Di bianco vestita

Di bianco vestita,
pantaloni a campana
suonavano i passi,
eri il fulcro
ed io la leva,
i greca disegnata tra ingranaggi,
voluttuose volumetrie,
l’occhio vede attento
non può farne a meno,
vederti così, divisa in due,
sul cavallo immaginario
galoppa la fantasia,
marchiando la mente
a fuoco, per sempre.

Carlo Becattini ©

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L’Alba

Visioni apocalittiche
in questa terra di mezzo
sospesa tra i monti ed il mare
immersa nelle nubi
come nebbia densa
a strati
e poi
ecco lassù erutta il vulcano
vapori sparati in aria
lapilli di sole filtrano
la densità
ecco Dio che viene
o che si desta
e l’uomo annichilisce
davanti a siffatte visioni
che donano realtà
alla Commedia dantesca.

Carlo Becattini ©

La goccia

Vorrei essere la goccia
che scava la roccia
immobile
millenario
cadere e risollevarmi
battere e schizzare
andare e ritornare
prodromo della sorgente
del torrente che verrà
e poi giù verso valle
come ragazzini al parco giochi
il tuo sorriso merita questo
e mi basta guardarti
per meritare tutto il bene
del mondo.

Carlo Becattini ©

Voce di velluto

Voce di velluto,
parole in francese
scivolano in me
come miele che cola,
sei carina ed addomesticata,
mi lascio ingannare,
trascinare,
la beltà è la sfera d’attrazione
e cadervi dentro è sublime,
parole, parole,
una doccia incessante,
vellutata di significati
e significanti, poi
le parole si fanno labbra,
occhi, mani, corpo, sensi,
allora non ascolto più
e calpesto quelle frasi
cadute a terra mentre
abbraccio, bacio e
scivolo al suolo tra le
lettere sparpagliate ovunque
sotto di noi.

Carlo Becattini ©

L’Hotel

Ci sono urla
nella camera di questo hotel,
le avverto come fantasmi,
voci liberate dai corpi
e lasciate qui
tra le pareti di questo hotel,
dimenticate.

Il letto ha visto tempi migliori,
le molle sono saltate
sotto il peso degli avventori
e del tempo speso a seminar voce.

Il cuscino sussurra dei sogni,
le pareti son piene di segni,
sul pavimento i passi perduti
su cui non torna mai nessuno.

Questo hotel è vuoto
da decenni, qui rimane la vita
di tutti coloro che hanno dormito.

Carlo Becattini ©

Le madri (salvo buon fine)

Sono tante le madri
che ho conosciuto,
donne adulte
non più belle,
secondo il metro del ragazzo.

Secondo il metro del ragazzo
tutte probabili suocere,
tutte possibili macchine del futuro
ove proiettare le figlie
con esiti a dir poco sconcertanti.

Madri tra l’imposta e la tenda
con gli occhi all’angolo della finestra,
madri possenti ed orgogliose d’aver
già pianificato il futuro delle figlie,
madri accoglienti ed accondiscendenti
a cui sta a cuore il bene delle figlie,
madri alla pari: amiche con
l’amico con cui uscire in quattro.

Madri che tacciono ma si pongono
domande, ed io che so le risposte
le osservo gentilmente sorridendo,
madri comunque accoglienti
e protettive per questi figli acquistati
anche se per poco, salvo buon fine.

Ragazzi vivaci pieni di futuro
come le loro figlie a cui augurare
tutto il bene del mondo e
tutto ciò che a loro è mancato.

Madri che invecchiano,
madri che se ne vanno,
lasciando ricordi
della loro esistenza,
anche se le nostre storie
sono andate a finire,
“salvo buon fine”.

Carlo Becattini ©

Tornerò da te

Tornerò da te un giorno,
so che lo farò
anche se non mi aspetterai
e ti sorriderò
come da ragazzi,
quando legammo
i nostri futuri,
non sapendo cosa fosse il futuro.

Ti porterò dei fiori,
quelli che amavi tanto,
li poserò sulla lapide grigia,
accanto alle lettere di metallo
e leggerò il tuo nome,
per renderti viva una volta ancora.

Mi guarderai dalla fotografia,
gli occhi dritti nei miei
come se ti nascondessi nella pietra
e poi il dolore arriverà, insieme
al ricordo della espressione del tuo viso,
la stessa che facevi poco prima
di una battuta quando recitavamo
nel teatro della vita.

Tornerò da te un giorno
e sai bene
che mantengo le promesse.

Carlo Becattini ©

Oltre

Uomo,
Dio dei lavori in corso,
dell’arrivismo,
della produzione.

