Tra le parole

4 aprile 2012

Eccomi qui a raccontarti in modo criptico come ho passato questi tempi strani nei quali ho molto pensato, più del solito, perché usare la mente mi fa sentire migliore. Meditare e riflettere, ovviamente, su ciò che m’interessa veramente. Che sensazione incredibile, sento viva la crescita interiore solo addentrandomi nelle parole. Le mie pagine sono immagini della natura, icone, quadri, opere d’arte, sogni, visioni, richiami ancestrali, mandala, frattali, petali di fiori, ricorrenze, infiniti ritorni, attimi in cui la ragione perde il proprio senso ed i sensi acuiscono la presenza di altre dimensioni. In quei riquadri mi addentro, percorro sentieri di buio e di luce, il sopra ed il sotto non hanno senso come tutti gli opposti possibili, è sempre una unione, un tutto in cui perdersi, acque in cui bagnarsi per rinascere da nuove madri, ogni volta come la prima. Ho fatto questo negli ultimi giorni, costringendo il tempo a seguirmi in un cammino alquanto astruso ma costruttivo, ancora non son giunto alla fine ma poco ci manca, anche se confesso di aver barato un po’ e di aver corso gli ultimi metri per giungere primo alla meta. Primo io di me stesso, una corsa dove ero l’unico partecipante ma son anche tornato sui miei passi con salti temporali che hanno dell’impossibile per ritrovare tracce di me che ancora chiedevano aiuto, parole che allungavano le proprie braccia imploranti, frasi zoppe, storpie, che sono riuscite ad attirare la mia attenzione, per essere riscritte ex novo in ampliamenti circoscritti ma concentrici in cui ero sempre io il centro. Dio è un piccolo punto al centro del foglio bianco, il buco lasciato dall’ago del compasso. Il resto siamo noi, punte di grafite, circonferenze d’ogni dimensione, infinite, infinitesimali. Tutti siamo anche all’interno del foro. Un insieme di persone che forma un manicomio, un circo, un ospizio, una banda musicale, una farsa, un dramma, un sorriso, una carezza, un po’ di tenerezza ma anche di paura. Quella di vivere, quella di morire, quella di esistere, quella del futuro, quella di avere paura, non si può amare per forza solo per pensare positivo, a volte è bene cadere, graffiarsi, farsi male e risorgere attraverso una cura profonda che amare la superficialità vuota della ragione. Meglio la follia pura che ha il suo modo di esistere, ma d’altronde siamo tutti un po’ folli anche se tanti se ne vergognano e cercano di dare un senso all’esistenza umana attraverso l’insegnamento di modi di comportamento falsi e propagandistici. Sai che son sempre contro. So di essere nel giusto e tanto mi basta ma ci sono momenti in cui lo sconforto abbatte in un soffio le mie pareti di certezze apparenti, le credevo sicure, radicate ma poco dopo non ci son più. Poi il sole ritorna dal suo viaggio nelle tenebre, energia che riaffiora, che si sposa con la vita.

© Carlo Becattini

Filastrocca

Fregio 220119 col
Disegno personale – Fregio – 2019 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(20 giugno 2003 – n° 933)

Stringi stringi ben le mele

chi l’ha in culo se lo tiene

stringi forte stringi bene

che nel culo non conviene.

© Carlo Becattini