Tra ricordi e puttane

27 ottobre 2010

Che bellezza aprire la posta e trovarti rannicchiata tra il ricordo e l’intenzione, tra l’emozione ed il sentimento, come colei che ha bisogno di versare un po’ di lacrime per sentirsi viva, ma già lo facevi circa trent’anni fa.
Piacciono anche a me quelle poesie, sono le mie creature ma le ho rilette volentieri, ecco la prova che a volte l’ispirazione non è indispensabile.
Se stasera sono qui è (perchè ti voglio bene, è perchè tu hai bisogno di me, anche se non lo sai… diceva la canzone di Tenco) per raccontarti del mio ritorno a casa, il solito viaggio, la solita strada, (bianca come il sale, il grano da crescere, i campi da arare… diceva un’altra canzone di Tenco) ma stavolta di notte, con altri pensieri.
Il buio della notte, freddo pungente, il riscaldamento dell’auto in funzione, le luci interne simili a tanti led colorati, le luci esterne invece spianano la strada.
Stranamente stasera non c’è nessuno per strada e guido nella più assoluta tranquillità tornando a casa dopo un giorno di lavoro.
La mente è sgombra dai pensieri inquinanti e vaga sollecitata da ciò che percepisco attorno a me. Musica, è sempre lei che mi guida e stavolta indirizza i miei pensieri alla prima metà degli anni ottanta quando questa musica da discoteca era quella del momento, quella che tutti ballavano ed anche noi l’abbiamo fatto, perchè siamo anche andati insieme in discoteca, e mi sono soffermato a riflettere cercando un ricordo appropriato, ma non l’ho trovato.
Sì facendo ho scorso un campionario dei nostri incontri e l’ho diviso a gruppi: quelli al piano bar, in discoteca, in camera tua, a casa mia, al cinema, in auto, a passeggio per la città, al ristorante, ed altri, ovviamente la mente ci mette un attimo a fare queste considerazioni, mentre scriverle diventa lungo e noioso.
Mi sono soffermato su alcune tue immagini, come quella dove stai con le mani dietro la schiena e ti appoggi alla finestra di camera, sei vestita elegante con un abito scuro, la gonna sopra il ginocchio, calze nere, mi parli, ed io, che m’imprimo la tua immagine indelebilmente nella memoria, sono davanti a te.
La musica intanto è cambiata ma il genere è lo stesso, mi delizia e mi aiuta a passare da un pensiero all’altro come anelli di una catena che può spezzarsi in ogni momento o prendere direzioni diverse, le più disparate, non c’è nulla di più incerto delle associazioni d’idee.
Sono rimasto un po’ a spaziare nella tua camera, il tavolino accanto alla finestra, il letto dove sedevamo spesso ad ascoltare musica e raccontarci tante cose belle, le casse dello stereo in alto sull’armadio a ponte sopra il letto, ancora altre immagini di te, con il vestitino verde, quello corto corto di cui abbiamo parlato, poi sai, gira e rigira, i ricordi son sempre quelli e fanno sempre piacere. Mi sono ritrovato a sorridere tra me e me, sereno, rilassato, sono alle porte di Firenze, Peretola e poi Viale Guidoni. Il buio è sfrondato dall’illuminazione pubblica ed il traffico è un poco più vivace, tutto intorno un gran puttanaio.
Si, hai capito proprio bene, in questo punto della città è pieno di puttane e la mente parte per la tangente a fare altre considerazioni.
Trenta anni fa andavamo a fare il classico “puttan tour” e lo si faceva nel centro della città a tarda notte, ora invece le puttane stanziano dai benzinai (o dovrei dire pompe di benzina con i doppi sensi del caso), self service della periferia, e ad un’ora nemmeno tanto tarda.
Anche fisicamente sono molto cambiate, oggi sono alte, magre, vestite con stivaloni e calzamaglia che lascia vedere le forme (potrei cadere sullo scurrile e raccontare di grandi culi che non sono certo italiani).
Tutto questo mi ha incuriosito a livello storico e statistico ma che squallore, quanto sono miseri gli uomini che si lasciano guidare solo dall’istinto e dal sesso, e quanto ci sanno fare le donne per adescarli (poi certamente ci sono altre storie ed altre situazioni, ma ora voglio solo generalizzare).
Pensavo che sono proprio contento di non essere mai stato con una di queste donne in tutta la mia vita, e pensare che si sono anche presentate delle occasioni con gli amici, persino con il babbo che quand’ero più giovane, a quanto pare, si preoccupava di farmi perdere la verginità, una cosa che ora mi fa sorridere.
Ho ripensato a quella volta quando eravamo a Napoli, in un albergo vecchio stile per non dire decadente e pieno di puttane (l’hanno chiuso l’anno seguente), e lui mi ha chiesto se volevo andarci. Ho rifiutato dicendo che non mi interessava, a dire la verità mi facevano anche un po’ schifo quelle donne grasse, vecchie e volgari… ero ancora un ragazzino.
A volte devono essere i figli ad avere un po’ di sale in zucca!
E così via, di ripensamento in ripensamento, tra un collegamento mentale ed un altro sono arrivato a casa.
Certo, tutto ciò che ho scritto non rende la benchè minima idea di quelli che erano i miei pensieri e le mie associazioni mentali che purtroppo sono andate a sfaldarsi con la cena in solitaria, data l’ora tarda. Dopo tanto sono contento di aver avuto ancora l’occasione di ospitarti nei miei pensieri con rammarico per la telepatia che a volte (e con l’età) si sta rivelando una utopia, ma non è detta l’ultima parola. Che altro scriverti adesso che la mezzanotte è passata da un’ora e un quarto non so, quindi sigillo l’ennesima bottiglia e la scaglio in mare, prima o poi ne leggerai il messaggio, sempre che io non sia morto prima, su questa isola deserta.

© Carlo Becattini

Senza tempo

Un sogno 220417 col
Disegno personale – Un sogno – 2017 – Tecnica mista: parole e inchiostro su carta, colore virtuale

(27 luglio 2003 – n° 946)

Niente più ricordi,
solo presente in ogni suo istante,
un presente infinito fatto di momenti,
segmenti, tratti, rette, punti.

Il presente di ogni mio istante,
fotogrammi di me,
cellule della mia esistenza,
di questa fisicità forzata.

© Carlo Becattini