La perfezione

2016-07-14. Antonio Ambrogio Alciati - Il bacio - 1916
Antonio Ambrogio Alciati – Il bacio – 1916

(18 febbraio 1985 – n° 821)

In ogni essere umano esiste una dualità, un conflitto interiore che non lo abbandona: vita-morte, amore-odio, affetto-disprezzo.
Accade che una persona vorrebbe vivere, amare e dare affetto, ma contro la sua volontà non produce altro che morte, odio e disprezzo. I desideri si confondono con la realtà e viceversa, e spesso si rende conto che il dolore fisico, a volte, è meno intenso di quello interiore, sprigionando così una forza distruttrice che viene espressa sotto forma di desiderio represso che rimarrà tale, perché egli sa distinguere il bene dal male, li conosce, e dietro ogni azione cattiva porta una giustificazione che la fa apparire accettabile, almeno ai suoi occhi.
Finirà con un rapporto, una unione, una rivelazione e capirà, saprà di essere diventato perfetto.

In questa città la vorrei impiccare,
e farla finita di pensare al male.
Io non vorrei, ma è lei che lo fa fare,
e continuo ad odiarla, a pensarla male.

Su questo legno la vorrei inchiodare,
e farla urlare, finché non senta più male.
Io non vorrei, ma la mano lo vuole fare,
cerco di fermarla, ma continua a inchiodare.

Con questo coltello la vorrei ferire,
squarciarle il cuore, perché non provi amore,
ma fanno molto più male le parole,
di una lama che le trapassa il cuore.

Le voglio bene, non voglio farle male,
non la farò soffrire, spaccandole il cuore.
Con una grossa fune la vorrei legare,
per impedirle di muoversi e parlare.

Per aiutarla e farle un favore,
non dovrà più pensare,
penserò io per lei
e ne soffrirò di conseguenza.

Così, inerme nelle tenebre di una stanza
voglio vederla smagrire,
infossarsi e impallidire,
mugolare, fremere e divincolarsi.

La vorrei aiutare, ma anch’io sono legato,
una corda sottile che mi avvolge il cuore,
che mi separa il bene dal male,
impedisce ogni gesto di benevolenza.

Con il mio corpo la vorrei fermare,
fermarle il cuore con un gesto d’amore.
Con il calore del mio corpo vorrei fondere il suo
in un gesto alchemico soltanto mio.

Con un rapporto jerogamatico soltanto nostro
io ti avrei, mia Terra Madre,
e con rito ieratico ti unirò a me per l’eternità
ignorando cosa siano il bene e il male.

© Carlo Becattini