Il rumore del mare

23 luglio 2011

Dopo giorni di sofferenza ho potuto esprimere la mia creativita’ con un nuovo disco, canzoni scaturite da alcune mie riflessioni sul mare e sulla vita condotta in questo luogo marino. Cambia la prospettiva, la visione e’ da uomo, più’ matura, quindi nostalgia forse, ma non rimpianto, tutto scritto stamani al risveglio di primissimo mattino, e mi ha anche sollevato il morale, un po’ a terra. Le ho scritte tutte di getto e nello stesso ordine in cui le leggerai, una forza impellente che mi ha costretto a scrivere, come a volte accade, senza premeditazione a tavolino, come posso aver fatto nella stesura dei dischi precedenti.

LpIl rumore del mare

Lato A

1 – Un pensiero
2 – Barbara
3 – Amici miei
4 – Lungo la strada
5 – Dimmi ora

Lato B

6 – Dietro il vetro
7 – Una lacrima
8 – Il vento tra le canne
9 – Ricordi di noi?
10 – Il rumore del mare

Versilia 23 luglio 2011
Testi e musica © Carlo Becattini

Lato A

1 – Un pensiero

Tutto è nato dal rumore del mare nel vero senso della parola, il mare riesce ad essere abbastanza rumoroso e quando è mosso, ancora di più, diventando persino ossessivo. Hai la certezza che non sarà mai silenzio! Ma il rumore del mare è anche l’amplificazione delle mie sensazioni interne e dei miei ricordi, incessantemente richiamati alla memoria, proprio dal fatto di trovarmi in un luogo marino che ho frequentato da una vita.

Cercavo di vedere
la grandezza di quel
pensiero
ma gli occhi miei
vedevano solo mare,

acque burrascose
di salmastro e
amarezza:
quell’amore che tanto
mi ha fatto soffrire.

2 – Barbara

Tutto è nato da una poesia di Jacques Prévert intitolata Barbara che mi è tornata prepotentemente alla memoria avendola studiata anche in francese a scuola, e che mi ha ricordato quanto amassi il poeta e la sua poesia-rivelazione.
Tutto è nato da una canzone di Fabrizio de Andrè prima maniera che cantava una canzone intitolata Barbara, un’altra Barbara, e poi le idee si associano e la mente vaga per conto suo, ed io ci vado di mezzo!

E tu Barbara
da sempre là,
ricordi: sur Brest
ce jour-là,
pioveva

e quella pioggia ha lavato
il mio ricordo,
la nostalgia del passato,
la forza di non
averti scordato.

Ancora quel nome:
Bar-ba-ra, scandito
nell’aria,
scolpito nella mente,

ancora il tuo nome
che risale alla foce
della vita.

3 – Amici miei

Tutto è nato da un sogno fatto in un momento di dolore fisico, quasi un delirio, sui miei colleghi di lavoro che come me sono stati licenziati, su quelle amicizie spezzate, una sofferenza interiore incredibile che se me lo avessero detto, non ci avrei creduto.

Camminano lungo le
gallerie abbandonate

– ragazzi cosa ci fate
ancora qui,
perché non ve ne andate –

camminano, inseguendo
un ricordo,
per luoghi desolati
che ho inventato per
trovare conforto

– amici miei andate,
non lasciatevi ingannare,
tutto è finito –

amici miei fatevi
abbracciare,
ignoravo quanto vi ho
voluto bene.

4 – Lungo la strada

Tutto è nato dal ripensamento sulla via da percorrere per giungere al mare e per fare ritorno. Andare o tornare? Partire o restare?

Su e giù
lungo la strada
come un eterno
incessante coito,

rigando l’asfalto,
strusciando i piedi
per aver più piacere
nel dare piacere.

Su e giù
lungo la strada,
c’è chi viene
e chi va …

ma chi va
rimane per sempre!

5 – Dimmi ora

Tutto è nato dalla voglia di porre una domanda alla ex, dopo tanti anni di lontananza il desiderio di sapere se qualcosa del vissuto le è rimasto addosso, o se non esistiamo più.

Dimmi quando è
il momento giusto
per partire

Dimmi quando posso
volgere le spalle
per andare via

Dimmi quando vuoi
ch’io cominci
a rimpiangerti

Dimmi perché è
questo il momento
giusto per cui io
vada

Dimmi perché vuoi
ch’io vada …
ma lo sai già:
vado!

Dimmi se è stato
giusto ch’io
me ne sia andato

Dimmi ora se non hai
mai avuto un po’
di rimpianto

Dimmi ora
se per me
non hai mai pianto.

Lato B

6 – Dietro il vetro

Tutto è nato dal ricordo della ex, tra la nostalgia, l’amarezza e la tenerezza di un rapporto vissuto e concluso proprio col rumore del mare a fare da colonna sonora.

Guardavo quel mare
aggrappandomi al
vetro appannato del
ricordo,
fuori: il vento, il
salmastro,
lontano da me il
mare in tempesta.

Spruzzi sul vetro
rigato d’acqua salata,
quell’acqua verdastra
forse blu,
quell’acqua in cui
ci tuffammo un giorno,
facendoci del male
per il resto dei nostri
giorni.

Osservavo il tramonto
dietro il vetro del
ricordo,
il calare del sole
sull’acque quiete,
il tepore di quel ricordo.

