Intimità

2013

Quando la Civetta mi consegnò il pezzetto di filo di lana seppi che Athena aveva accettato la mia proposta e che era pronta per il gioco.
La raggiunsi nella sua stanza.
Più che una stanza sembrava l’interno di un tempio dell’antica Grecia.
C’erano colonne ovunque.
Al centro un letto, grande, spazioso, su cui giaceva la Dea rigidamente distesa, completamente vestita.
Sembrava pronta per il suo funerale invece che per un gioco amoroso.
L’intreccio dei lacci di cuoio dei sandali le saliva fin sopra i polpacci ed aveva il corpo coperto dal peplo che lei stessa aveva tessuto con arte sapiente, le spalle erano avvolte da uno strano scialle con le frange.
In testa aveva l’elmo completamente calato che in quella posizione doveva darle anche noia.
Aveva posato lungo un fianco la lunga lancia e sul proprio corpo lo scudo.
L’immagine era d’effetto per scenografia e bellezza.
Athena celebrava se stessa rilucendo tutta di vita e d’oro ma era certa di quel che stava facendo?
Nel vederla quasi scoppiai a ridere ma ebbi la forza di trattenermi.
Possibile che non sapesse proprio niente in fatto d’amore e di incontri con gli uomini con cui avrebbe giaciuto, anche se in modo particolare, come nel nostro caso.
La sua purezza mi disarmò e mi fece tenerezza.
Era proprio come credevo che fosse e volevo stare con lei proprio per quel motivo.
Sinceramente non m’importava un granché di avere un rapporto fisico con lei, anche se mi sarebbe piaciuto farle provare quelle sensazioni sconvolgenti e travolgenti che sarebbero scaturite nel fare il gioco del filo di lana, un gioco innocente, tutt’altro che fisico anche se incentrato sul desiderio.
Mi avvicinai, le presi la mano che teneva posata sull’asta della lancia, la baciai e l’invitai ad alzarsi.
Lei, che già tutto sapeva si tirò su, tolse l’elmo e mi sorrise, guardandomi con i suoi grandi occhi azzurri che mi portarono definitivamente alla ragione.
Anch’io le sorrisi, ci guardammo dentro e fu come se fossimo entrambi nudi.
Non potevo perderla.
Ci abbracciammo con il fragore dello scudo che cadeva a terra.

© Carlo Becattini

Riflessi

2017-01-17 Henri de Toulouse-Lautrec - Ragazza che si sistema i capelli - 1896
 Henri de Toulouse-Lautrec – Ragazza che si sistema i capelli – 1896

(22 dicembre 2005 – n° 975)

Ricordo il riflesso della luce
sulle labbra lucide,
e lo sguardo, oh si …
lo sguardo penetrante,
sprizzante di vita,
occhi di rimmel
quanta malinconia in noi
per ciò che eravamo.

© Carlo Becattini