Libri usati in San Frediano

9 aprile 2011

Foto personale – Il negozio in San Frediano

Non potevo stare chiuso in casa, avevo il forte bisogno di andare fuori, sopra tutto di stare a contatto con la natura, infatti ero partito con l’intenzione di andare alle Cascine per l’impellente bisogno di un contatto con la terra, con le piante, con l’acqua, avrei voluto sedermi sulla riva del fiume, sdraiarmi sul prato per perdere coscienza con gli occhi rivolti al cielo azzurro e sconfinato, abbracciare un albero e stringerlo forte da farmi male, è troppo tempo che sono lontano da tutto questo, è ora che cominci a instaurare nuovamente quel bel rapporto che avevo con la natura ed i suoi cicli, il ragazzino che conservo in me vuole ancora emozionarsi nel chinarsi ad annusare un fiore come tanti anni fa.
Di questo ho un bel ricordo, di questo ho ancora bisogno.
Poi invece, i miei passi ai quali avevo dato libero arbitrio, mi hanno condotto fino al quartiere più povero di Firenze, il più vero, fatto di persone semplici, di vecchi che invadono i marciapiedi per sedersi sulle loro sedie di legno impagliate e stare a chiacchiera con tutti quelli che passano, scherzando, sfottendosi o rimpiangendo il tempo che fu.
Ne ho trovato uno, l’ho riconosciuto, un vecchino seduto davanti al suo negozio di libri usati dove andavo da ragazzo a cercare quelli di fantascienza.
Per un attimo sono tornato indietro nel tempo, lui più giovane ma il negozio sempre lo stesso, mi sono rivisto aggrappato alla lunga scala per raggiungere gli scaffali più alti, ricolmi di libri di cui ero assetato.
Sete che veniva frenata solo dalle limitate capacità del portafoglio.
Ero andato oltre ma sono tornato indietro e sono entrato in quel negozio, chiedendo (come una volta) se aveva libri di fantascienza mentre lo sguardo andava a quello scaffale d’un tempo.
Lui, leggendomi lo sguardo, mi ha confermato che erano lì, sempre che mi sarebbe riuscito trovarne.
Sono entrato quasi con timore, quello reverenziale che si ha quando si entra in un luogo sacro.
Tutto era desolazione e devastazione, non c’era un libro al proprio posto, il caos imperversava ovunque ed era impossibile fare ogni tipo di ricerca.
Ho toccato una pila di libri davanti a me che alla prima sollecitazione è crollata fragorosamente a terra, tutto attorno era morte e distruzione.
Ho cercato di guardare su quei ripiani e mi sono sporcato le mani di polvere che da millenni s’era depositata su quelle copertine spiegazzate e scolorite.
Ho desistito.
Avrei voluto offrirmi di rimettere a posto quel negozio, di pulirlo e ritrovare la giusta collocazione a libri e fumetti, tutte cose che l’età del vecchio non gli permetteva più di fare.
Avrei voluto avere abbastanza denaro per comprare tutta quella devastazione per riportarla a nuova vita.
Avrei voluto fermare lo scorrere del tempo ma l’unica cosa che ho avuto la forza di fare è stata quella di andarmene un po’ mesto, salutando quell’uomo che forse non avrò più occasione di vedere, almeno in questa vita.

© Carlo Becattini

Lamento

2016-01-28 Alphonse Osbert - Nymph - 1893
Alphonse Osbert – Nymph – 1893

(14 febbraio 2006 – n° 984)

Di acqua vestita
è calore e candore
odora di mare
è notte stellata
intimo amore
pietra preziosa
vezzo del cuore.

Di vento vestita
porta il tormento
è piacere e dolore
isolato un lamento

© Carlo Becattini