E se…

10 marzo 2010

Come sempre si sedette davanti al computer, le mani sulla tastiera, piccoli movimenti delle dita trasformavano i suoi pensieri in frasi; in sottofondo parole e musica di due cantanti donne che si alternavano all’infinito con le stesse canzoni. Era il momento del riposo, l’attimo che conclude il giorno, nel particolare un giorno faticoso e stressante che gli aveva regalato un forte mal di testa ed un nodo allo stomaco che sin dalla mattina lo torturava, pensieri, voci, frasi, parole, tante parole ascoltate, dette e richieste per ipotizzare il probabile futuro possibile. Si chiedeva come avrebbe potuto dirle ciò che gli era accaduto senza rattristarla, senza sciuparle l’attimo sereno: stava per perdere il lavoro, l’aveva saputo quella mattina ed era stato come ricevere una mazzata, nessuno si aspettava quella soluzione così drastica che metteva in dubbio il futuro di tante persone. Per lui non c’erano problemi, almeno non per il momento, ma pensava a chi aveva i figli piccoli, i mutui da pagare, tanti impegni presi che ora si trasformavano inevitabilmente in trappole. La voce della cantante l’accarezzava e lo tranquillizzava ma ancora non era riuscito a rilassarsi, vedeva avvicinarsi quell’orribile ed enorme punto interrogativo che proveniva dal futuro, infido e sinuoso come un serpente e si sentiva in obbligo di porsi ancora fiumi di domande senza risposta, voleva trovare il conforto di una spalla su cui posare il capo, chiudere gli occhi e finalmente riposare, cancellare questo incubo che lo teneva sveglio mentre i suoi occhi tristi si specchiavano sul foglio della lettera, pensando di posarle il capo sulla spalla, chiudere gli occhi e finalmente dormire… ma forse questo era solo decadente romanticismo indotto dall’altra canzone che ancora sentiva in sottofondo, comunque sia infilò la lettera dentro la bottiglia vuota, la sigillò e la gettò nel mare.

© Carlo Becattini

Attese

LA finestra 0417 col
Disegno personale – La finestra – 2017 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(22 giugno 2003 – n° 936)

L’attesa rovina l’esistenza,
muoiono in successione:
il calore,
il colore,
l’amore,
la morte.

Aspettando la vita
muore il dolore,
ritorna il calore,
diventa colore.

Per l’amore e la morte
non si può attendere,
vanno vissuti al momento.

© Carlo Becattini