Canzone per Barbara

Fiori 160417 col
Creazione personale – Fiori – 2017 – Tecnica mista: fiori secchi su carta, colore virtuale

(29 marzo 2000 – n° 907)

Introduzione

Questa poesia è dedicata ad una collega di lavoro di tanti anni fa la cui morte improvvisa per malattia (era il 1999) ci sorprese tutti. Barbara fa parte di quei piccoli tesori che si conservano nel cuore e di cui non si parla mai per quanto sono privati e personali, ma è difficile per chi scrive rinunciare a tracciarne un ricordo pieno di affetto e di malinconia per quella storia sbagliata in cui la vita si è comportata così male nei confronti di una sua figlia. E noi rimaniamo lì, inermi e disarmati a farci travolgere dagli avvenimenti strazianti, spargendo lacrime sul nostro petto, incapaci di trovare una ragione. Tutto ciò che rimane è il suo ricordo che si affievolisce sempre di più con il passar del tempo e queste tre versioni per una poesia a lei dedicata.
Firenze 21 aprile 2020

(Prima stesura)

Con la testa reclinata sulla spalla,
come in un quadro di Klimt,
mi guardavi,
e nei tuoi occhi non vedevo
la morte che ti avrebbe presa,
ma solo profonda malinconia
e tristezza.

(Seconda stesura)

Il capo reclinato sulla spalla
come in un quadro di Klimt,
mi guardavi e nei tuoi occhi
non vedevo la morte
che ti avrebbe presa,
ma solo malinconia.

Parlavi da donna vissuta,
disillusa, usavi la roca voce
per raccontarti e raccontarmi.
Non ho niente che possa
farmi ricordare di te a parte
il bel ricordo del conoscerti.

(Versione finale)

Il capo reclinato sulla spalla
come in un quadro di Klimt
con occhi d’oro e fili d’argento
che ti adornano il corpo.

Mi guardavi filtrando i capelli
e nei tuoi occhi scuri
non vedevo la morte
che ti avrebbe presa.

Ma nel tuo gioioso vivere
permeato di malinconia
parlavi da donna vissuta
usando la voce per raccontarti
e raccontarmi disillusa.

Scherzando ridevamo degli altri
mentre le nostre essenze
si conoscevano ritrovandosi.
Il luminoso ricordo che ho di te
è l’unica realtà del tuo ricordo.

© Carlo Becattini

Ulteriori particolari nella seguente Introduzione del 2014 apparsa sul mio precedente blog Pagine Stralciate.

Circa quindici anni fa (quanto tempo è già passato senza che me ne rendessi conto) una mia collega, con la quale lavoravo a stretto contatto, morì per malattia. Poche settimane di ospedale e se n’è andò. La sua dipartita mi piombò addosso come un macigno e mi schiacciò! Perso, senza una via da seguire, riuscii con le mie sole forze a raggiungere la superficie di quel mare limaccioso in cui ero sprofondato, ma qualcosa dentro di me cambiò per sempre. Era una persona semplice, con la quale avevo legato subito, entrati rapidamente in sintonia eravamo anche riusciti a rendere il lavoro divertente. Non era bella ma simpatica, ironica ed autoironica con montagne di problemi alle spalle, un figlio piccolo, un marito violento. A volte aveva uno sguardo triste che rispecchiava la sua situazione. Stava spesso con la testa un po’ inclinata sulla spalla sinistra, sia quando camminava che quando parlava con quella sua voce roca, molto particolare. Sapeva essere malinconica e divertente al tempo stesso e di lei mi colpì la grande disillusione che aveva nei confronti del mondo, le cui motivazioni scaturivano dai suoi racconti di vita vissuta. Quando lavorava era amica di tutti, ma da quando se ne è andata nessuno dei miei colleghi ha più parlato di lei. E’ strano, solo io la ricordo. Ho in mente il suo viso, radioso in un raro sorriso, mentre m’invitava scherzosa a passare il mio tempo con colleghe improbabili invece che con lei, come si fosse già rassegnata a tutto o per timore di rimanere disillusa ancora una volta, perfino da una semplice amicizia. Ha lavorato con noi per pochi mesi e poi si è licenziata, è andata via e da allora non l’ho più vista. Circa un anno dopo ho saputo della sua morte improvvisa da alcune mie colleghe in lacrime. Loro quel giorno sono andate al funerale, io non ce l’ho fatta.
Qualche anno dopo, quando non l’avevo più pensata da tempo, ecco che per qualche motivo mi tornò in mente, ed in quell’attimo mi resi conto che di lei non avevo niente, se non il suo ricordo. Per riuscire a fissare quel che di lei viveva ancora in me non potei fare altro che scrivere qualcosa che la ricordasse, prima che quella sua immagine svanisse con me per sempre.
Per tre volte ho modificato la stessa poesia cambiandola ogni volta e riscrivendola fino al raggiungimento di una versione che ritenevo definitiva. Alla fine le ho conservate tutte e tre perché sono differenti e complementari, ma anche perché vanno dal puro e crudo ricordo ad una ricerca personale di forma poetica.
Firenze 13 dicembre 2014