Autostrada

 

_ Hilma af Klint - Svanen
Hilma af Klint – Svanen

(20 luglio 1993 – n° 847)

La percorrevo come al solito.
Era ruvida, scura.
Strisce continue e tratteggiate si affiancavano unendosi all’orizzonte.
Piazzole di sosta e autogrill carichi di storie diverse, di sudore e stanchezza.
La maglia aderente al corpo per il troppo caldo, la cintura di sicurezza che sembra interessarsi troppo alla mia incolumità e mi tiene abbracciato in una morsa che stringe sempre più.
Il sorpasso poi il rientro.
Rallento poi accelero.
Freno, mi fermo.
Un incidente mi fa pensare a quanto siamo vulnerabili, soprattutto per le disattenzioni altrui.
Riparto e vado via.
Vado via con la mente perché il nastro che sotto di me sembra scorrere non mi consente alternative.
E’ unico e posso andare solo in una direzione.
Penso.
Accendo una sigaretta. La spengo.
Il fruscio assillante dell’aeratore copre il suono della musica.
Sono vecchie canzoni, storie già vissute, andate, morte.
Ed io vado via verso una meta raggiungibile, incerto se anche stavolta la raggiungerò incolume.
La decelerazione, il pedaggio.
Oggi giorno bisogna pagare tutto.
Credo di essere nato esclusivamente per pagare.
Ed io pago…
… mi sono rotto i coglioni
non ne posso proprio più di pagare,
di correre, farmi il culo per pagare, di sprecare il mio tempo perché domani avrò sicuramente qualcosa da pagare, così, senza motivo, solo perché esisto.
Ma questa è una vita di merda
non si può continuare così, non …

E tutti pagano e tutti corrono a pagare e nessuno si ribella
e tutti pagano e protestano
ma pagano.
I prezzi aumentano perché hanno da pagare di più e pagano di più perché i prezzi aumentano, allora regalano, fanno i saldi, liquidano, chiudono, falliscono.
Poi non sanno cosa fare, né come fare, perché hanno sempre da pagare.
Ricominciano a correre, ad arrabattarsi dalla mattina alla sera,
a perdere il loro tempo migliore quando sarebbe meglio fare qualche cosa di migliore.
E s’intristiscono, e s’immusoniscono
e si rompono i coglioni
e si meravigliano che tutti corrono a pagare e che nessuno si ribella.
Ed io sono qui, alla fine di questa autostrada, alle porte della città che mi aspettava perché domattina presto dovrò andare al lavoro,
dovrò farmi il culo per racimolare due lire che non godrò neanche perché ci sono già tante cose in attesa che attendono di essere pagate.
E pagherò, smoccolerò, m’incazzerò e mi meraviglierò che nessuno si ribella, che tutti corrono a pagare.
Ed anch’io correrò, e pagherò, e pagherò!

© Carlo Becattini