La pelliccia di skuntz

18 febbraio 2010

Sono tanti anni ormai che non passo più qualche giorno di fine estate al mare ed è un dispiacere. Vorrei trovare il tempo per vivere ancora quei giorni completi, fatti di natura spogliata da tutti gli orpelli con cui l’umanità l’addobba per proprio uso e consumo, fatta di colori, di maglioni, di tramonti indimenticabili, odori di salsedine e pineta, silenzi, ricordi, pensieri. Ma tutto ciò pare essere incompatibile con il lavoro, anzi con le disposizioni del datore di lavoro, insensibile alle esigenze dei dipendenti perchè accecato dal conto in banca, dal conto all’estero, dalla cartamoneta in generale! Che squallore, che miseria tutto questo arrabattarsi per niente. Prima o poi farò una settimana di ferie in settembre, chissà. Non è più il tempo di quando andavo al mare a fine scuola e ci restavo fino agli ultimi giorni di settembre, tre mesi da favola vissuti pienamente.
Ma veniamo a stamani, mentre percorrevo la mia mezz’ora di strada per raggiungere il luogo di lavoro ho ricordato la tua pelliccia di Skuntz (di cosa?), ma si può ricordare un capo di vestiario? a quanto pare si, ma è anche vero che c’eri tu dentro, al riparo dal freddo. Non ho più memoria da dove abbia vuto origine il termine Skuntz (scritto a piacer mio), ma so che la chiamavo così per una storpiatura del suo vero nome.
Ancora strada da percorrere, pioggia e traffico, mentre mi chiedevo se fumi ancora. Cavolo quante sigarette abbiamo fumato. Sono undici anni che ho smesso.
Tratto finale della strada, pioggia e rettilineo, piana di campi, musica come al solito e altre riflessioni… sai, ho scoperto la musicalità della lingua tedesca (impensabile per me fino a poco tempo fa), peccato che sia negato per le lingue, però mi arrangio attraverso la musica (linguaggio universale), insomma, capto tanti segnali provenienti da fonti più disparate, dall’arte, dalla musica, che mi conducono inevitabilmente verso la cultura tedesca (totalmente ignorata fino ad ora). Con l’occasione ricordo una ragazza di quattro anni più giovane di me, con cui stavo nel periodo del servizio militare, che seguiva un corso di tedesco. Mi chiedevo cosa ci trovasse in quella lingua per me orribile e sgraziata, ma ero solo un povero stupido presuntuoso. Sono felice quindi di aver aggiunto questo nuovo interesse ai tanti altri, una nuova fonte di scoperta e conseguentemente di piacere intellettuale che spesso si trasforma anche in benessere fisico. Equilibrio dell’anima. Sto bene, come ti ho detto mi sento proprio bene mentalmente, il corpo… va bè, ogni tanto fa i capricci.
Se mi vuoi, puoi trovarmi sempre qui, su quest’isola deserta a scrivere lettere.

© Carlo Becattini