E musica sia

Ecco la primavera (Francesco Landini)

30 novembre 2009

Ed eccomi all’opera lirica. Oggi proprio non ho freni. Anche qui, però, la voglio prendere larga. Quando ero bambino (cavolo, dirai, ma quanto la prende larga?) c’erano in casa dei librettini con il testo delle opere e mi divertivo a leggerli attirato soprattutto dalle copertine in stile floreale ed anche perchè erano piuttosto vecchi. Tosca, Manon Lescaut, Aida, Madama Butterfly, e tante altre opere più o meno famose. A quei tempi la Rai trasmetteva tali opere, ancora la tv non era a colori e ricordo di essere rimasto a guardarne qualcuna aiutato dalla presenza in casa di quei libretti, in particolare Madama Butterfly che mi capiterà di vedere altre volte, ma sempre alla televisione. Non ricordo se mi piacevano veramente o se era solo curiosità, comunque sia le ho viste. Oggi quanti bambini farebbero lo stesso a parità di programma televisivo? Tutto ciò che ha a che fare con la musica ed il canto mi ha sempre interessato. A tutt’oggi non ho mai visto un’opera dal vivo e certamente ritengo possa piacermi, debitamente preparato, ma non so per quanto. Al momento l’opera lirica è agli ultimi posti dei miei interessi musicali, molto vicina a quelli che non diverranno mai tali. In campo musicale ho letto ed ascoltato tantissimo procedendo a settori, a scomparti, dopo il lungo periodo spontaneo dettato dalla gioventù quando era la canzone a dettare legge ed io solo un ragazzo preda delle sue parole, della sua musica, delle emozioni che sapeva scatenare. Poi uno s’incartapecorisce, gli nasce il pelo sul cuore ed è sempre meno propenso ad emozionarsi, ma non perchè non vuole più, anzi, il problema è che non gli riesce più! Dai cantautori sono passato con naturalezza alla scoperta della musica celtica, scozzese, irlandese e relative tradizioni. Poi mi è preso l’interesse per gli strumenti musicali antichi con particolare riferimento al medioevo: liuti, organi, harpsychord, vielle a rue (ghironda), bombarda, dulcimer, salterio e così via, tanti strumenti che la prima volta, sono forse più belli da vedere che da ascoltare. Ma tutto dipende dalla cultura, dalla conoscenza che si ha o che si vuole acquisire in un certo campo, così prima ho letto la storia degli strumenti, ho letto la storia della musica ed anche la storia degli uomini che facevano quella musica, poi ho comprato i dischi e mi sono dedicato all’ascolto. Ovviamente sono saltati fuori nomi di autori famosi che hanno fatto la storia di questo tipo di musica, persone che hanno vissuto il proprio tempo. L’ascolto è ovviamente dedicato ad una musica eseguita in tempi moderni ed anche fatta da specialisti del settore che a volte si sono trovati costretti ad interpretare tale musica per cercare di renderla simile a come doveva essere in realtà (ovviamente non ci è pervenuta nessuna registrazione) ed in questo mi ha aiutato molto l’ascolto di esecuzioni dirette da Renè Clemencic e David Munrow (pensa, quest’ultimo è morto a 35 anni nel 1976 ed è stato musicista, compositore, storico di musica antica e direttore di orchestra. Capita anche che la propria ricerca si intrecci con personaggi eccezionali dei nostri tempi.) Voglio citare un disco ed un cofanetto che amo particolarmente, il primo è “Ecco la Primavera” musica fiorentina del XIV secolo, eseguito da The Early Music Consort diretto da David Munrow, dove soprattutto vengono eseguite ballate di Francesco Landini; il secondo è una raccolta (3 dischi) di esecuzioni tutte dirette sempre da Munrow ma dalle quali ho conosciuto ed apprezzato compositori come Telemann, Corelli, Praetorius. Dopo la teoria viene la pratica ed ho avuto la fortuna di assistere ad alcuni concerti di musica medievale, per pochi intimi, effettuati all’interno di una piccola chiesetta, sulle colline fuori Firenze. Pochi musicisti muniti di strumenti, il suono particolare, il freddo della chiesa, gli odori di candele e incenso, un’atmosfera stupenda ed una esperienza irripetibile. Pensa, tutto naturale, senza interventi tecnologici e la sensazione di essere finiti in un altro mondo. Il tempo procede senza guardarsi attorno e livella tutto, anche l’interesse per la musica medievale si è affievolito lentamente e non ricordo bene a cos’altro sono passato. Forse il momento buio è arrivato a questo punto ed anche la ricerca nei generi musicali ne ha risentito per farmi tornare alla quotidianità ed ai cantautori (almeno fin quando sono ancora vivi. Ricordi Ivan Graziani, Fabrizio de Andrè, Pierangelo Bertoli, Giorgio Gaber, sono i