L’appello delle ragazze

2013

Erano tante le ragazze che popolavano la mia classe e la mia testa, facevo l’appello chiamandole tutte col loro nome:
Alessandra, Anna Maria, Benedetta, Cecilia, Cinzia, Donatella, Fiorella, Grazia, Margherita, Maria Stella, Maria Teresa, Silvia, Susanna, Vanna.
Erano tutte ragazze incontrate per caso, conosciute per destino, insieme abbiamo condiviso la sfera della conoscenza sotto ogni aspetto vitale.
Abbiamo piegato le braccia per toccarci, chiuso le mani negli abbracci falsi ed in quelli sinceri, studiato la fisiognomica dei nostri volti, sfiorato, delineato, disegnato i contorni dei nostri corpi, definito i confini del nostro spazio interno.
Tutte le nostre differenze sono state oggetto di studio, ogni differenza era normalità.
Abbiamo giocato in quel gioco di anime ed incastri, pedine viventi di un puzzle emotivo.
Abbiamo riso, pianto, parlato, corso, dormito.
Abbiamo usato tutti i nostri sensi che a quella giovane età sono ben più di cinque e ci siamo esaltati, ognuno secondo il proprio potere, secondo il proprio volere.
Liberi come un branco di giovani animali, pura energia, anime in formazione non potemmo mai più scordare quei giorni di vita comune.

© Carlo Becattini

Aleatoria

Sezione di maniglia in ottone

25 gennaio 2019

Creato tutto,
assolto ogni,
l’incomprensione
è un belato di pecora,
il salto di un montone,
la paura dell’agnellino,
nel mentre l’agnelletto canta
saltando di palo in frasca,
il fiasco si spoglia
per farsi bottiglia,
gli oggetti non hanno
problemi di sesso
ma sul comodino dorme
la dentiera di un panino,
la frutta marcisce nel frullatore,
è incazzata,
non vuole essere mescolata,
ma mantenere la propria identità,
il miele cola lungo le tue scapole,
nell’incavo della schiena
si forma un lago dolciastro
poco prima del monte culo,
e poi giù,
lungo i fianchi torrenti di lava
collosa
che la lingua raccoglie,
tra la passione ed il solletico,
così tutto è creato,
così ognuno è assolto,
siamo tutti beati,
e nell’attesa della santità
ci abbracciamo,
nell’errore di un attimo
che ci sconvolgerà.
La mano si materializzò dal nulla,
offriva coni gelato da leccare
come falli dell’orgia o,
a seconda delle tendenze,
orchidee vulvari zuccherine,
anch’esse da leccare.
Come nella vita,
tutto ebbe termine
nel gran lecchìo globale
del mondo materiale,
dove non c’è morale,
dove non c’è rimedio,
dove tutto è aleatorio
e fine a se stesso,
perché, come dice il proverbio:
se ce l’hai lungo e fino
te lo puoi ficcare anche nel culo
senza dover incolpare nessuno.

© Carlo Becattini

Occhi al cielo

2017-02-10 Henry Farrer - Winter scene in moonlight
Henry Farrer – Winter scene in moonlight

(12 dicembre 2003 – n° 959)

Cielo graffiato
da comete gravide
di umanità.

Scie d’argento.

Il momento è giunto
sparsi si raggruppano
ordinati partono.

Punte che indicano
la via da seguire
a seguire vanno.

© Carlo Becattini