La gallina

Poesia dal manicomio criminale

Ho visto gli artigli
crescere sotto le unghie,
la mano malata
diventare zampa.

Lungo è stato il brivido
a percorrere la schiena.

Le gambe son diventate
ali, la pelle piume!
Piume splendide del
color de’ tuoi capelli.

Breve lo sconcerto
breve la meraviglia
prima che cominciassi
a beccarmi sulla testa.

T’ho presa per il collo
bello, lungo, affusolato
e l’ho tirato forte
come si fa con le galline!

Carlo Becattini ©

Gli occhi pieni di stelle

Eravamo giovani, adoravamo l’oscurità, il mistero della notte dove tutto era indefinito, dove le stelle si disegnavano nel cielo come gessetti sulla lavagna nera. Era il dieci agosto di alcuni decenni fa, la notte di San Lorenzo, quella in cui si potevano vedere le stelle cadenti, quella in cui si potevano esprimere desideri, quella in cui potevamo stare ancora insieme. Era bella l’idea di sdraiarsi sulla spiaggia per dare la caccia alle stelle tenendoci per mano. Dopo aver giocato un po’ a rincorrerci, cademmo abbracciati sulla sabbia fredda per baciarci. Poco importava in quel momento del buio, delle stelle e del lavoro del bagnino che avevamo rovinato con la nostra presenza. Eravamo solo noi l’intero universo. Sentivo il calore del suo corpo, il respiro accelerato. Mi ritrovai a guardarla negli occhi nei quali vidi brillare migliaia di stelle, non so se fu un gesto istintivo o frutto di un veloce ragionamento, però mi voltai verso la riva del mare, verso l’immensità di quel cielo stellato che avevo appena osservato. Sorrisi, mentre lo sguardo a lei tornava e la invitai a guardare in alto…tutto quello che poteva vedere, l’avevo già scorto in lei. Le passai una mano tra i capelli freddi, sparpagliati e mescolati con miriadi di granelli di sabbia su cui erano adagiati. Rotolammo ancora una volta, poi ci fermammo con la schiena a terra, entrambi con lo sguardo rivolto al cielo per ammirare la volta luccicante di stelle. Mai ne avevamo viste così tante. Le nostre menti si persero nello spazio, ma la curiosità di vedere almeno una stella cadente che ci facesse sentire piccoli e perduti nella nostra umanità, che ci facesse prendere atto di non essere tanto più grandi e significanti di uno dei tanti granelli di sabbia su cui eravamo stesi, ci costrinse a rimanere a lungo in quella posizione, con lo sguardo rivolto verso l’alto in attesa. Le vedemmo, arrivarono in sordina, prima una così veloce da farci venire un dubbio, poi un’altra come a confermarci che avevamo visto giusto. Erano stelle cadenti, un guizzo rapido, una scia luminosa che subito svaniva nella notte. Eravamo strafelici, osammo anche appendere nell’ignoto i nostri desideri segreti ma poi lo spettacolo cominciò e sembrava non avere fine: un’altra stella, poi ancora un’altra, anche due e tutte lasciarono le loro scie luminose e poi ancora e ancora. Non avevamo mai visto niente del genere e non l’ho mai più rivisto, ma lo spettacolo di quella notte ci ha illuminato l’anima per tutta la vita, infatti sono ancora a raccontarlo come un fatto eccezionale non tanto per lo spettacolo in se, ma perchè ci ha cambiati dentro. Fu tanto il tempo che trascorremmo a scrutare nel buio che potemmo vedere l’illusorio cammino di ogni stella ed una interminabile cascata di stelle cadenti. Meteoriti cadevano sulle nostre teste sciamando silenziose, il cui rapido guizzo veniva offerto in pegno dei nostri silenti attimi d’amore. Vicino a noi l’interminabile ritmo frusciante del mare scandiva il tempo lento a passare, finchè il freddo della sabbia e l’umidità della notte ci fecero provare brividi di freddo mentre la notte diventava profonda. Ancora un abbraccio, ancora un bacio prima di riprendere la via del ritorno.

“Miriadi di stelle cadono nel cielo,
ed è verso il cielo che si esprimono i desideri.”

Carlo Becattini

L’incrocio

Andavo per la via dei desideri
quando incrociai quella dei ricordi,
all’angolo c’eri tu,
maglietta floreale dai tenui colori,
minigonna da brivido, quello
che provai.
Eri in ombra nella via dei ricordi
ed io al sole in via desideri,
ci guardammo con tristezza,
sapevamo di non poterci raggiungere,
sapevo di non poter appagare il desiderio,
perciò imboccai via dei ricordi
e me ne andai.

Carlo Becattini ©

Duello

Attraverso le schegge del vetro
infranto, riconosco multiple
sfaccettature dell’apparire
distorto su piani differenti,
nello sguardo la tristezza
del momento, quella che viene
sempre dopo la felicità.

Volo tra il buio ed il vuoto,
tanto non arriverò mai a terra,
rimarrò nell’incertezza
dell’intenzione, assetato e
pago di desiderio frustrante.
Mi batterò nel duello in cui
vinci sempre e t’amerò per questo.

Carlo Becattini ©

Tutti i tuoi sassi

Ricordo i tuoi sassi
quello con le venature rosse
come i tuoi capelli
agitati nel vento
testa di Medusa
a cui nego lo sguardo.

Quello bianco costellato
di pietruzze nere
come la tua schiena
nella penombra
a mostrarne il fondo
e tutti i nei tuoi.

Quello grigio
come il tuo umore
che non incontra il mio
e la svogliata rinuncia
alla passione ferita
da parole taglienti.

Li ricordo tutti i tuoi sassi.

Quello nero
come il lutto per la fine
della storia
che poi non è finita
ma l’abbiamo celebrata tutta
quella cerimonia.

Quello giallo
dalle indefinite sfumature
scheggiato che si vede dentro
come la tua anima
spiata attraverso i tuoi occhi
e sorprenderla impreparata.

Quello verde
come il prato di quel giorno
indimenticato
perché indimenticabile
quando i nostri corpi
giocarono tra loro e con le formiche.

Infine il sasso più grosso
quello liscio, un ciottolo
levigato dall’acqua e dal tempo
del colore di tutti i sassi
quello che in uno scatto d’ira
mi tirasti senza prendermi.

So bene che facevi sul serio
e da quel giorno
non ho più dimenticato
tutti i tuoi sassi
che nel tempo hai scagliato
senza mai cogliermi.

Carlo Becattini ©

Finchè la vita va

Ed ora
non so che fare
vorrei urlare
ed urlerò
nel mare
lontano vicino
fin dove potrò stare
perché
cara mia lo sai
che qui
non si può stare
cado
e mi rialzo
vedo e non vado
corro a sbalzo
come un terrazzo
o la fertile eccitazione
del cazzo
vedi come va
o lo pigli
o lo dai
comunque vada
ci rimetti
vomitando l’anima
piatta come la radura
e non smetti
di pensare che
finché la vita va
l’anima fugge via
e non dura.

Carlo Becattini ©

Poesia

Poesia scritta con la lama
di un coltello sull’intonaco
dell’anima che si sfarina.

Parole rosse di fuoco
grondanti sangue dalla
pelle martoriata.

Frasi lanciate in aria
come pietre della lapidazione
che ritrovo ai miei piedi.

Strofe che danzano
alternate, incrociate,
baciate e destrutturate.

Poesia come rudere e rovina,
edificio abbandonato
in procinto di crollare
sul poeta.

Carlo Becattini ©