In fondo al viale

man ray meret oppenheimer 1929
Foto Man Ray – Meret Oppenheimer – 1929

(23 agosto 1985 – n° 827)

Di cellule: saturo.
Tra gli atomi: vibrante.
Vede spostarsi: particelle.
Al mio passare.
Volteggiare: le vedo
alzarsi e ricadere
scontrarsi e allontanare.
Questa che la vita dà: che gioia è mai?
Mutazioni: mutamenti.
Mi osservi poi: non mi vedi più.
Son passato: tra la storia.
Con il remoto: giocando.
Solo lui mi prese: il futuro,
ma per te che nascerai domani, io
sarò solo un’ombra del suo passato.
Sarò così anch’io: remoto.
Che cos’è?: l’amore!
L’amore!: cos’è?
Siamo forse io e te!
Io cosa sono: e te?
Tu cosa sei: ed io?
Siamo solo io e te,
ma l’amore che cos’è?
E così questa stupida canzone
che vuole forse intenerirmi il cuore,
non ha un inizio e non sa come finire
perché in fondo al viale …
nel parco …
dietro il terzo albero a sinistra …
sopra una panchina un po’ maldestra …
eccoli … siamo noi che …

mi cade la sigaretta dalla mano…
che guaio, oh che guaio,
tu ridi di questo mio dramma, lo so,
non capisci, tu non fumi,
non hai fumato mai.
Ma la pozza in cui essa è caduta
l’ha spenta, l’ha bagnata .. ed io …
io …..
non posso fumare più.
Ad un tratto smetto di cantare.
Cosa canti? – Io non cantavo – ma
quella melo – dia un po’ melo – dramma
sembrava una paro – dia un po’ para – vento
con influenze dia – cronisti – che … che … che
che vento che c’è in questo parco.
Andiamo al riparo.
Scavo io: scavi tu,
scaviamo insieme il nostro riparo
per celarsi e sfuggire
alle palpate di quest’aria sprezzante
che ci tocca il corpo,
che ci penetra dentro.
Pronta con l’agenda? C’è un’agente!
Guarda guarda, quanta gente che mente,
che si ignora … che signora
affascinante … a fasci … Nantes.

© Carlo Becattini