Ricordi

7 dicembre 2009

Quello che non hai visto (rispondo alla tua lettera, quella ritrovata tra gli scogli, dentro una bottiglia di birra) nel mio approccio sistematico allo “studio” della musica è la mia sete di emozioni. A parte la musica, che mi piace veramente, cerco anche un modo per emozionarmi, per provare quel brivido che corre lungo la schiena e che si trasforma in veri brividi visibili sulle braccia, emozioni che scuotono ed alle quali devi sottostare con piacere per brevi interminabili momenti.

Ho liberato tutti i ricordi rimasti racchiusi dentro le nostre canzoni,
li ho accolti a braccia aperte,
li ho raccolti e tenuti stretti tra le braccia conserte,
ed in loro mi sono perso.

Altre volte l’emozione sfocia in lacrime che sgorgano improvvisamente dal nulla. Quando ciò accade ho la certezza che ciò che sto ascoltanto ha colpito nel segno. Vedi, ai tempi odierni rimane sempre più difficile provare tutto questo mentre subisco la naturale trasformazione in “cuoio e quercia”, ma è molto facile emozionarmi nel ripensare al passato. Ho vissuto la mia vita preda di emozioni che mi sconvolgevano sempre al pari di un primo bacio, tutte sensazioni stupende, e così le canzoni che ascoltavo, i libri che leggevo, i film che vedevo, le persone che frequentavo, persino i miei scritti, le poesie, riuscivano spesso ad emozionarmi e farmi riprovare sensazione già avute. Ora non più e mi spiace enormemente. Lo stesso vale per la musica. Credo che tutto quanto ci ha formati interiormente sia già stato scritto e giocato nelle prime decine d’anni di vita (non mettiamo un termine a queste decine) ed il resto sia solo ricordo e “ricerca del tempo perduto”, sia solo un viaggio a ritroso fino agli inizi del tempo.

Arriva sempre il momento nella vita, in cui cominciamo ad avere nostalgia del passato. I ricordi si fanno sempre più nitidi, sempre più lontani fino a quando si vive solamente di essi ed il presente perde d’importanza. E’ uno strano fenomeno che inizia così, come per caso, come un gioco, e che poi si trasforma in una ragione di vita.
Ricordi, sensazioni, odori, immagini, sapori, tutto un insieme di conoscenze che credevo perdute ritornano a galla e si ripresentano in tutto il loro splendore, meravigliandomi nel mare di nostalgia che inizialmente travolge ma che in seguito assume connotazioni estranee e distaccanti.
Osservo tutto quanto con comprensione ed affetto, ma anche con la freddezza del distacco.
Avevo sempre saputo di questo strano fenomeno dovuto alla vecchiaia, ma questo patetico fenomeno senile si è rivelato tutt’altro. Stento ancora a crederlo.
Per tutta la vita mi sono inconsciamente preparato a questo evento, lasciando tracce del mio passato per aiutarmi a recuperare il maggior numero di ricordi nel futuro. Ora sono estremamente sollecitato da tutti i ricordi che s’incatenano, moltiplicano, si richiamano a vicenda ed ossessivamente riescono a togliermi il sonno allontanandomi dalla realtà.
Sono succube di un inarrestabile processo di regressione che mi avvicina sempre di più al momento della nascita, ripercorrendo a ritroso, ma in modo caotico, atemporale, non cronologico, tutta la mia vita.
Sono cosciente della trasformazione in atto, sia fisica che psichica: la chiamano invecchiamento ma sono certo che sia ben altro, come un viaggio, ma perché solo io me ne sto rendendo conto? Perché ho coscienza di tutto ciò?
Mi chiedo dove condurrà questo processo apparentemente incontrollabile. Attendo con ansia la rivelazione dei ricordi più lontani, quelli creduti irrimediabilmente perduti: l’infanzia, i primi anni di vita.
E poi? Se il processo continuerà che ricordi potrò mai avere? Ma sono ricordi o è un vero viaggio a ritroso? Nel tempo?
Mi viene da pensare all’universo in espansione ed a colui che viaggiando in esso riesce ad osservarne la nascita.
Il ricordo è la luce ed energia! La traccia lasciata dal nostro viaggiare nel tempo e nello spazio.

All’improvviso la radio mandò in onda una canzone e lui si commosse profondamente;
l’emozione lo squassò rompendo il suo viso al pianto.
Non era per la canzone ma per il rimpianto,
per il ricordo di quando quella melodia lo emozionava
cavalcandogli la schiena con assalti successivi di brividi,
per il dispiacere di non provare più nulla.

Davvero, come è fragile e complicato l’essere umano, com’è ricco di amore ed emozione, come sarebbe bello se non dovessimo dipendere dal corpo per la sopravvivenza e fossimo entità di puro intelletto, incorruttibili, eterne, liberate dalla schiavitù del lavoro e tutt’uno con l’universo, tutt’uno con le altre entità.

© Carlo Becattini

Disegnandoti

2015-07-26 Egon Schiele - Ragazza allo specchio (sfocato)
 Egon Schiele – Ragazza allo specchio (sfocato)

(16 febbraio 2006 – n° 990)

Rimanevo da solo in casa
aspettando di vederla passare,
ingannando il tempo
a delineare il suo volto,
e fantasticavo tracciando
le onde dei capelli
leggere e lievi come risacca.

Espandevo la mente
ad abbracciare il creato
e tale bellezza
mi mozzava il fiato
e inteneriva il cuore,
così lei, nel suo passare.

Volavo sulla sua scia
biasimando l’indifferenza
e ponendomi domande
senza soluzione,
coltivavo nuovamente
una maledizione
che affligge e tormenta.

Finivo il contorno della bocca
con tratti leggeri
delicatamente dosati,
evocavo la realtà
di quelle labbra a me care,
quella pelle così sottile
da farmi smarrire.

L’amore che al cor fugge
e non reca sentimento
l’anima sua e quella altrui
distrugge
recando indicibile tormento.

© Carlo Becattini