L’operaio (ricominciare da zero)

Jaroslav Panuška - Prtikolo (1910)
Jaroslav Panuška – Prtikolo (1910)

(5 giugno 1993 – n° 841)

La linea di mercurio sotto la pelle,
il braccio piegato,
un piccolo esame per conoscere il corpo,
per sapere cosa succede dentro.

Attesa di un esito scontato,
la paura dell’ignoto,
delle novità,
e lunedì prossimo avrò la novità:
operaio di quarto livello.

La paura di essere prigioniero,
vincolato dall’orario,
costretto in schiavitù
per un lurido milione e due al mese.
Ma oh, pulito!

Trentasette ed uno
il responso della fiala vitrea,
sono due settimane che trascino la febbre,
che non mi sento bene,
che cazzo avrò?

Non sapere ciò che mi riguarda
mi manda in bestia,
com’è che non riesco più a volare,
che non riesco più a cantare,
a gioire.

Ho una grande passione in me
che preme per essere esternata,
che mi assilla per essere quietata,
la sento prorompere dall’interno
dalla mia anima,
da dentro tutto me stesso.

Un grande desiderio di solitudine e concentrazione,
di musica e parole significanti,
alla faccia delle bombe che nuovamente sono tornate
ad esplodermi attorno,
incurante delle fiaccolate notturne,
tutto colore popolare,
anzi trito sentimentalismo delle nuove generazioni
tirate su a biscuits du Moulin Blanc et pâte Agnès.

Desiderio di letture cariche d’intelletto,
anche se sicuramente ai loro scrittori
l’intelletto non li toccava minimamente,
ma avevano un grande bisogno di circondarsi
del loro mondo creato a misura,
ed i loro orgasmi sulla carta sono rimasti lì
in attesa di qualcuno che li facesse suoi.

E poi, seduto qui,
davanti alla tastiera a chiedermi
se era meglio quando scrivevo con carta e penna
invece di un elaboratore elettronico
che, nel mio caso, non elabora proprio niente,
è solo una stupida macchina da scrivere.

Rimango come sempre in attesa del futuro,
che è sempre lì,
pronto a ghermirmi, a sbranarmi,
a farmi a pezzi.
Ho paura ma a che serve.
Affronterò il domani a testa alta,
succeda quello che succeda.

© Carlo Becattini

Figlio

Raffigurazione del sole-babbo
Raffigurazione del sole-babbo

(20 maggio 1993 – n° 841)

La strada della conoscenza
vede te crescere
e me invecchiare.

Hai assorbito tutte le mie energie
e sopito la voglia di…

(incompleta)

© Carlo Becattini

Introspezione

Leon Spilliaert - Le Parc - 1944
Leon Spilliaert – Le Parc

(28 aprile 1993 – n° 840)

Dal buco della serratura spiavo i miei pensieri passati,
potevo osservarne gli errori, le devianze;
tutto era lì come l’avevo lasciato: vivo e lucido,
(la polvere non si posa mai sul pensiero).

Provavo i rimpianti, i rimorsi,
scoprivo il desiderio del chiarimento (ormai impossibile).
Il lasso di tempo trascorso è incolmabile:
altre vicende di vita l’hanno riempito,
altre persone, altri pensieri, altri rimpianti di sconosciuti.

Volevo chiarirvi, volevo spiegarvi, volevo, vorrei…

Vorrei spiegarvi, chiarirvi e …
farmi perdonare, capire, desiderare.

Desiderio di gioventù:
quanto è forte, quanto è grande,
quanto è immenso il desiderio di una mente
esplosiva, carica di energia,
di miti, di speranze future.

Ora che le ho consumate
cosa mai riserverà il futuro?

© Carlo Becattini

Nessun luogo è lontano

2016-02-11. Dario Morales (1944-1988)
Dario Morales (1944-1988)

(5 aprile 1993 – n° 839)

Una immagine di una età sconosciuta,
di un colore diverso,
una canzone trascritta con intenzione,
riposte tra le pagine di un libro.

Il ricordo si fa vivo, riaffiora alla mente,
ma non eri bionda …
i tuoi capelli erano nerissimi, corvini,
chissà se… anche sotto …
già, sotto la gonna, dentro il collant nero
quale sarà stato il colore della tua intimità?

© Carlo Becattini

Una piuma sul pelo dell’acqua

2016-03-22 Early morning - Alexandre Jacob (1876-1972)
Early morning – Alexandre Jacob

(17 febbraio 1993 – n° 838)

Sono una piuma sul pelo dell’acqua
scivolo in ogni direzione, perso
in balìa del vento.

Sono una piuma sul pelo dell’acqua
staccato dal manto cui appartenevo
sbandato, senza una meta
trascorro questa vita
sul pelo dell’acqua.

Senza certezze da inseguire
senza divinità in cui credere
solo, con la paura della vita,
col terrore che possa prendermi
e farmi suo.

Sono una piuma sul pelo dell’acqua
mi affido al vento
e che almeno lui possa salvarmi.

© Carlo Becattini

Alzavi la gonna

 

2015-12-30. Félix Vallotton - La toilette - 1911
Félix Vallotton – La toilette – 1911

(9 gennaio 1993 – n° 835)

Scavalcandomi alzavi la gonna
con una mano
e ti calavi sul mio corpo seduto.

L’ombrello formato dalla tua sottana
nascose ai nostri sguardi
l’intimità di un crescente piacere
che si sprigionava dal nostro
contatto epidermico.

Guardandoci in volto
muti, coscienti del nostro rapimento
così sostammo, inerti,
senza che un solo muscolo si contraesse.

Affidati esclusivamente al calore
sprigionato dai nostri corpi uniti,
da un legame che, se pur carnale,
indissolubile,
mescolammo i nostri umori
proiettati verso l’esterno
come l’eruzione di un vulcano,
consapevoli di aver dato inizio
ad una reazione chimica incontrollabile.

© Carlo Becattini