I cavalli di Benedetta

2013

Mi sovvenne in mente ancora un’associazione di idee, incomprensibile alla ragione, che assunse le sembianze di una ragazza di nome Benedetta, un’altra delle mie compagne di scuola.
Benedetta era bionda, ma dire che aveva i capelli gialli e un po’ stopposi è più esatto.
Indossava spesso gonnelline corte sopra le ginocchia, calzettoni e mocassini che avevano ben poco di femminile.
Sbirciare le sue gambe mentre sedeva al banco era quasi d’obbligo anche se lei non se ne curava più di tanto.
Il suo maggiore interesse erano i cavalli, li amava al di sopra di ogni cosa e tutto ciò che la impegnava aveva a che fare con quegli animali.
Non ho mai capito se i ragazzi nutrissero per lei un minimo di interesse o se era lei che li ripagava con la stessa moneta.
Mi incuriosiva e l’osservavo spesso anche con malizia.
Aveva un bel sorriso aperto e l’abitudine di tenere le gambe posizionate allo stesso modo del sorriso.
Era così sinceramente spontanea che tutto in lei diventava subito naturale liberandosi di ogni apparenza.
Però c’era qualcosa che non mi piaceva, non saprei definire cosa, era una sensazione che provavo quando giocavo con la fantasia a immaginarci insieme.
Forse dipendeva dal suo nome, certe cose vengono segnate dal destino in modo indelebile perché il nome reca già in se l’embrione della persona a cui sarebbe appartenuto.

© Carlo Becattini

L’inganno

 

2017-01-19. Paul Ranson - Fallen Stars - 1900
Paul Ranson – Fallen Stars – 1900

(28 novembre 2003 – n° 955)

Tirata,
esposta, affusolata,
intravista, desiderata,
vellutata, profumata,
deliziosa e deliziata,
macchia rossa sul viso,
ombre scure sui seni,
desiderio e passione,
linee su linee
sovrapposte a schiudere
labbra su labbra.

Mistero del dentro,
il contenuto siamo noi,
nel profondo il mistero
del desiderio,
del ritorno.
La carne scioglie
il ventre di desiderio
erigendosi a divinità
dispensatrice di vita,
sconvolgendo,
ingannando.

© Carlo Becattini