7 – Una lacrima

Tutto nasce dalle lacrime che gli ultimi ripensamenti sono riusciti ad estrarmi dagli occhi, lacrime complete, pesanti come piombo, dolorose come le ferite che rappresentano, ferite d’ogni genere.

Attraverso il peso
ingombrante
di una lacrima
ho compreso quel che
nessuno era riuscito
a dirmi, ho capito
quel che non avevo
appreso: l’insegnamento
più vero arriva
sempre da noi stessi,
siamo noi i migliori
maestri se sappiamo
leggere i segni che
il corpo ci offre.

Sono un recipiente,
contengo solo una
lacrima,
un immenso mare
salato
che mi parla ed
in cui mi specchio:
il salmastro degli occhi
miei.

8 – Il vento tra le canne

Tutto nasce dal buio della notte che cullava un uomo perduto nello stesso buio, disperato ma assente, coinvolto ma paziente, sconvolto ma saggio, emozionato certamente ma cosciente.

Siamo fragili come canne
al vento,
suoniamo, sbattendoci
addosso
a volte ci spezziamo,

siamo, canne d’organo
e soffiamo quel vento
lontano, in alto,
come un richiamo,

sembriamo fragili
ma siamo canne
al vento.

9 – Ricordi di noi?

Tutto è nato da alcune riflessioni e ripensamenti fatti sulla ex, sul nostro ignorarci tutt’ora, dopo oltre vent’anni che non ci parliamo più, e la tentazione è forte di fermarla, di chiederle notizie, ma è forte anche la sensazione di sentirsi assurdo e ridicolo. Ormai è una sconosciuta.

Ricordi di noi?
come potrei scordare…

Ti osservo e ti sento
lontanissima …
e quel ricordo si
assottiglia …
assumendo connotazioni
insolite …
perdendo di senso e
memoria.

Ricordi di noi?
Vorrei riuscire a non
scordare … ma non
so più.

10 – Il rumore del mare

Questo è tutto o forse solo una piccola parte del tutto che ci circonda, non si smette mai di amare, non si smette mai di soffrire, non si smette mai di pensare o di farsene una ragione, non si smette mai di essere se stessi.

Il rumore del mare
è un ricordo incessante
che osservo tramontare
come una lenta discesa
nell’Ade.

28 luglio 2011

Nel pomeriggio sono andato in centro e mi sono soffermato in un negozio di dischi in San Lorenzo che ho spulciato da cima a fondo. C’ero solo io e lo sono rimasto per un bel pezzo a scartabellare cd e godermi la musica sparata a tutto volume nel locale che invitava al movimento ed allo svago, così mi son fatto trasportare da quel ritmo fin quando mi son trovato accanto una ragazza, anche lei presa dalla musica che non riusciva a stare ferma, ci siamo incrociati un sacco di volte, ho seriamente pensato che volesse attirare la mia attenzione e c’è riuscita, se non altro per il profumo. Era un tipo insignificante (senza offesa), normale ragazza, l’aria dell’impiegata appena uscita dal lavoro, dei fascicoli di carte in braccio, e me la ritrovavo sempre intorno. La cosa mi ha divertito, sai, ultimamente quando mi capita di andare a giro per la città mi rendo conto che attiro l’attenzione delle donne, una novità per me, sarà l’abbronzatura, il fisico snello, insomma mi son trovato spesso a chiedermi cosa avrò d’interessante? Va bene, ho detto abbastanza bischerate, sarà la stanchezza che reclama la quiete. Sono contento che il mio ultimo Lp: Il rumore del mare, ti sia piaciuto. Che siano poesie sentite (ops canzoni) non ci sono dubbi e ti posso assicurare che le ho più che sentite!

© Carlo Becattini

Barbara par Jacques Prévert
La canzone di Barbara di Fabrizio de Andrè

Come poeti maledetti

_ Balthus Children - 1937
Balthus – Children – 1937

(13 febbraio 2006 – n° 981)

Giovani come gattini,
teneri come germogli,
giocavamo con i sensi
convinti che fossero
ben più di cinque,
e nei sensi ci perdevamo
con la nostra inesperienza
ed i sogni da sfamare.

Brillavano gli occhi di luce
misteriosa, emanavamo
fluidi evanescenti: la nostra
aura illuminava il buio,
e tutto attorno a noi era
felicità e dolore, sconforto e
amore, sofferenza e piacere,
e leggevamo d’amore e di
morte, noi che d’amore
sapevamo poco, noi che di
morte ancora meno.

E piangevi nel buio della tua
stanza le lacrime dell’adolescenza
mentre io maledicevo il
giorno in cui ero nato.
Ci consolavamo con i poeti
maledetti ed il loro dolore
era per noi sollievo.
E poi sorrisi e timide frasi,
accenni di carezze, ci tenevamo
la mano cercando le stelle
cadenti: segni di un futuro
felice, segnali di un presente
che svanisce sotto i nostri
piedi, sotto i colpi del tempo.
Ma a noi cosa importa
del tempo, ne abbiamo
in abbondanza,
è praticamente infinito.

Dolcezza, tenerezza, carezze,
epidermidi che si sfiorano,
tutto in noi è bellezza,
tutto in noi è stupore e
mistico candore, sapore di
salsedine, sospiri e sussurri,
giochiamo col corpo dall’alba
al tramonto ed oltre, fino a varcare
la soglia del tempo.

© Carlo Becattini