primi che mi vengono in mente!) Per farla breve, altrimenti scrivo una enciclopedia, un bel giorno, sulla spinta dei ricordi musicali di quando ero ragazzo ho riacceso il mio interesse per la musica progressiva sia italiana (Orme, PFM, BMC, Delirium, tanto per citare i più famosi) che straniera (Genesis, Gentle Giant, Camel, King Crimson, etc.) ma sempre seguendo la via già sperimentata con successo: prima la lettura e poi l’ascolto, e così ho fatto per ogni gruppo o autore da allora ad oggi, coadiuvato da libri, biografie, riviste musicali ad uscita mensile, e tutto quanto potessi reperire. Poi sono passato a dedicarmi alla musica Rock con tutte le sue infinite sfumature e ramificazioni sia del passato che dell’avanguardia (rock classico, metal, punk, hard, e chi più ne ha …) ovviamente la parte forte l’hanno fatta quei gruppi o singoli cantanti che ormai sono delle icone storiche di tale musica. In particolare ho dedicato tanto del mio tempo libero allo studio e ascolto dei Doors, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Lez Zeppelin, Santana, Ten Years After, Cream, e così via, con mia grande soddisfazione, fino a quando ho incontrato sul mio cammino i Grateful Dead. E mi sono inchiodato. Questo gruppo musicale è veramente un colosso, un mostro, e le opere reperibili sono sconfinate, sia per quanto riguarda le letture che l’ascolto. Ho impiegato un anno e mezzo ad ascoltare solo loro. E’ stata un’impresa titanica ma sono contento di averlo fatto. Internet in queste cose è di enorme aiuto. Dopo i Dead, naturale prosecuzione dei miei interessi musicali, sono venuti gli anni sessanta, i figli dei fiori, i primi concerti (Monterey e Woodstock), la beat generation e relative letture, le droghe, Albert Hoffmann (l’inventore dell’LSD, morto l’anno scorso a 102 anni), insomma tutto di tutta quell’epoca fantastica. Mi sono fatto poi una parentesi dedicata alla storia e allo studio degli allucinogeni (ma senza fare pratica, almeno fino ad un mese fa, quando subito dopo l’operazione ho avuto allucinazioni dovute alla morfina che mi hanno somministrato in ospedale come anti dolorifico, poi ti racconterò) ed alla importanza che ha avuto sul lato creativo di ogni artista che ne ha fatto uso. Sempre la droga è il filo che mi collega al Jazz. E’ venuto il momento di sapere qualcosa su questa musica così sgradevole (come pensavo prima di occuparmene, ma poi mi son ricreduto). Per un anno intero ho condotto i miei studi in tale direzione, ho letto, acquistato cd, ed ascoltato musica Jazz in tutte le sue forme. Solo il Free Jazz è inascoltabile, ma il resto va bene, se lo conosci lo ami (ma forse non vale per tutti). Anche questa è stata una bella esperienza trascorsa in compagnia di persone fantastiche le cui vite sono state spesso pari a incubi, sia per le discrimazioni raziali che per l’uso indiscriminato di droghe. Billie Holiday, Charlie Parker, Chet Baker, Charles Mingus, Coleman Hawkins, Dizzy Gillespie, etc. D’estate non mancano gli ascolti dal vivo nelle piazze della città di musica jazz ed a volte ci sono stato, ma bisogna essere in forma anche con lo stomaco perchè una birra fresca ci sta sempre bene insieme.
A questo punto non ne potrai più, bene, alzati, fai due passi, stiracchiati, rifocillati e risiediti che non ho ancora finito (sai, la verità è che sono io che non ne posso più, comincio ad avvertire la stanchezza). Questo a grandi linee il mio percorso legato alla musica ed alle canzoni. In questi ultimi tempi sto ascoltando I Notturni di Chopin e qualche brano di Arcangelo Corelli (La follia ed altri) questo per quanto riguarda la poca musica classica che mi interessa (ma c’è anche dell’altro). Gli ultimi gruppi a cui ho dedicato il mio interesse sono stati I Rammstein ed I Muse, dalla Germania all’Inghilterra.
Ora dovrei ricollegarmi con l’inizio di tutto ciò e chiudere cercando di dare un senso a questa mia follia letteraria, ma ciò che mi era chiaro in partenza, ora è celato dalla foschia (della demenza, potresti aggiungere a questo punto e mandarmi a quel paese). Si parlava di opera lirica, è da lì che sono partito ed lì che torno, come avrai visto se hai letto tutto fino a questo punto, non mi tiro indietro davanti a nulla (aspetta, aspetta, non proprio davanti a nulla, per esempio il rap e l’hip pop non li sopporto e mi istigano alla violenza) e quindi perchè no il melodramma, se vuoi tentare …
Sai mi dispiace concluderla qui, concluderla così, come se mancasse il dolce alla fine d’un lauto pasto ma ogni tanto un po’ di dieta non fa male.

