Sulla riva del mare

Gabbiani sulla riva del mare
passeggiavamo cercando conchiglie,
chini ad ogni passo cercando
la bella di madreperla.

Ricordi, mi davi il braccio
come in quel quadro ottocentesco
in cui sembravamo ritratti,
e ti bagnavi la gonna di sangue
che colava copioso dalla spalla offesa.

Era alquanto ridicolo
andare a zonzo
col tuo braccio in mano
e tu che mi seguivi esangue.

Neanche ti avessi
chiesto la mano,
e tu subito
mi desti il braccio.

Carlo Becattini ©

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Srotola la lingua

Scheggia di vetro
rifletto il tuo aspetto,
l’attesa,
sette anni di guai sono pochi.

Chi è reale?
Io che parlo o tu che ascolti,
possibile che sei sempre muta
e mutevole,
camaleontessa srotola la lingua
e divora questo insetto
come sai fare bene,
un colpo di frusta e via.

Sei tu che ciondoli tra i rami
come una scimmietta drogata,
che ruba il cibo ai curiosi
ignorando che è il suo.

Ti appenderei a quella corda
dove dondoli come altalena
solo per vederti la lingua
srotolare fino a terra
e diventare blu scura
come la notte eterna.

Carlo Becattini ©

L’orlo della gonna

L’orlo del vestito,
mutevole inganno,
la tua gonna mostrava
rivelando,
l’occhio cadde,
guardava,
seguendo il confine,
territori inesplorati,
terra di conquista,
l’occhio malizioso parlava,
azzardo,
concessione,
poi venne la mano,
cambiò la situazione,
ma com’era bello
l’orlo della gonna,
scomposto,
invitarmi a colazione.

Carlo Becattini ©

Cielo

Cielo stelle filanti
lavagna elettronica

scie voli traiettorie
venti
vapori graffiti
elettricità

tutti disegnano geometrie esistenziali

cielo statico
mutevole d’animo
di colore

leggo estasiato i suoi tatuaggi
per sentirmi piccolo
nell’esistenza

costretto al suolo.

Carlo Becattini ©

La breccia

Ecco l’attesa,
ecco la visione:
icone tra fiumi d’incenso,
lunghe barbe,
cappelli a cilindro;

t’ho scorta per caso,
formavi un angolo vivo
con la piega del tempo,
eri la pietra su cui
fondare il futuro,

ma in quello squarcio
di tempo corrotto vidi altro:
rotolavamo sul prato,
ridevamo come bambini;

stupidità dell’innocenza
che tutto ignora
e facilmente s’inganna:
quelle parole, le voci,

oh, perché parole così?

Cannonate sul futuro
e nella breccia,
eravamo in guerra,
perdemmo entrambi,
la guerra era nostra:
uccidemmo il futuro.

Carlo Becattini ©

La visita

La testa reclinata,
dormivi
la veglia della sorpresa,

mi sono specchiato
in quelle lacrime di felicità,
così tanto, da sentire male,

insieme a te ho pianto,
sorgente di piacere incontenibile,
fonte di dolore straziante,

artigli che lacerano l’anima,
indifeso t’ho abbracciato,
bentornato,

sono qui per te, per me,
per noi tutti,
mai t’ho amato così tanto,

mai così t’amerò.

Carlo Becattini ©

La voce del silenzio

Il silenzio mi parla,
ascolto attento la sua voce bassa,
sembra una musica,
forse una melodia,
la voce del silenzio fischia
il motivetto del vento
quando soffia tra le montagne.

Ogni giorno c’è un monte da scalare,
un passo da varcare,
a sera, la stanchezza si veste da letto,
e con lei compagna, giaccio,
ascoltando la voce del silenzio.

Carlo Becattini ©

La follia

Confinato nella terra di nessuno
percorri distanze che ti separano
da te stesso,
cerchi il sogno ingannevole,
l’utopia,
brancolando nel buio,
credendo sia luce.

A noi, alieno, ti nascondi
e non trovi pace,
nell’eterno divenire che
tutto prende e niente da,
ti avverto, entità,
perdonaci tutti, tu che puoi,
siamo preda della follia
e non lo sappiamo.

Carlo Becattini ©

Per non amarti

Fammi essere cattivo
solo per un giorno,
per non amarti,
per non desiderarti.

Fammi essere malvagio e crudele
per un giorno solo nella tua vita,
per non vedere più quel sorriso,
per non sentire più il tuo profumo.

Fa che in quel giorno
possa riuscire a lasciarti
per conoscere il sapore
della solitudine.

Carlo Becattini ©

Senza scampo

Manca la speranza,
quest’incubo non ha scampo,
vorrei svegliarmi,
respirare il sollievo,
invece sprofondo nella melma
della vita,
fisicità senza anima,
problemi terreni privi d’amore,
vita senza l’altezza del pensiero.

Sul campo, la disperazione
avanza,
se fossi un popolo sarei in fuga,
ma da solo sono il mondo
intero,
non posso fuggire,
solo combattere e perire
una guerra già persa.

Carlo Becattini ©

Il bambino malvagio

Come un ragazzo, nel tuo mondo vivi
il sogno, inciampando su parole
infangate dal nuovo linguaggio,
parole destrutturate, semipensate,
accennate, bagliori di significati
rimandati a domani per sensi
quasi impossibili da spiegare.

Lo so bene, mi guardi e sorridi,
la sai lunga tu, vecchio porco,
bambino malvagio, che guardi
il culo alle donne e le colpisci
con le tue sassate immaginarie,
la fionda ancora in mano,
il corpo che vorresti acceso,
spento ormai per sempre.

Incanutito, incazzato, cerchi la
pace che non conosci,
anelito di riposi interiori,
dimenticando la vita e delineando
i confini sempre più ampi
di un’accoglienza ormai prossima.

Sai bene che accadrà, l’hai attesa
per tutta la vita ed ora che viene
non la temi e stai lì, nel
mezzo della stanza, le braccia
aperte a sostenere litri e litri
di aria che lentamente se ne vanno.

Carlo Becattini ©

Domande

Chi sei stata
o chi sarai?

Comunque sei
solo un ricordo
che si allontana,
vago,

nebulosa,
corpo stellare della Via Lattea,
incontrata per caso
e così perduta,

l’egoismo, il destino, l’avarizia,
trascuratezza, incomprensione,
cose umane,

pietre preziose deposte in cammino
irrimediabilmente andate,
ma che scaldano ancora il cuore
di senilità afflitto.

Carlo Becattini ©

Vampiri

Voglio essere un paletto di
frassino
acuminato
piantarmi nel tuo cuore
e non andare più via
come quella volta in cui
i tuoi piccoli cani
mi hanno azzannato alla gola.
Il sangue è comunque rosso
di ferro il sapore
troppo denso per dissetare
ribadisco
meglio il paletto di frassino
che un morso e via.

Carlo Becattini ©