Sarà novembre?

6 novembre 2010

Sarà l’umidità o la nebbia mattutina,
sarà l’atmosfera di questo novembre
colorato di ruggine e mattone, carico di tonalità dall’ocra al marrone,
sarà che siamo fragili come le foglie che il soffio del vento scompiglia,
sarà la dolcezza della canzone che sto ascoltando,
sarà la bellezza del tuo animo,
sarà la mia gratitudine per avermelo fatto guardare,
sarà che a volte riesco ad afferrarti, per brevi intensi attimi,
sarà che poi sfuggi via veloce come la lepre, repentina come lo scoiattolo,
sarà la dolcezza di quel ricordo,
saranno le emozioni che riesci a trasmettere, ma hai ragione,
questo mese trasuda nostalgia, umidore di pioggia e lacrime,
desiderio di comunione e relazione.

Ci sono momenti che arrivano di soppiatto
e ci travolgono emotivamente ma sono belli.

E’da stamani che voglio dirti cose ma cosa non so,
per un attimo l’ispirazione, la visione poetica è tornata
così impellente da lasciare la voglia di scrivere insoddisfatta.

Al diavolo, ho imprecato e mi son detto: un’altra volta!

Peccato per il momento perduto, lucido, già visto, solo da scrivere,
sfumato tra le note di Calypsos incessantemente ascoltata,
che dolcezza in quella voce.

guardami, perchè non parli, fermati prima che sia troppo tardi…
saranno trent’anni che passo da qua …e tu dici perdonami

E’ da stamani che voglio dirti cose ma cosa non so,
prima la vendemmia poi la raccolta delle olive,
la campagna scandisce il tempo da settembre a novembre,
ma in città è scandito dalle code in auto e le ricerche di un parcheggio,
che squallore per queste vite sprecate tra i tubi di scappamento e lo stress.

L’ispirazione è arrivata e se n’è andata tra il rumore delle stoviglie e l’euforia di un attimo, è rimasta la frustrazione di non aver potuto cogliere l’attimo.

E’ da stamani che voglio dirti cose, e so bene cosa,
come vera è la canzone che sto ascoltando: In onda,
mi piace questa voce che non sembra lui, mi piace quel che trasmette.

Mi piace quel che racconti ad arte, sei brava e profonda,
apprezzo le sfumature del pensiero e della narrazione,
letta e riletta anche tra le righe e in essa ti ho riconosciuta,
sai, gli anni non ti hanno cambiata.

Questa città non è più tranquilla come una volta ed i fiorentini veri sono ormai una minoranza.
Questa città non è più nostra ed a volte mi fa paura, e non è certo per la città in se.
Solo pochi giorni fa ero in auto, fermo in coda in Via di Novoli quando a pochi passi da me ho assistito ad una scena da Far West:
un carabiniere, pistola in mano, “giocava” a nascondino tra le auto parcheggiate,
un’altro, in piedi dietro un furgone, con una mano faceva fare inversione alle auto nell’altra corsia (per questo ero fermo), con l’altra puntava il mitra verso la vetrina di una gioielleria dove c’era una rapina in corso e in un attimo mi sono immaginato sotto il fuoco dei rapinatori, e ti dirò che un po’ l’idea mi ha spaventato, per fortuna ci siamo mossi ed ho potuto togliermi da quella incomoda posizione.

Non si sa mai, non si sa mai, quello che al mondo ci può capitar… dicevano Cochi e Renato in una loro canzoncina.

Ho messo insieme colline di parole, montagne di frasi,
ma presto verrà la neve a coprire tutto di bianco,
a portare silenzio e pace in questa vita che ha bisogno di riposo.

E’ da stamani che voglio dirti cose ma cosa non so.

© Carlo Becattini

Il bacio

Henri de Toulouse-Lautrec - Il bacio a letto (1892–1893)
Henri de Toulouse-Lautrec – Il bacio a letto (1892–1893)

(27 febbraio 2006 – n° 996)

Guizzo come un pesce
fuori dall’acqua
ed in essa ricado grave,
spumeggiando goffo
e cieco in cerca di lei.

La scorgo vicina, fugge
ed il suo riso trilla
nell’aria salmastra,
perdendosi tra l’onde
ed il mio incedere.

L’afferro ed a me si aggrappa
mi trascina sotto l’acqua
poi emergiamo abbracciati
cercando l’aria e le labbra
con bocche affamate.

Le gocce di mare
ci solleticano il volto,
insaporiscono il bacio,
un sapore particolare:
d’estate e d’amore.

© Carlo Becattini