Stai già dormendo?

(1975 – n° 268)

Pensandoti t’immagino
ma tu
m’immagini pensandomi?

L’ora è tarda
nel sonno cammini
il sonnambulismo dei ciechi.

O forse mi pensi,
proprio ora, adesso, qui
mentre io sto dormendo.

E sogno.

Scrivo di te nel silenzio della notte fonda
liberando tutti i pensieri
contorti ed attorcigliati
ai nastri colorati del sentimento.

Flebile musica in sottofondo
in attesa del sonno lontano
mescolando pensieri con le note
e le parole della canzone.

Ancora un altro domani da affrontare.

Quelle parole mi affliggono, feriscono,
sono parole d’amore,
momenti felici ormai morti,
sepolti.

Questo amore niente vale,
vorrei l’oblio,
poterti dimenticare,
cancellare quell’immagine
dalla testa con rabbia e strazio.

Trovare la pace,
la serenità di un tempo in cui
amore era dolcezza,
in cui amare era il tuo viso.

La notte è scura e fonda,
come un pozzo,
un antro,
una voragine in cui perdersi
per sempre.

Flebile,
la salvezza arriva,
debole chiarore a rischiarare il foglio
su cui compongo i graffiti dell’anima
mentre in sottofondo lei canta
storie d’amori nati, d’amori morti.

Ti chiamo, mi senti?
Rispondimi, parla.
Pensi a me
o non t’importa niente?

Urlamelo in faccia,
dimmi che mi odi,
dimmi che mi ami,
ma non restare così passiva,
indifferente.

Mi smonti.

Stai già dormendo,
lo so…
ecco, rimani così,
non muoverti,
non svegliarti,
continua il tuo sonno,
lascia sprofondare la testa nel cuscino,
lasciati andare,
libera la mente,
sogna e fuggi da questa cruda realtà.

Dormi amore mio.

Domani mattina
al risveglio
ricorderai quel giorno
in cui ci siamo baciati in fretta e furia
con la certezza del domani.

Da quel giorno la felicità è morta,
il tuo ricordo che si allontana,
l’angoscia del futuro che mi stritola.

Immagini il nostro futuro?
il tuo,
il mio,
l’avvenire …
solo parole.

So che arriverà il giorno
in cui ci diremo addio
e non ci ritroveremo più.
Lo sapevo già,
prima ancora di scrivere
la nostra storia.

Sto per salutarti,
le mie palpebre non ce la fanno più,
stanno calando,
chiudendosi …
… il sonno è inevitabile
dormi amore mio,
dormi, che tra poco anche io
dormirò con te,
prima che oblio giunga.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

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Nel dubbio la certezza

(1975 – n° 267)

Forse chissà …
ci stavamo baciando.

Forse chissà …
ci stavamo amando
senza interesse,

solo per affogare
la malinconia di un attimo
che ci prese
e non ci lasciò più.

Forse chissà …
ci stavamo solo abbracciando
con naturalezza e complicità,
forse, chissà,
ci stavamo solo prendendo.

© Carlo Becattini
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Il gioco delle quattro carte

(26 agosto 1975 – n° 265)

Giocando
un giorno
ho perso l’asso di cuori.

Solo innamorandomi
l’ho ritrovato.

Giocando
un giorno
ho perso l’asso di fiori.

Con il mio amore in un prato
l’ho ritrovato.

Giocando
un giorno
ho perso l’asso di quadri.

Con il mio amore nel prato
ho costruito la vita
e l’ho ritrovato.

Giocando
un giorno
ho perso l’asso di picche.

Nella nostra casa
costruita sul prato,
insieme a te, amore e vita mia,
sono morto
e l’ho ritrovato.

© Carlo Becattini
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Lacrime di sale

(agosto 1975 – n° 262)

Il bosco si è seccato,
sei andata via,
il dono si è strappato,
lacerato il nostro amore.

La capanna non c’è più,
solo un palazzo bianco,
guardo oltre il mare
fagocitare il sole.

Osservo l’acqua, lento ondeggiare,
chino su di me a piangere,
a sentire le lacrime andare
e cadere sulla sabbia, silenti.

Un cane si è avvicinato,
il cane mi ha scodinzolato,
l’ho riconosciuto ma non ricambiato,
solo carezzato sulla testa, un po’.

Il cane faceva le feste,
cercava le mani per leccarle
e con le mani dietro la schiena
ho cominciato a parlare di te.

Ma lui non capiva,
voleva solo leccarmi,
poi una voce lo ha chiamato
e con un balzo è corso via.

Sono rimasto da solo,
sulla riva del mare,
tra l’orizzonte ed il palazzo
a leccare le mie lacrime di sale.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

E’ la fine

(12 agosto 1975 – n° 261)

E’ la fine

ormai tutto sta per finire
non ho più niente
da cantare

in solitudine
osservo stelle nel cielo oscuro
ma le sento troppo lontane

Vorrei amarti

ma tutto sta per finire
non esiste più cielo
sono perduto

Mai più ti rivedrò

siamo un passato inconsistente
una realtà evanescente
ormai tutto sta per finire.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati

Pomeriggio

(luglio 1975 – n° 259)

Fa caldo
membra sudate
sul letto giacciono
di volontà prive.

Disturbata
la forzata quiete
dalla zanzara ignara
che punzecchiando va
il corpo steso.

Cinguettando
piccoli passeri allietano
del pomeriggio il silenzio,
ma incerto sto
in tale purgatorio
se affidarli al bene o maledirli.

Chiudo gli occhi
mi rilasso in abbandono
da vaghi pensieri
a farmi trascinare.

© Carlo Becattini
Tutti i diritti riservati