Maelstrom

18 novembre 2010

scesa è la notte sulla città grondante pioggia
tutto si allaga, ristagna tra nebbia e rugiada,
al mattino sono foschi i pensieri, incolori,
la vita un film in bianco e nero, come i film
di una volta, quelli così belli che li guardavi
senza saperlo, quelli in cui t’immergevi
fino a toccare il fondo, emozioni sconosciute.

Cristo s’era fermato a Eboli e Nessuno aveva
scagliato il masso lontano nel mare,
alla sera sognavamo ad occhi aperti
tra il sogno e la realtà, tra la fanciullezza
e la clandestinità, com’erano belle quelle
ragazze che si mostravano nel ballo, quel
paese delle meraviglie in bianco e nero.

essenziale, tutto lo era, dai colori invisibili
all’arredo immaginario, essenziale è il
termine giusto per la desolazione di un
pensiero scarno scritto sul muro con
gli ossi di seppia, inciso su quel muro
con la punta del coltello, come una volta
gli amanti sul tronco dell’albero, il loro cuore.

erano musiche, suoni strani, sibili, fruscii,
note mai udite prima, era la voce del futuro
o almeno lo credevamo, si, credevamo
ciecamente in quell’inizio che si è poi
rivelato una fine e la perdita dell’innocenza,
la perdita della ragione e di tante vite,
ora mi chiedo: vissute per niente?

questo correre iridato da mane a sera
ci conduce nella fine gloriosa di una vita
senza pensiero, di una intelligenza
senza ragione, ed io che vivevo in un
mondo avvezzo al ragionamento ed al
pensiero più puro, alla cura di un’idea,
all’espansione di un attimo in eternità.

beh, ora mi sento a disagio tra il dubbio
che il ripensamento non sia altro che
il verso di un animale: un belato ovino;
tutto abbiamo visto dai finestrini di
quel viaggio che ancora non è finito,
abbiamo l’età giusta per sentirci vecchi,
le mani si tengono strette lungo l’altrove.

Stasera volevo scrivere, dovevo scrivere, ed allora ho iniziato a farlo con la mente leggera. Ho scritto quel che hai appena letto, forse è incomprensibile ma ti assicuro che un senso ce l’ha, per me sicuramente. Dentro c’è la piovosa giornata di oggi, il freddo della mattina con le sue nebbie che avvolgono la città e la rendono misteriosa, la tristezza latente che mi porto dentro ormai da tempo, la seconda puntata di un vecchio sceneggiato della Rai intitolato Cristo si è fermato a Eboli che ho visto stamani, i ricordi di altri sceneggiati Rai degli anni settanta, in particolare l’Odissea. Poi la mente ha cominciato a vagare, poi la mia scrittura è divenuta più fluida e le idee sono fluite, mi son fatto sorgente ed ho continuato a scrivere. Ancora ricordi di ragazzo, le trasmissioni televisive di quel tempo, tutte quelle ballerine che c’erano e che mi sembravano belle donne da guardare per sempre, per perdersi in quella bellezza di forme che mi affascinavano ed interessavano sempre di più, per innamorarmi di quei volti, di quegli occhi, di quelle voci. Di quegli sceneggiati ho voluto ricordare e rivivere i tempi lunghi, la recitazione fatta più di silenzi che di dialoghi incalzanti, la totale assenza di musica in sottofondo che non distraeva lo spettatore e lo invitava al pensiero ed alla ragione, alla riflessione su quel che l’attore diceva. Tutto questo oggi non esiste più. Poi quel beh, messo lì come una riflessione, come il belato di una pecora che, a scanso di equivoci, con te non ha nulla a che fare. Non so se avrai mai l’occasione di leggere questa lettera dall’isola, questo mio pensiero umido di pioggia. A volte la solitudine su quest’isola è simile alla recitazione fatta di silenzi e priva di colonna sonora.

© Carlo Becattini

Intimità

2017-04-11. Utamaro - Nella città senza notte
Utamaro – Nella città senza notte

(28 febbraio 2006 – n° 1000)

Odore di pulito,
di crema per la notte.

Le labbra, un bacio,
sapore di Diana,
di acqua fresca.

Il bacio sul collo,
l’odore della pelle,
di aromi speziati.

Tracce di profumo
impresse nella mente.

L’olfatto ha memoria
e m’inebrio
di così tanti ricordi
da riempirmi il naso
d’angoscia …

mi manchi!

© Carlo Becattini