Il nostro romanticismo

Che stupidità il nostro romanticismo,
quello stare statico come virgolette
ai lati della parola.

Meglio un colpo di cannone artigliere
che stare accoccolati a vedere il sole sparire
e baciarsi sulla sabbia che si raffredda.

Meglio sciabolare l’aria con una scimitarra
tagliarsi, sanguinare e poi ansimare
di stanchezza e dolore nella rinascita
che duellare con misere parole dolci
e sconfinate che fanno accapponare la pelle.

Meglio esserci insultati dal primo momento
che perdere gli anni a venire lesinando
baci, corpi, sospiri e soddisfazione
infine odiarsi per mancanza di spazio.

Che stupidità il nostro romanticismo,
schiavi e strumenti dell’amore
come sacerdoti abbiamo gettato la vita
per dedicarci ad accudirlo.

Carlo Becattini ©

Allontanamento

Lentamente avverto che ti allontani,
il silenzio si fa muro e ci separa,
voglia e interesse scemano e
mi chiedo dei perché che non hanno
senso, come non l’abbiamo più noi,
ormai lontani e soli, da una parte
Luna dall’altra Sole, nell’eterno
inseguirsi senza mai incontrarsi.
Rimangono i sogni, le speranze,
i desideri, tutto ciò che non è stato
impietosamente messo alla gogna
da questa realtà crudele e meschina.
Come sono poveri gli esseri umani…

Carlo Becattini ©

Potrei scriverti per sempre

Potrei scriverti per sempre e
leggermi all’infinito mentre
godo del piacere che mi giunge
dallo scorrere di questa penna
sulla carta quadrettata e nuda,
preda di pensieri blu elettrici,
sinapsi accese tra il buio della
notte e l’alba della vita
che avanza sempre e comunque
in quella direzione che non conduce
da nessuna parte che non sia una fossa,
comunque un luogo ove riposare,
finalmente, per sempre.

Carlo Becattini ©

Demone

Demone che ti vuole nuda
soddisfa i tuoi istinti bestiali
sulla sua pelle diafana tra
il rosso fiamma ed il nero fumo
di un inferno che non esiste
se non qui su questa terra
desolata e brumosa di brame
occulte e pensieri rivelati.

Demone t’amo, quanta pena
per essere così malvagio
quando vorresti ricevere bene
e dare carezze per alleviare
l’anima oppressa dalla
malvagità degli uomini, più
che la tua fama irreale fu
quell’alone diafano a dolere.

Carlo Becattini ©

Amarti

“Amarti…”
col tempo sta perdendo
il senso materiale ed
acquistando connotazioni
spirituali.

“Amarti…”
non vuole dire niente
e non so più perché
ho trascorso due terzi
della vita ad amare l’amore
o tutte le te incontrate.

Ho sacrificato tutta la vita
a parlare d’amore
neanche fossi il suo Dio…
o forse si… chissà…
ed ora cosa rimane se
non il vago ricordo di
una sensazione che scompare.

Carlo Becattini ©

L’anima persa

Non ho riconosciuto la voce
ma il desiderio celato dagli occhi
s’è manifestato come un’apparizione
di quelle sconvolgenti
che cambiano la vita.

T’ho amata da subito se
si può chiamare amore lo
spassionato desiderio di te,
anima che a me sei venuta.

Ma quel desiderio non arrivava
era molto più del mio,
direi possesso da parte tua
e non mi son celato né fuggito,
tutto ti ho donato e subito,
vita compresa e con te son venuto.

Eri morta e non lo sapevo,
eri un fantasma e l’ho ignorato,
eri un’anima persa e t’ho seguita.

Carlo Becattini ©

Sans Filet (senza rete)

Violini di vuoto
strazio lacerante
corde vibranti si
eccitano a vicenda.

Fremo di musica,
brivido e parole
sussurrate
tra il basso ed il piano
poche note a ripetizione
come i colpi di un’arma
da fuoco che arde l’anima
e non esaurisce i colpi.

Ritmo rullante lieve,
appartato sussultare
tra parole in francese
scivolate sulla lingua
come nettare divino
e violino insistente
che lentamente sfuma
sul rullare che muore
tra le note del piano
in chiusura delle danze
da minuetto a silenzio.

Carlo Becattini ©

Greve

Greve è l’animo
greve la parola
tutto non è
in questo momento
in questa esistenza
pagare in sofferenza

unica alternativa
alla partenza
di te
di me
della mente fuori
in cerca di sè.

Greve è la mancanza
greve il fardello
tutti son fuori
in questo momento
in questa presenza
che non vuole andare.

Carlo Becattini ©