Per un paio di baci sulle guance

5 settembre 2012

Col viso nei tuoi capelli ti bacio due volte, una per lato, le guance si sfiorano come a ignorare la bocca che scivola di lato ad ogni passaggio. Quei fili sottili si agitano e mi solleticano il naso e la faccia per una frazione di secondo interminabile, assaporo il tuo profumo, quella pelle che sa di te e di spezie. Salutarsi col doppio bacio è un rituale dei sensi e nei sensi m’inebrio guardando la linea sinuosa delle orecchie, il collo che s’inclina per farmi posto ed io che lo bacerei, invece dell’aura che ti circonda. Ti guardo e riprendo il sorriso cominciato da lontano, quando eri ancora piccola e lo finisco insieme al tuo che t’illumina il viso e ti fa brillare gli occhi. Ancora non sai quante volte ti rivedrò nella solitudine della notte buia, con quello splendore dipinto sul volto a colorarmi l’anima. Ci sono momenti vissuti con semplicità che si stampano per sempre in noi diventando ricordi indelebili ed appigli sicuri su cui far affidamento, quando la vita ci sorprende nello sconforto o nell’apparente solitudine dell’allontanamento. Ero arrivato da te, l’avevo promesso, approfittando dell’occasione proficua per salutarti, starti vicino o solamente per quello scambio di baci memorabile. Jeans e maglietta contro il tuo bikini, il mio servizio militare contro le tue vacanze, la mia alienazione contro il tuo calore o chissà, viceversa? Ma che importa, eravamo li a sorriderci, siamo qui a parlarci, a raccontare di noi mentre camminiamo lentamente verso l’ombrellone o la riva del mare. Torrenti di sabbia si riversano nelle mie scarpe da ginnastica mentre i tuoi piedi scalzi danzano con miliardi di quei granelli che diventano acqua di mare, ed avanzano e si ritirano come le onde al ritmo del loro rumore infinito.
Oggi il mio ricordo quotidiano era questo, appena affiorato dalle profondità oscure del passato o della memoria, anche se mi viene il dubbio di essermelo inventato. Se non ti avessi ritrovata sicuramente oggi penserei di averti immaginata, perchè a volte mi pare che la vita passata non mi appartenga più e che sia la vita di un altro. E’ una sensazione inquietante, come uno sdoppiamento e spero che non sia né un cambiamento, né tanto meno un abbandono. E’ da stamani che mi racconto questa storia, più e più volte nell’arco della giornata, ed ogni volta sempre più bella. Il massimo della grazia e della poesia l’ho raggiunto dopo pranzo, lungo il tragitto che mi conduceva altrove, una passeggiata in solitario dove ho liberato tutte le potenzialità del pensare. Sapevo che avrei perso tutto e che di quello mi sarebbe rimasto solo il ricordo, ma non ho saputo trattenermi e l’ho sciorinato tutto meravigliandomi di quelle parole che non ho potuto scrivere. Stasera ci ho riprovato ma come ben sai sono momenti impossibili da riprodurre anche se ho voluto farlo lo stesso per dirti che sei sempre viva nei miei ricordi come ricordo, e che sei sempre viva nella realtà come reale. Abbiamo vissuto tutti i nostri tempi, da quelli vecchi a quelli giovani, perchè il nostro tempo fluisce all’inverso, perchè quando torneremo ragazzi c’incontreremo ancora per un paio di baci sulle guance e per donarci un sorriso che c’illuminerà il viso.

© Carlo Becattini

Modestamente

Baron Arild Rosenkrantz – Offering at twilight

(6 marzo 2008 – n° 1039)

Sono il migliore degli uomini,
sono il migliore tra gli Dei,
sono al di sopra di tutto e di tutti,
l’umanità altro non è che
il fastidioso ronzare di un insetto.
E’ tanta la luce che mi avvolge,
non esiste nessuno al pari di me.

© Carlo Becattini