Il mio universo

Tetradeca 010517 col
Disegno personale – Senza titolo – 2017 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(21 maggio 2001 – n° 914)

Immerso totalmente in me
gioisco dell’ebbrezza
del sentirmi unico e solo
finalmente entità cosmica
particella sub atomica
infinitesimo del tutto
ma intero universo senziente.

© Carlo Becattini

Ragnarǫk

Uroboros 200119 col
Disegno personale – Uroboros – 2019 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(23 gennaio 2001 – n° 913)

Tra centoventi anni
tutta la popolazione
attualmente vivente
sarà morta!

Tra centoventi anni
tutta la popolazione
sarà rinnovata.

© Carlo Becattini

L’origine

Spazialità 2 120517 col2
Disegno personale – Senza titolo – 2017 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(19 giugno 2000 – n° 911)

Segnando il tempo che passa
attraverso stagioni e intemperie,
la ciclica ripetitività impietosa
lentamente ci unisce alla morte,
tendendo un filo sottile, lungo
quanto l’estensione della vita.

Il nostro centro dell’universo
giace in un punto ben definito
dello spazio tempo a noi noto,
un luogo, una data, un’ora
ben definita e rintracciabile
che inevitabilmente a noi conduce,
ogni volta sulla stessa spirale,
sempre più lontani.

© Carlo Becattini

Il mio tesoro

Astratto 4 bis 280417 col
Disegno personale – Senza titolo – 2017 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(4 aprile 2000 – n° 910)

Al tocco lieve dei miei pensieri

come l’unghia sulla corda d’arpa

vibro stuzzicandomi

e pizzicando la vita

coltivo il passato

custodisco il mio tesoro.

© Carlo Becattini

Primavera

C_fiore col
Disegno personale – Senza titolo – anno 1999 – Tecnica mista: grafite su carta, colore virtuale

(4 aprile 2000 – n° 909)

Attraverso il vetro
smerigliato dalla pioggia
vacilla il pensiero
di fronte al mistero
della rinascita.

E’ primavera
germoglio tra i germogli
nell’incedere lento
verso la fine
è un nuovo inzio
rinasco.

Sono fiore
polline e vento
stelo d’erba confuso nel prato
formica nel formicaio
suora di clausura in un convento.

Sono lapide sulla tomba
ovulo e spermatozoo
lama di coltello e ferita mortale
spina di rosa e goccia di sangue.

Sono alfa e omega
ma anche beta e gamma
sono padre e madre
figlio e sorella
è primavera
rinasco.

© Carlo Becattini

Pesci d’acqua

2017-03-26_006 col
Disegno personale – Senza titolo – anno 1999 – Tecnica mista: grafite su carta, colore virtuale

(29 marzo 2000 – n° 908)

Lampi di luce
sprazzi di colore
i pesci d’acqua fluttuano come
corpi immersi nelle sinuosità.

Immobile nella stanza spoglia
da prima ti ha spogliata e poi
vestita di emozioni e colori
di fantasia ed arte.

Venata d’intellettuale erotismo
screziata di desideri inconsci
ti abbandoni passiva alla
trasformazione artistica capace
di convertire la realtà in idea.

Prima oggetto e poi soggetto
di esoterici processi alchemici
concretizzi concentri e proietti
moltitudini di sensazioni
e sentori di emozioni.

© Carlo Becattini

Canzone per Barbara

Fiori 160417 col
Creazione personale – Fiori – 2017 – Tecnica mista: fiori secchi su carta, colore virtuale

(29 marzo 2000 – n° 907)

Introduzione

Questa poesia è dedicata ad una collega di lavoro di tanti anni fa la cui morte improvvisa per malattia (era il 1999) ci sorprese tutti. Barbara fa parte di quei piccoli tesori che si conservano nel cuore e di cui non si parla mai per quanto sono privati e personali, ma è difficile per chi scrive rinunciare a tracciarne un ricordo pieno di affetto e di malinconia per quella storia sbagliata in cui la vita si è comportata così male nei confronti di una sua figlia. E noi rimaniamo lì, inermi e disarmati a farci travolgere dagli avvenimenti strazianti, spargendo lacrime sul nostro petto, incapaci di trovare una ragione. Tutto ciò che rimane è il suo ricordo che si affievolisce sempre di più con il passar del tempo e queste tre versioni per una poesia a lei dedicata.
Firenze 21 aprile 2020

(Prima stesura)

Con la testa reclinata sulla spalla,
come in un quadro di Klimt,
mi guardavi,
e nei tuoi occhi non vedevo
la morte che ti avrebbe presa,
ma solo profonda malinconia
e tristezza.

(Seconda stesura)

Il capo reclinato sulla spalla
come in un quadro di Klimt,
mi guardavi e nei tuoi occhi
non vedevo la morte
che ti avrebbe presa,
ma solo malinconia.

