Elena

27 giugno 2007

Lentamente affioro alla realtà di questo anno a cui ho dedicato le mie ultime letture: un ottimo libro intitolato Elena di Troia – Dea, Principessa, Puttana – di Hugues Bettany che seguendo percorsi storici che vanno da culti preistorici ai luoghi mitologici e dell’Iliade, ipotizza che Elena sia realmente vissuta come regina di Micene.
Veramente un buon libro che mi ha appassionato molto nella comprensione di questo personaggio femminile che ha varcato i secoli per giungere fino a noi.
In questa fine di giugno il nome Elena mi riporta alla mente una ragazza della mia adolescenza, e non posso esimermi dal tracciare poche righe su di lei per darle un posto nelle mie memorie partendo da una frase letta nel libro che mi è piaciuta in particolar modo: “E’ questo il volto che sospinse in mare mille navi?
Non potevo crederlo, ma ho coscienza di questa verità. L’ho vissuta.

C’è stata Elena ed io la ricordo.
Lo sguardo stranito ma sensuale.
L’abito corto sopra le ginocchia, le gambe nude di una bambina.
Elena.
Colei che non ha conosciuto il futuro, che non è cresciuta ed è rimasta l’ingenua di sempre.
L’amica grulla, dicevano.
Molto meno di pazza, molto meno di normale.
Mi rendeva felice vederla e starle vicino.
Mi tocca il cuore ricordarla.
Era presente come una icona, come un fondale, come un panorama ma non c’era.
Giocava con noi e riusciva a farci provare la sua assenza fisica.
Ecco quella svampita che arriva, dicevano le amiche, quelle piccole serpi tutte denti e veleno.
Ecco Elena, pensavo.
L’osservavo e mi sentivo protettivo nei suoi confronti.
Volevo compensare la sua mancanza con l’affetto disinteressato, sincero.
Farle scudo e proteggerla dai veleni di quei denti acuminati, da quelle bocche pronte ad offendere.
Poteva essere lei il volto che sospinse in mare mille navi, potrebbe farlo ancora.
Non posso dimenticare quello sguardo, il sorriso dissociato, la giovane età.
E’ rimasta la compagna fedele, la custode del tempo andato, di quello vissuto, anche se ogni tanto scende in strada per correre con noi, giocando ad aggiungere un livido a quelli che già segnano le sue magre gambe bianche.

© Carlo Becattini

Il recinto

2016-06-23 Caspar David Friedrich - Plowed Field (particolare sfocato) - 1830
Caspar David Friedrich – Plowed Field (particolare sfocato) – 1830

(19 novembre 2003 – n° 949)

Pali piantati nel terreno
in attesa della rinascita
che non avverrà.

Strumenti dell’uomo
seriali
sfocati dalla nebbia
si rincorrono
statici sul prato.

Carezzati dallo scattante
scivolare della rugiada,
ma rassegnati nel subire
la lenta decomposizione,
immobili tacciono
preda delle intemperie.

© Carlo Becattini