Creature

 

Sull'acqua 190417 col
Disegno personale – Sull’acqua – 2017 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(23 aprile 1997 – n° 874)

Pullulano pallide e diafane,
travolte da polluzioni notturne,
guizzanti e sguscianti creature.

Brillano d’energia vitale,
e frenetiche si toccano e fuggono,
si prendono e lasciano,
dietro una scia fluorescente
dell’iride colorata.

Vivono negli stagni,
popolano paludi lacustri
di menti malate,
prive di autocoscienza.

Vivono di puro istinto,
e nell’istante in cui l’istinto
s’estingue, sanno di appartenere
all’unicità che le aggrega
e distingue.

Quell’istante dura
poco meno di un istante,
e il sonno REM che le aveva avvolte,
esplode,
proiettandole all’esterno del loro mondo
come spermatozoi liberati dall’orgasmo
eruttati violentemente attraverso
il meato urinario,
ignari d’aver varcato la soglia
d’un semplice canale di scolo.

Scolpite nella pietra
lasceranno ai posteri
testimonianza della loro presenza
ma mai la realtà della
loro coscienza.

© Carlo Becattini

Fibrillando

Occhio 130517 col
Disegno personale – Occhio – 2017 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(21 aprile 1997 – n° 873)

Saettava
con saettar saettante
– la saetta –
priva di arti ma
acuminata come una freccia,
come una mente intelligente
che sente lo schiocco secco
delle sinapsi,
il brivido arido percorrere
le terminazioni nervose.
Fibrillante fibrilla la palpebra
con pulsar nervico,
incapace di sfuggire
alla routine randomizzata
che la rapisce, liberandola
dal potere dell’unicità
di un corpo che la vuole sua.

© Carlo Becattini

Violenza

Filiforme 280417 col
Disegno personale – Filiforme – 2017 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(21 aprile 1997 – n° 872)

L’ho vista scaraventata al suolo
e sbattuta sui muri

L’ho vista distesa sull’asfalto
stremata

L’ho vista coprire prati e campi
vorticare nell’aria urlando la sua paura

L’ho toccata, calpestata
mentre si scioglieva nei capelli

Era neve
neve fresca.

© Carlo Becattini

Tutti giù per terra

Pietra 170517 col
Disegno personale – Pietra – 2017 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(18 aprile 1997 – n° 870)

Anche l’Impero Romano è finito.

Quante civiltà si sono
avvicendate sia prima che dopo.

Quanti miliardi di persone
sono nate e poi morte.

Quante ancora ne verranno
e quante se ne andranno.

Tutti giù per terra!

© Carlo Becattini

Chi tocca i fili

Il tempo 260417 col
Disegno personale – Senza titolo – 2017 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(18 aprile 1997 – n° 869)

Incrollabili strutture friabili
e marmoree particelle
solidificate

parti celle solidi ficate
parti solidi celleficate
partificate solidi celle

e qui non c’è più nessuno
il tempo è giustiziere del presente.

Tralicci metallici
sorreggono cavi
che si perdono lontano.

Pericolo di morte.

Chi tocca i fili muore
e chi non li tocca
muore lo stesso.

© Carlo Becattini

La tua realtà

Autoritratto 040517 col
Disegno personale – Senza titolo – 2017 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(18 aprile 1997 – n° 868)

Lasciami sognare
lasciami librare
tra le anse contorte del cervello
in cui sono racchiuse le ansie personali.

Lasciami fare
lasciami scivolare
tra la retina e la pupilla del bulbo oculare
per spiare la realtà attraverso la tua persona.

© Carlo Becattini

I ricordi

connessioni 260517 col
Disegno personale – Connessioni – 2017 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(18 aprile 1997 – n° 867)

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Richiama i files dei ricordi
conservati nei banchi di memoria
del cervello

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© Carlo Becattini

Farfalle

2017-03-26_010 col
Disegno personale – Senza titolo – 1999 – Tecnica mista: matita su carta, colore virtuale

(27 marzo 1997 – n° 866)

Saltellanti da un petalo ad un pistillo
giocose e gaie

con la vita lunga un giorno
colorate senza coloranti

prive di marchi e diritti d’autore
siamo insetti frivoli e curiosi

il nostro nome è lo specchio
del nostro modo di esistere.

© Carlo Becattini

Forze naturali

Spazio 300119 col
Disegno personale – Senza titolo – 2019 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(27 marzo 1997 – n° 865)

Cantano un dio
perché sono vuoti,
fragili come coppe di cristallo
pronte a frantumarsi.

Perché sono miseri,
e non riescono a dare
un senso alla vita,
e chi mai può!

Che senso può avere
la vita di qualcuno
che canta un dio?
Essi ignorano di desiderare
se stessi.

Anche se incredibile
siamo tutti soli,
ci confortiamo tra di noi
ma siamo soli.

Soli splendenti
galassie in espansione
infiniti universi paralleli.

Giochiamo con sfere armillari
con armi nucleari
quando il nucleo siamo noi
quando gli atomi siamo noi
quando noi siamo soltanto cibo
per il nostro pianeta.

© Carlo Becattini