© Carlo Becattini

La prima volta

2015-12-31 John White Alexander - Sunlight
John White Alexander – Sunlight

(15 febbraio 2006 – n° 988)

Sentivo il disagio
montare in me
come l’onda del mare
gravandole addosso
con tutto il mio peso.

Col suo corpo mi accoglieva
incondizionatamente
spronandomi ad affondare,
a lasciarmi andare,
a fidarmi di lei e
della studiata accortezza
con cui aveva preventivato
che sarebbe giunto il momento
che tra poco sarà passato.

Con grande ignoranza
e massimo stupore
confidai in lei
affrontando il destino,
le detti fiducia
il cuore e la ragione,
non avevo motivo per dubitare,
anche se nell’intimo dell’animo
qualcosa urlava il mio terrore.

Non conosco la musica,
ignoro tempo e ritmo,
non conosco la geografia
e plano su terreni sconosciuti
inesplorati, sbagliati,
zone brulle lontane dalla meta.

Conscio e atterrito dall’inesperienza
cerco il buon viso del cattivo gioco
e passo dopo passo
varco il cancello dell’esperienza.

Forse la dimentico,
troppo impegnato su molti fronti,
forse mi travolgo
ed ho problemi di fisica meccanica.

Quanto mi spiace tutto questo,
confidavo nella sua presunta esperienza
ma l’aiuto non giunge,
conscio del vivere una delusione
mi arrangio, elaborando teorie
subito verificate,
e non vedo l’ora che tutto finisca.

Lei non mi aiuta
ed io, che non l’avevo mai fatto
ne so più di lei,
ed avrò occasione di insegnarle
quest’arte
e chiarirle dubbi di natura anatomica.

Nascemmo così,
brancolanti nel buio,
ma abbracciati
arrivammo a domani,
e vedemmo il futuro
con nuova luce.

© Carlo Becattini