Parlavi da donna vissuta,
disillusa, usavi la roca voce
per raccontarti e raccontarmi.
Non ho niente che possa
farmi ricordare di te a parte
il bel ricordo del conoscerti.

(Versione finale)

Il capo reclinato sulla spalla
come in un quadro di Klimt
con occhi d’oro e fili d’argento
che ti adornano il corpo.

Mi guardavi filtrando i capelli
e nei tuoi occhi scuri
non vedevo la morte
che ti avrebbe presa.

Ma nel tuo gioioso vivere
permeato di malinconia
parlavi da donna vissuta
usando la voce per raccontarti
e raccontarmi disillusa.

Scherzando ridevamo degli altri
mentre le nostre essenze
si conoscevano ritrovandosi.
Il luminoso ricordo che ho di te
è l’unica realtà del tuo ricordo.

© Carlo Becattini

Ulteriori particolari nella seguente Introduzione del 2014 apparsa sul mio precedente blog Pagine Stralciate.

Circa quindici anni fa (quanto tempo è già passato senza che me ne rendessi conto) una mia collega, con la quale lavoravo a stretto contatto, morì per malattia. Poche settimane di ospedale e se n’è andò. La sua dipartita mi piombò addosso come un macigno e mi schiacciò! Perso, senza una via da seguire, riuscii con le mie sole forze a raggiungere la superficie di quel mare limaccioso in cui ero sprofondato, ma qualcosa dentro di me cambiò per sempre. Era una persona semplice, con la quale avevo legato subito, entrati rapidamente in sintonia eravamo anche riusciti a rendere il lavoro divertente. Non era bella ma simpatica, ironica ed autoironica con montagne di problemi alle spalle, un figlio piccolo, un marito violento. A volte aveva uno sguardo triste che rispecchiava la sua situazione. Stava spesso con la testa un po’ inclinata sulla spalla sinistra, sia quando camminava che quando parlava con quella sua voce roca, molto particolare. Sapeva essere malinconica e divertente al tempo stesso e di lei mi colpì la grande disillusione che aveva nei confronti del mondo, le cui motivazioni scaturivano dai suoi racconti di vita vissuta. Quando lavorava era amica di tutti, ma da quando se ne è andata nessuno dei miei colleghi ha più parlato di lei. E’ strano, solo io la ricordo. Ho in mente il suo viso, radioso in un raro sorriso, mentre m’invitava scherzosa a passare il mio tempo con colleghe improbabili invece che con lei, come si fosse già rassegnata a tutto o per timore di rimanere disillusa ancora una volta, perfino da una semplice amicizia. Ha lavorato con noi per pochi mesi e poi si è licenziata, è andata via e da allora non l’ho più vista. Circa un anno dopo ho saputo della sua morte improvvisa da alcune mie colleghe in lacrime. Loro quel giorno sono andate al funerale, io non ce l’ho fatta.
Qualche anno dopo, quando non l’avevo più pensata da tempo, ecco che per qualche motivo mi tornò in mente, ed in quell’attimo mi resi conto che di lei non avevo niente, se non il suo ricordo. Per riuscire a fissare quel che di lei viveva ancora in me non potei fare altro che scrivere qualcosa che la ricordasse, prima che quella sua immagine svanisse con me per sempre.
Per tre volte ho modificato la stessa poesia cambiandola ogni volta e riscrivendola fino al raggiungimento di una versione che ritenevo definitiva. Alla fine le ho conservate tutte e tre perché sono differenti e complementari, ma anche perché vanno dal puro e crudo ricordo ad una ricerca personale di forma poetica.
Firenze 13 dicembre 2014

Ti penso

2017-03-26_009 col
Disegno personale – Senza titolo – anno 1999 – Tecnica mista: grafite su carta, colore virtuale

(13 marzo 2000 – n° 906)

Desiderio di solitudine,

attorno a me il silenzio,

il tocco lieve del vento

scivola sui sensi,

ti penso.

© Carlo Becattini

L’immensità del tempo

Lunatiche stelle 2018 col
Disegno personale – Lunatiche stelle – 2018 – Tecnica mista: inchiostro su carta, colore virtuale

(13 marzo 2000 – n° 905)

Notte trascorsa tra la primavera e l’estate,
notte bella consumata per strada
in vostra compagnia, amiche marine.

Passano gli anni e voi siete sempre là
a spettegolare per strada
in quella notte stellata.

Sulle vostre labbra
nomi di ragazzi e risatine immature,
bellezze maschili desiderate e spiate.

Correvamo tra la polvere dei viottoli
e le spine delle ortiche,
ci inseguivamo su tappeti di aghi di pino,
correvamo gridando la gioia a pieni polmoni.

Sferzati dall’aria carica di salmastro
ci rotolavamo a terra
fingendo inesistenti lotte.

Tempo d’estate,
giornate attese per tempi infiniti,
eterni.

Un anno era una entità
troppo lunga per le nostre menti,
non lo comprendevamo.

Un anno era immenso.

© Carlo Becattini