è per riuscire a tenere il passo
con questo mondo di merda,
con i suoi dare e avere,
un mondo che odio,
un mondo meschino basato
sulla carta moneta.

La mia tirchieria
è riuscire ad avere sempre due lire
per avere qualcosa da offrire,
per veder gioire,
per sentirmi erroneamente realizzato.

La mia tirchieria è questo sistema sbagliato
che un giorno mi porterà a rubare
per fare un regalo,
per vedere felice l’amico caro,
o la donna che amo.

La mia tirchieria è per avere
un disco in più nelle mie orecchie
sempre insaziabili di note,
sempre alla ricerca di parole nuove
per fabbricarmi fasulle sensazioni mentali,
per provare un brivido a fior di pelle,
per riuscire così a commuovermi
artificialmente.

La mia tirchieria è questo modo
di vivere, il sembrare e non essere,
il parere senza la certezza
è un modo di essere instabili,
sull’orlo della crisi,
sul baratro di giorni vissuti nella
speranza di un domani migliore
sapendo che andrà sempre a peggiorare.

La mia tirchieria
è per avere carta sulla quale
stampare i miei pensieri,
le mie idee, l’amore che mi ha preso;

è per la mia mano che impugna una penna
e per i miei occhi stanchi, pompati di collirio,
per riuscire a mettere insieme
queste ultime parole.

© Carlo Becattini
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