Passeggiando

9 marzo 2010

Quel dannatissimo freddo è tornato più agguerrito di prima e si è divertito e si diverte a colpirci con neve, pioggia, vento, uno più gelido dell’altro!
Sabato pomeriggio sono andato con la mia compagna, a giro per Firenze a fare il turista, era una bella giornata di sole, era solo tre giorni fa ed ora … siamo nuovamente a tremare.
Comunque quella passeggiata di più di tre ore mi è proprio piaciuta, era tanto tempo che non lo facevo e mi ha appagato i sensi e l’anima.
Abbiamo passeggiato senza meta con l’unica preoccupazione di evitare le strade affollate dai turisti, ho osservato le caratteristiche architettoniche di tanti palazzi comuni lasciando al turismo quelli storici, cercando di intuire il loro periodo di costruzione, cercando di motivare le scelte estetiche fatte dagli ignoti progettisti, giudicando, assolvendo o condannando a seconda del caso.
Questa è una cosa che faccio spesso anche dentro di me, mi viene spontanea, forse retaggio degli studi di architettura fatti in passato, comunque raccontavo tutte queste mie osservazioni arrivando anche a fare constatazioni sulla mia persona e sulle mie passate potenzialità di progettista.
Poi, passo dopo passo, di strada in strada, di piazza in piazza: Indipendenza, Santissima Annunziata, Azeglio, Santa Croce, Signoria, Repubblica, Strozzi, abbiamo girato ovunque e la luce lentamente variava, ed è variata da giornata di sole al buio della notte passando per tantissime sfumature di colore, sai quel momento in cui si fa buio, in cui le luci delle strade non sono state ancora accese e sono illuminate soltanto dai negozi, luci ovunque ma discrete, come essere in un immenso presepe.
Immerso in questa atmosfera magica mi sono tornate alla mente sensazioni simili provate da ragazzo, quando quattrodicenne andavo a giro per la città, caso mai per raggiungere La Bottega di Fulgenzi, un negozino di là d’Arno, vicino al Cinema Arlecchino, che vendeva inutili oggetti strettamente legati a quel periodo storico (campanellini di bronzo, braccialetti di pelle e ceramica, pendolini da radiestesia, profumi indiani, e tanto altro) per alcuni attimi sono tornato ad essere quel ragazzo che si riempiva gli occhi e gli altri sensi con le variazioni di quella luce del tramonto sulla città circostante, che strana sensazione, che bellezza.
Mi rendo conto che ciò che voglio dire è difficile da esprimere, molto difficile e non so se sono riuscito a rendere l’idea.
Comunque una bellissima giornata.
In questi giorni non ho potuto fare a meno di continuare a pensare tutto quello che mi hai raccontato di te nelle ultime lettere, alternandomi a sensazioni di gioia e dispiacere come in una sorta di tranfert emozionale che forse è solo capacità inconscia d’immedesimazione.
Le tue esperienze mi hanno ricondotto alle mie ed ho riaperto il mio Vaso di Pandora in tutta tranquillità per razzolarci dentro a piene mani credendolo innocuo, ma così non è stato.
Ci sono delle cose, quelle più profonde e nascoste che fatichiamo a portare alla luce proprio per la loro natura e proprio io, che ti riempio la testa di tanti discorsi, ho richiuso quel Vaso. Verrà anche quel momento!

© Carlo Becattini

Schiaffo

_ Edvard Munch - Ceneri
Edvard Munch – Ceneri

(17 febbraio 2006 – n° 992)

Per nostro divertimento,
che bizzarra situazione,
senza proferir lamento
sentir volare lo schiaffone.

Non ricordo come andò
ma quel gesto disumano
con il colpo della mano
sulla guancia si stampò.

Dapprima debolmente
poi gran soddisfazione
spararsi nella mente
la violenza del ceffone.

Seduti a guardarci
fissi negli occhi
aspettando la mano
che ci colpirà il viso.

Dapprima carezza, poi
sempre meno indulgenza,
trasformiamo quel tocco
in goccia di pura violenza.

Mi colpisce e ne ride
sente le dita frizzare
quelle stampate
sulla guancia, avvampare.

© Carlo Becattini