Senza regole!

14 luglio 2011

Sono ancora qui a calpestare l’erba del prato, i piedi son bagnati di brina o pioggia, lo sguardo ebete o assonnato, ad ogni passo rifletto su quanta vita sono capace di uccidere inconsciamente. Una capriola, due, tre, mi sporco di verde, clorofilla e cellule aliene spalmate sugli abiti. Una volta vivevo in una casetta di montagna colorata dei colori dell’arcobaleno o forse era un’arnia ed io un’ape, sempre indaffarato, codificato, perso tra il polline ed il miele. Ma per me è troppo dolce anche se il retrogusto di faggio, castagno o fiori di campo non mi lasciano indifferente… il tiglio non mi piace. Venti forti, odore di polline, sono insetto o pianta, sono escrescenza legnosa o fiore profumato, sono carne, sangue, passione, meraviglia, piacere, ammirazione, svago, dolore, emozione, esaltazione, vuoto… Opera d’arte che mi ritrae, prigioniero della roccia, del marmo o del lucido acciaio, risuono come l’eco nella valle, come il gong percosso con violenza, come l’arpa accarezzata dal vento o la prua della nave che fende le onde. Guardo lontano l’orizzonte, là dove finisce il mare ed inizia il mistero, là dove si vede chiaramente che questo pianeta è rotondo… forse sono un grandangolo o sono ubriaco di saggezza, persino incapace di vedere un orizzonte piatto: la fine del mondo, e dall’orlo di quell’enorme abisso mi tuffo, novello campione olimpionico di salto nel buio. Il frastuono è impressionante, preferivo quando ero solo col silenzio dei pensieri che telepaticamente raccontavano cose: cosciente, perduto, ritrovato, incosciente, vissuto, accaldato. Rovente come una pentola di cibo delizioso, attento come il mirino di un fucile, scattante come il cane della Colt battente su tamburo, una storia di battere e levare, un film musicale, un western, non fa differenza perché sono la stessa cosa. I fratelli Lumiere, la cinepresa di mio padre, filmini super otto, sono un fotogramma, una diapositiva, una fotografia, un negativo ma che sa essere anche positivo, sono alfa e beta, gamma e delta, e poi giù, giù fino all’omega, sono inizio e fine di ogni cosa, sono mondo ed universo, sono tutto il creato, sono te anche se non lo sai, anche se non lo credi, anche se non è vero ma non tutte le bugie hanno le gambe corte o le grandi ali. Aprire le braccia e volare, aprire le braccia e ridere, aprire le braccia ed accoglierti, abbracciare l’umanità tutta, abbracciarne l’essenza… esperienza sconvolgente. Ancora una volta pensarti, farlo in libertà, a ruota libera, a mente aperta, a cavalcioni di un cavallo o di una fiera, di pegaso o d’una chimera, d’una moto o di una bici. Pedalare senza fretta… oppure correre, corrrrere, corrrrrrrrrrereeee e poi stanco, stare, sudato di pianto, sfinito, stremato da una estate torrida che mi rende prezioso. Fermarmi, pensare, evocare il tuo nome, scandirlo bene, urlarlo, sussurrarlo, in ogni forma, in ogni soluzione è vita, è presenza, è emozione, è bello. Urlarlo così forte da lanciarlo via lontano e poi correrti dietro fino a ritrovarti, fino a riprenderti, fino a ritrovare le fila d’un discorso lasciato in sospeso, fino a ritrovare la tua anima. Scandire le parole, raccontare è conoscenza, è penetrare nell’intimo, nella coscienza, nella parte segreta, quella che giace dietro la facciata e che raramente si mostra al pubblico, quella che neanche noi conosciamo. Ridere, scherzare, giocare col sole e la luna, confondere tutte le stelle, inventare le costellazioni e poi rilassarsi dietro la tazza della colazione, dietro il gusto, il tatto, la fragranza, la frutta matura e dolce, il gusto di un nuovo giorno che inizia, il gusto del risveglio, il piacere di vivere un giorno ancora meritevole di tanta attenzione, e poi volerne ancora, e poi volerne di più collezionando settimane, mesi, anni e ringiovanire diventando vecchi, ritrovarsi nel futuro e giungere alla meta. Sognare, dormire, chiamare il tuo nome, evocarti come un sacerdote dell’antico Egitto, come un Sufi che fa la ruota, come un Druido dell’antica Britannia, come un Gladiatore dell’antica Roma, come l’arrivo di una nuova bottiglia dal mare in cui inserisco questa lettera che bene o male rappresenta tutti i silenzi che sai… poi tappo, muscoli e lancio in mare!

© Carlo Becattini

Helianthus

Mandala 090417 col
Disegno personale – Senza titolo – 2017 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(19 giugno 2003 – n° 932)

Il popolo dei girasoli

silenzioso osserva.

Rivolti ad est

guardano tutti lo stesso sole

per coglierne il bagliore.

© Carlo Becattini