Lottando con Laura

2013

Quanto sei grande Laura, guarda un po’, non ridere, ti arrivo appena al seno, le dicevo serio.
Era cresciuta tutta insieme, tutta subito, ed io, che stavo crescendo un poco alla volta, avrò comunque il tempo di raggiungerla.
Il suo sorriso era bello, anche lo sguardo, sempre così serena.
Mi piaceva.
Anche tu mi piaci, diceva, posandomi una mano sulla testa con affetto e tenerezza.
Al di fuori dell’orario scolastico ci incontravamo per compensare il tempo perduto alla uscita dalla scuola.
Volevamo stare insieme il più a lungo possibile ma appena attraversata la strada davanti alla scuola lei era già a casa.
Non era giusto.
Ci eravamo appena presi per mano che dovevamo già lasciarci.
Portava sempre i capelli lunghi, lisci, raccolti sulla nuca da un fermaglio e lasciati cadere lungo le schiena.
Non era bellissima, ma chi lo era in quell’epoca ed in quell’età così sgraziate? Fortunatamente per noi l’aspetto fisico non ci creava problemi.
Ci piacevamo per ciò che veramente eravamo, per l’aspetto interiore che giorno dopo giorno scoprivamo sui banchi di scuola e su quelli della vita, da persone libere.
Se la differenza di statura poteva essere un potenziale problema, non lo facemmo mai pesare anzi, a volte ne ridevamo per primi, prendendoci bonariamente in giro.
C’è stato un tempo in cui il contatto fisico era ricercatissimo, con tutte le sue implicazioni recondite ed ovviamente le più evidenti e scontate.
Anche solo sfiorarsi le mani provocava piccole emozioni.
La lotta era la scusa preferita per stringersi, toccarsi ovunque, senza dover dare spiegazioni.
Durante la lotta corpo a corpo tutto era permesso ed allora, per toccarci, ci picchiavamo.
Non lo facevamo seriamente, ma eravamo spesso avvinghiati uno all’altra a rotolarci per terra, in tutto e per tutto come cuccioli di animali dediti al gioco.
Imparammo l’arte raffinata del contatto fisico e del piacere che se ne poteva trarre. Comunque, passata la bagarre iniziale, il piacere si è sempre rivelato per essere un particolare stato mentale e lo divenne a tal punto che non avemmo più bisogno di usare il senso del tatto.
Ho perduto da eoni la voglia di toccare, così come rifuggo dalla semplice stretta di mano: orripilante abitudine sociale, eppure una volta era diverso.
Col tempo e gli anni ci si rende conto che il corpo non è più necessario.
Possiamo disfarcene perché dove andremo non ci servirà.
L’amore rimane invece, sempre e comunque.
Donne e Uomini saranno sempre uniti anche contro la loro volontà, sono due entità complementari sia nel corpo che nella mente, ma non solo: all’interno di ognuno di noi esiste a sua volta ancora la stessa dualità.
Avete mai ascoltato la voce femminile che si cela in ogni uomo?
E la voce maschile che si cela in ogni donna?
Sono voci che fanno quasi paura perché non le conosciamo, portiamo racchiusi in noi aspetti sconosciuti e per certi versi terrificanti dell’esistenza umana.
La voce dell’inconscio ha la forza di un boato che erompe dalle profondità della terra, ma quella voce siamo noi, sempre noi, solo noi.

© Carlo Becattini