Essere/i umani

2013

Ogni donna abitava nella propria casa, io risiedevo nella loro mente.
Ero la parte maschile che in loro stazionava, invisibile, silenziosa e paziente.
Ero l’amico, il consigliere, il padre, l’amante, il figlio.
Ero la voce nelle tenebre, il brivido che attraversava la schiena, il lupo cattivo, la mano forte che porgeva la rosa ma anche le spine.
La donna aveva una concezione interiore del proprio universo, della propria esistenza, contrariamente all’uomo che era totalmente predisposto verso l’esteriorità, la superficialità.
La donna era profonda, cosciente, responsabile perché era nella sua natura e nella sessualità ritrovava la propria essenza.
Non dissimile era l’uomo anche se parimenti antitetico.
La forma e la conformazione dei rispettivi sessi rifletteva la mentalità e la concezione interiore degli uomini e delle donne.
Questa soltanto era la differenza che li distingueva che li separava ma che indissolubilmente li univa e attraeva.
Poli opposti. Giorno e Notte. Sole e Luna. Pene e Vagina. Dare e Prendere. Usare ed essere usati.
La Natura la sapeva lunga e vinceva sempre, ma a volte trovava qualcuno che la sfidava e non accettava il suo gioco.
Vincendo la Natura l’emozione si moltiplicava ed il desiderio diventava bruciante passione.
In questo ambito, il ruolo del filo di lana rappresentava la miccia esplosiva, l’amore degli Dei o una sorta di amplesso divino.
Entità incorporee si amavano al pari degli esseri umani, ma quando questi ultimi furono in grado di amarsi solo con la mente, sublimando i propri corpi in energia, allora il filo di lana si fece tenace come una corda e ci legò al desiderio, amplificandolo.
Resistere e viaggiare all’interno di questa passione pura era impresa da asceti, mistici, ma il piacere che se ne poteva trarre era immenso quanto il sorriso di Dio.

© Carlo Becattini

Suor Angela

2016-08-22 Pierre Hubert Subleyras - Nudo di donna - 1740
 Pierre Hubert Subleyras – Nudo di donna – 1740

Prologo

(12 novembre 2005 – n° 973)

Storia di suor Angela
che smarrì la retta via
perdendosi per i campi
nei dintorni del convento.

Divenne leggenda la sua scomparsa.

Suor Angela

(13 novembre 2005 – n° 974)

Orrore orrore
gridavan con sgomento
picchiandosi sul cuore
i frati del convento.

Orrore orrore
che notizia che momento
correvan d’ovunque
tutti i frati con lamento.

Gridavan affannati
il volto rubicondo
suor Angela ha confessati
tutti insieme i suoi peccati.

Nessuno sospettava
che per tutto questo tempo
si fosse fatta cinque amanti
al di fuori del convento.

Il primo lo prese
che non aveva vent’anni
piegata in avanti
le braccia distese
gli cinse i fianchi
finché non si arrese.

Lontano dai fossi
solo sul prato
di capelli rossi
e senza peccato
lo colse come un fiore
come il bimbo sempre amato
e non lo lasciò più
finché giacque stremato.

Stelle negli occhi
amore nei gesti
diventar vecchi
non vuol dire che basti
e ne volle un terzo
avanti con gli anni
maturo e resistente
ove lavava i panni
lo prese dentro l’acqua
l’acqua fresca del torrente
finché non perse i sensi
e non ricordò più niente.

Ecco il soffio del vento
che solleva la gonna
basta un momento
per amare una donna
il volto è radioso
per l’intima visione
di cui il vento grandioso
ha fatto concessione.

Eccolo che arriva
a te si è presentato
è il quarto uomo
e non l’hai cercato
ti cinge i fianchi
ti adagia sul prato
il soffio del vento
ti ha accarezzato.

Come l’ala dell’angelo
che sull’Angela riposa
venne la mano bruna
a cogliere la sua rosa
mistica visione
o grande possessione
nel buio blasfemo
accadde un’intrusione.

Cadde l’ala
cadde l’angelo
cadde l’Angela sul bancone
cadde Cristo, la Madonna
tutti i Santi in processione
cadde la veste
cadde l’ardore
cadde infine il loro amore.

Caddero tutti
tutti per terra
come il gioco
dei bimbi: la guerra.

Nessuno morì
nessuno si fece male
ma solo l’ingiustizia
la fece ripiegare
e la colpì inerme
con ferocia animale.

La voce del vento
giunge leggera
ai frati del convento
che sanno ascoltare
li informa che suor Angela
li ha dovuti abbandonare.

E’ fuggita via lontano
libera dai frati
via dal convento
la calunnia uccide
ogni puro sentimento.

© Carlo Becattini