Uomo,
Dio della sottomissione,
della religione migliore,
del lavoro a tutti i costi,
della moneta che corrompe la vita.

Uomo,
Dio della povertà,
della parola facile,
della vita lunga,
della sopravvivenza a tutti i costi.

Dio,
lasciami andare alla deriva nel tempo,
lasciami morire quando verrà il momento
che presto o tardi poco importa,
lasciami oziare tutta la vita senza lavorare
ma dammi sempre l’ispirazione per cantare una canzone,
per scrivere la poesia che esalti l’anima,
parole di fuoco e gentilezza che appagano il cuore,
tanto desiderio e tanto amore.

Dammi amor di donna e orticello,
tempo libero in abbondanza,
si sopravvive anche senza rendersi schiavi
del lavoro e dello stato.

Carlo Becattini ©

Tempi moderni

Hanno disperso vite e DNA,
il mare si è tinto di rosso,
come le spiagge
tra grida di terrore,
ecco il futuro,
medioevo oscuro mai scordato
che suona come un ritornello.

Uomini incapaci di vedere lontano
questo han permesso,
favorendo interessi e arricchimento
alla serenità dei popoli
che non reca profitto.

Hanno saccheggiato e distrutto
le vestigia paterne
in nome dell’umana follia
davanti ad un mondo statico
che osserva, cronista cieco,
senza fare niente se non guardare.

Carlo Becattini ©

Estate

Cerco l’ombra che ristora
il corpo e lo spirito,
il pensiero sublime della
ventilazione,
il tocco della tua mano
fosca,
amore mio,
questo sole che tutto illumina
mi scioglie,
avverto il magma,
l’ebollizione,
lo spirito si rifugia nelle
profondità della coscienza
lasciandomi solo
fisicità maleodorante.
Acqua lava via il malessere,
purificami e rinfresca
questi pensieri amorfi.

Carlo Becattini ©

Ricalcando i passi

Rabbia, disperazione,
sulla via della città assente
sotto monte, gabbato
dalla vita, dall’età giovane
che tutto vuole per se, che
di lei non rimane niente.

Calpesto e ricalpesto
i miei passi sempre più grevi
ricalcando con cura
l’impronte di un tempo
carico di sensi, di emozioni,
ora solo acqua e roccia,
desolazione.

Ti odio paese stravolto,
irriconoscibile agglomerato
d’anime ignoranti, prepotenti,
che hai cancellato
lo spirito degli avi
e di chi li sostenne.

Cosa volete pretendere di sapere
di un luogo che non vi appartiene,
aggrappati al bagliore del progresso
che vi arde il cervello
e la ragione.

Avete menti di silicio
e neuroni quantistici
per fare quel che prima di voi
qualcuno faceva con foglio,
penna e ragionamento.

Questo paese si veste
da città clonata,
come le tante che le sono
vicino,
come si vuole fare con gli
uomini,
tutti uguali a seguire le idee
di una mente unica
col divieto di sgarrare.

Carlo Becattini ©

Il sapore del tempo

Il sapore del tempo
è un gusto retrò,
staticità e continuità,
arte, avanguardia, sperimentazione,
altri tempi,
altre persone intelligenti.

Oggi nessuno sa più cosa sia
onore e cavalleria,
guanto e rosa,
portamento e proprietà di linguaggio.

Il sapore del tempo
ha un gusto amaro
di cose perse e polvere da sparo,
occasioni che non ritornano,
attimi non colti
perché tutto ciò che è
andato storto
si è trasformato nel presente.

Carlo Becattini ©

Nei tuoi occhi

I tuoi occhi aridi,
rossi di polvere
di sguardi perfidi,
ogni tuo battito di ciglia
suona come carta vetrata
sulla mia immagine smerigliata.

Nei tuoi occhi aridi
vedo il deserto e tanti serpenti,
la luna nera nel buio
della notte di pece,
abisso infernale di fumi sulfurei
e scintille di genio.

Nei tuoi occhi avidi
vedo la passione che rode
e brucia i tuoi pensieri
semiumani, carezze di vetro,
rasoi taglienti che non
li senti nemmeno arrivare,
silenziosi incidono la pelle
a fare uscir la lava
incandescente della vita.

Nei tuoi occhi aridi
non vedo la fine, ma l’inizio,
ma nella tua polvere,
nel grigiore che ti anima,
non posso desistere dall’amarti
da solo e contro il vento,
deciso ma perdente
in una società che vuole
il buon finale e la falsità
di andare contro la natura
stessa delle cose che ci
animano.

Nei tuoi occhi aridi,
nel pozzo della pupilla,
tanta acqua di lacrime
nell’oasi della tua vita
assetata.

Carlo Becattini ©