Orde barbariche

_ Giovanni Boldini - Cléo de Mérode (particolare) - 1901
Giovanni Boldini – Cléo de Mérode (particolare) – 1901

(3 marzo 1994 – n° 850)

Attraverso i vetri della mia stanza
vedo gli altri attorno a me invecchiare,
attraverso i vetri della mia stanza
vedo un mondo che non può cambiare.
Sentirsi solo nella moltitudine
è come essere una moltitudine persa nel mare.

Sono una goccia in una distesa di lacrime
una particella ai confini del cosmo
un’animale, un insetto, un’ape
che si tuffa tra i petali di un fiore.

Sono una vita lenta a sfiorire
ma nel suo sfiorire così rapida
che la mente è incapace di
contenere i ricordi.

Volti e situazioni si accalcano,
susseguono, in un continuum extra-temporale,
in un nevrotico sabba infernale che mi ferisce il cuore.
Sarà che quel momento (la gioventù) è già passato,
che il polline raccolto è stato depositato,
che orde di generazioni a venire sono
giunte senza preavviso, indelicatamente.

E si prendono tutto ciò che era tuo
e ti svuotano, cibandosi di quel passato
che ti apparteneva, creando un presente
nuovo (solo per loro), artificiale (solo per te).

E mi ricordo ancora,
i tuoi occhi brillavano di gioia
e mi perdevo nelle emanazioni giovanili
del tuo corpo.
Effluvi, reminiscenze.
Curiosità degli altrui destini e desiderio
di amicizie sincere, al di là di ogni interesse,
al di là di ogni parola.

© Carlo Becattini