Il primo dì di maggio

1 maggio 2015

Non mi frega niente del primo maggio, nemmeno del lavoro che non nobilita l’uomo ma che lo rende simile alla bestia. Il lavoro è mera sopravvivenza, io per vivere devo seguire le mie aspirazioni, il mio essere, il vero motivo per cui sono nato e non è per lavorare ma per realizzarmi. Ancora non ci sono riuscito e per questo soffro, sempre in bilico tra l’orlo del baratro e la gioia esaltante di sentirmi vivo. Non mi realizzo certo nel lavoro anche se lavorare pare sia l’unico modo per avere un po’ di denaro e rimanere con la coscienza pulita. Per ottenere questo bisogna prostituirsi legalmente, fare un contratto e vendersi se non svendersi, rinunciare al proprio tempo per impegnarsi a consumare energia, salute e vita per altri che in cambio ti danno un po’ di soldi. Il sistema è una macchina tritacarne impietosa ed insensibile creata dagli uomini per opprimere se stessi o gli altri, facendogli credere chissà quali cose, ma alla fine uno si ritrova a lavorare tutta la vita vivendo fuori dagli affetti e lontano dalle proprie aspirazioni per adempiere alla sete di governi e meccanismi psicologici creati a misura per soggiogare le persone. Poi c’è la pensione, se ci arrivi e se ti spetta, altrimenti sono cavoli tuoi. Intanto ci hai rimesso vita, gioventù, spensieratezza, guadagnando stress, malattie varie, e non ti sei realizzato per niente. La ciliegina sulla torta è morire insoddisfatto. Capisco l’utilità dell’introito, la necessità di guadagnare qualcosa per tirare avanti, ma poi fermati, goditi la vita, sii egoista perché tu sei il solo, l’unico, il primo che ha bisogno di te. Si nasce e si muore soli, i soldi vanno e vengono, di solito vanno e basta. Quando si muore tutto ciò che è al di fuori di noi, compreso il nostro corpo, non verrà con noi e molto probabilmente anche noi non andremo da nessuna parte, scoppieremo nell’aria come una bella bolla di sapone ed in quel – puff – sarà tutto finito, così non sapremo neanche d’essere stati presi per il didietro per tutta la vita ed oltre. Meglio così, meglio brillare per una frazione di secondo nella luce del sole mentre particelle di acqua e sapone si disperdono nell’aria che oziare in paradiso per l’eternità. All’inferno ci siamo già stati.

© Carlo Becattini