Tra le spighe

Sdraiati tra le spighe
la testa al lago
i tuoi capelli d’oro e di sole
poi la notte
le stelle l’amore
i piedi al lago
ti conosco appena
quale miglior modo
per conoscerci meglio
che presentare le nostre intimità
definite dall’abbronzatura
intonse di colore
bianche come il latte.
Sdraiati tra le spighe
il culo al lago
facciamo ginnastica
aspettando l’alba
ci accontentiamo di così poco
che siamo felici.

Carlo Becattini ©

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Quando ero vivo

Quando ero vivo
ti pensavo continuamente,
ero folle d’amore e di te,
già, quando ero vivo
ero anche giovane,
tutto era esperienza,
crescita, condivisione,
poi tutto è cambiato
con le situazioni
che si accartocciano su se stesse,
con le parole nascoste
che feriscono,
con la lontananza
ed il silenzio che semina oblio.

Quando ero vivo
a settembre cominciava la festa,
ci riempivamo la pancia,
gli occhi, il cuore
con la nostra presenza,
arrivi, partenze, abbracci,
tante scene vissute
e rivissute all’infinito
senza mai annoiarci.

Il bel settembre complice
adesso non c’è più,
rimane il mese,
il suo nome
che voglio scandire
ancora una volta
per ricordarmi di te.

Carlo Becattini ©

La biblioteca

Bella
di damascate stoffe
riccamente vestita
nella penombra
la biblioteca riposa.

Odora di legno
di carte e polvere
respirarla m’inebria
e m’apre porte impensate.

In bilico
tra il presente ed il passato
brividi di vertigine
per quelle parole da svelare.

Il profumo mi porta via
ragazzino sfoglio le pagine
con cura e reverenziale timore
annuso lungo la costola
l’odore del tempo.

Sprofondo in poltrona
e guardando gli scaffali
m’addormento tra le sue braccia
amorevoli
lei sa che condividiamo lo
stesso amore
e culla il mio sonno come
una madre protettiva.

Vorrei stare così per sempre
sognando d’essere un tuo
libro
che giace sullo scaffale
dimenticato.

Un giorno mani amorevoli
mi apriranno per darmi vita
ed io sarò pronto
ad assolvere il mio compito.

Carlo Becattini ©

Settembre

Settembre,
carezza di un tempo,
freschezza,
visitatore o viandante
di colei che passa,
un istante di eternità
custodito nell’anima
e da essa inscindibile,
sei sempre qui,
come quella carezza
del venticello mattutino
che soffia sul sole radente,
quasi malato,
dall’estate guarito,
e mi appresto a vederti arrossire
come le foglie tarde,
ed in quel timido colore
perdermi ancora una volta,
come ogni anno ricorre
il mio cuore sentimentale.

Carlo Becattini ©

Come un tempo

Tornerà l’umanità
come un tempo
a coltivare la tradizione
e tramandare di generazione
in generazione le
caratteristiche dell’appartenenza
alla propria discendenza.

Si erigeranno nuovi confini,
torneranno le frontiere,
la globalità è un sogno
di un folle,
l’utopia non è ragione,
gli uomini sono differenti
e tali vogliono restare.

Carlo Becattini ©

La vecchia Athena

Cuocevo un uovo al tegamino
sopra una grossa pietra.

Tempio di Pallade Athena.

Il sole al tramonto
giocava con le colonne
tingendole d’azzurro e di rosso.

Mi rimproverasti di non
avere rispetto degli Dei.

Avevo fame, poi era solo un uovo.

Invece arrivò lei,
tutta dorata come quando
nacque,
con l’elmo, con la lancia
mi trafisse l’uovo.

A letto senza cena.

Ti spaventasti,
ma era solo una vecchia
decrepita divinità dispettosa
che voleva vendetta per
essere stata dimenticata.

Carlo Becattini ©

Lo smemorato

Dieci anni dopo
non so cosa è successo,
ti guardavo il culo
con occhi libidinosi
e l’aria da intenditore,
poi il vuoto,
non ricordo più niente.

Dieci anni dopo
eravamo in camera,
la mia,
musica a tutto volume,
un bel blues un po’ acido,
ti stavi spogliando,
non so cosa è successo,
ti guardavo il culo
sbavando come un cane
che rosica l’osso,
poi il buio.

Dieci anni dopo
ballavamo in una sala
sconosciuta,
cazzo,
eri arrapante
tutta vestita di verde,
una minigonna sgalettata
praticamente inesistente,
gambe lunghe,
ma non riuscivo
a togliermi dalla testa
l’immagine del tuo culo,
i tuoi, i suoi movimenti,
pareva parlasse,
ma niente di volgare,
era estremamente educato,
poi questa stramaledetta amnesia,
non ricordo più un cazzo!

Carlo Becattini ©

(sottofondo: Ten Years After)

Evocai

Invocai.
Evocai.
Ascoltasti.
Venisti.
Palpabile un presentimento,
quell’ansia in petto,
quello scossone,
mi prendesti per mano,
e nel freddo della notte
sussurrasti un canto.

Vestito di brividi
da capo a piedi
ti sentii o meglio
ti avvertii… e quel canto
fu la direzione per trovarti,
eri fatta solo di sensazioni,
quelle provate nello starti vicino
quelle che mi hanno fatto
perdere il sonno.

Carlo Becattini ©