Leggevo Prévert

28 dicembre 2010

Quando ero ragazzo mi piaceva leggere Prévert, m’impersonificavo in lui, nelle sue poesie, in quello che vedeva, in quel che raccontava.
Era un uomo ed io un ragazzo, parlava d’amore, di ragazze vissute o intraviste per strada, conosciute o solamente sfiorate ed io provavo su di me il suo “amare” senza sapere bene cosa fosse, così, d’istinto, perchè mi piaceva, mi faceva stare bene e mi faceva provare emozioni sconosciute.
Ora conosco bene tutto quel che Prévert metteva nella sua poesia, ma non finisce mai di tornarmi in mente e di darmi lezioni.
Sarà l’età, ma quando vedo ragazzi e ragazze che stanno insieme sono contento, felice per loro, per il loro amore, per la loro tenerezza, per quello svelarsi reciproco, per quei sentimenti che andranno ad incontrare.
Mi era successo in passato e mi capitato oggi pomeriggio mentre stavo andando a casa dei genitori.
Appena varcato il nuovo ponticino che sfocia nel viale ho visto una ragazza saltare al collo di un ragazzo, felicissima di averlo incontrato.
Nel frattempo camminavo verso di loro, abbracciati, lei poi lo lasciava e tornava a saltargli al collo che cingeva con le braccia, cercava quasi di scalarlo, gli si aggrappava addosso come a volte fanno i bambini con i genitori.
Io mi avvicinavo osservandoli divertito per tanta gioia e impeto travolgente, lei ora era in punta di piedi, come una ballerina, per baciare sulla bocca quell’uomo molto più alto di lei ed ho realizzato che non erano ragazzini, ma adulti, lui aveva capelli lunghi brizzolati e lei castani (tinti?), non so se coetaenei ma sicuramente felici di essersi ritrovati, di stare insieme, di toccarsi, abbracciarsi, lei proprio non riusciva a smettere di muovere le mani su di lui, lo toccava, palpava come a sentirne la consistenza, gli passava la mano sulla schiena a coprirlo tutto, ad accarezzarlo, tutto questo nel massimo della contentezza e spontaneità, nessuna volgarità, ed io sorridevo tra me e me, ero felice per loro e quelle vibrazioni positive mi hanno raggiunto e reso partecipe di tanta gioia.
Prima che li raggiungessi si son messi in cammino, da prima abbracciati, ognuno che cingeva la vita dell’altro, poi lui si è acceso una sigaretta ma lo impacciava nei movimenti e poco dopo l’ha gettata per poterla tenere per mano, sembravano due bambini felici ed io sulla scia della loro felicità sono arrivato a destinazione mentre loro attraversavano il ponte sul torrente davanti alla chiesa russa e li ho persi di vista. Quell’amore mi ha messo di buon umore per tutto il resto della giornata e adesso ho voluto condividerlo con te.

© Carlo Becattini

Le foglie morte – Poesia di Jacques Prévert

Oh, vorrei tanto che anche tu ricordassi
i giorni felici del nostro amore
Com’era più bella la vita
E com’era più bruciante il sole
Le foglie morte cadono a mucchi
Vedi: non ho dimenticato
Le foglie morte cadono a mucchi
come i ricordi, e i rimpianti
e il vento del nord porta via tutto
nella più fredda notte che dimentica
Vedi: non ho dimenticato
la canzone che mi cantavi

È una canzone che ci somiglia
Tu che mi amavi
e io ti amavo
E vivevamo, noi due, insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza nessun rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi

Le foglie morte cadono a mucchi
e come loro i ricordi, i rimpianti
Ma il mio fedele e silenzioso amore
sorride ancora, dice grazie alla vita
Ti amavo tanto, eri così bella
Come potrei dimenticarti
Com’era più bella la vita
e com’era più bruciante il sole
Eri la mia più dolce amica…
Ma non ho ormai che rimpianti
E la canzone che tu cantavi
la sentirò per sempre

È una canzone che ci somiglia
Tu che mi amavi
e io ti amavo
E vivevamo, noi due, insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza nessun rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi.