L’albero

Il desiderio di un abbraccio,
albero, il tuo tronco
stringo a me
con tutto il corpo,
con tutta la forza che ho
e ti sento vivo,
so che mi proteggi,
non ti lascerò.

Carlo Becattini ©

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Vorrei giacere sulla terra

Vorrei essere un pino marittimo
grande, grosso ma fragile
le radici in ogni luogo
la chioma in ogni cielo

Odorare di legno e resina
e cadere tutto d’un pezzo
abbattuto da venti invisibili
che come la vita mi strappano
alla vita.

Vorrei giacere sulla terra e
dormire per sempre il meritato
oblio.
L’esistenza è troppo stressante.

Carlo Becattini ©

L’albero

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Francis Edgar Dodd – Willow in winter (1925 circa)

Quei giorni sono trascorsi
come il fiorire dei fiori
e mi trovo da solo a coltivarli
racchiuso nel tepore dalla mia “serra”.
Ogni vaso un giorno,
ogni vaso un fiore: un ricordo,
un’emozione;
ma ora, dopo che tutte quelle pianticelle
son cresciute, fiorite e seccate
continuo ad annaffiarle sapendo che
non ricresceranno perché di tutte loro
non rimane altro che un grosso bulbo,
una radice dalla quale nascerà un grande albero.
Guarda quell’albero secolare,
siamo stati noi a piantarlo,
noi l’abbiamo cresciuto, coltivato, curato
e ad ogni stagione fiorisce e diventa
sempre più forte e bello
e sai come si chiama il nostro albero?
Ha un solo nome: amicizia.
La rugiada del mattino che lo bagna
sono le nostre lacrime di gioia o dolore.
I robusti rami hanno la sincerità
del nostro conoscersi,
le grosse radici: le basi da noi poste,
le verdi foglie: i nostri sentimenti,
il fusto contorto ma levigato:
il nostro variabile umore e i fiori:
… i fiori il nostro amore,
ogni fiore una parte dell’amore e
tutti i fiori un grande amore.
Il mio, grande, il tuo, grande,
quello di chi ci ama, di chi ti ama,
di chi mi ama, di chi si ama
e di chi ancora non sa che cosa voglia dire amare.
Andremo ogni tanto in quel giardino incantato
(il nostro paradiso) a trovare quell’albero,
vi poseremo un po’ di lacrime di gioia che
scivoleranno sui nostri sentimenti,
cadranno sulla sincerità della nostra
conoscenza per finire sui nostri
variabili umori e quando saranno
assorbite dal terreno rinforzeranno
le nostre basi e allora volgeremo
lo sguardo agli eterni fiori che
saranno capaci di rubarci altra
rugiada tutta per loro e così il
ciclo riprenderà e l’albero si
farà più forte e non potremo
mai più fermarlo, diverrà
immenso e dagli altri pianeti
vedranno un grande albero
orbitare attorno al sole ma noi
saremo i soli a sapere che quella
pianta rappresenta la nostra vita.

Carlo Becattini

L’alchemico (lux aeterna)

2016-07-13 Morley et Muykens - Collectanea chymica - 1693 - Le Triomphe Hermétique
Morley et Muykens – Collectanea chymica – Le Triomphe Hermétique – 1693

Sono entrato
dentro l’albero
scale, cunicoli
di pietra secolare
poi il fuoco.

La torcia sfavilla
scintilla e smoccola
ma il suo ardore
non arde.

Percorro il corridoio
stretto, in penombra
di torcia in torcia
e quel fuoco
m’affascina e non brucia.

V’immergo le mani
ed in quella luce
mi bagno e rinfresco.

Ancora non sapevo
di averti trovato.

© Carlo Becattini

Sotto l’albero

2016-06-16. Charles Edward Georges - Blossom time (1900)
Charles Edward Georges – Blossom time – 1900

Sotto l’albero
laggiù nel prato
nuda giacque
preda della terra.

Sotto l’albero
celata dall’ombra
emerse dalle zolle
nuda e giovane.

Sotto l’albero
laggiù nel prato
i suoi capelli
come radici
affondarono con volontà
nel terreno fertile
ed il suo corpo immobile
e spoglio come il tronco
dell’albero
laggiù nel prato
fiorì.

E fu in quel gesto altruista
che si ricoprì di tenui colori
attirando a se la vita
fiera della propria nudità
della propria bellezza.

Si addormentò e così stette
stretta al suo piacere piacente.

Ora è grande e folta
ed alla sua ombra giacerò.

© Carlo Becattini

L’albero

2016-05-25. Christian Schloe - Missing you
Christian Schloe – Missing you

La natura si veste
dei colori dell’autunno,
come noi.

Cadono le prime foglie
timide, avvizzite,
colorate dal sole d’estate
svolazzano nella gravità
della terra…
della loro situazione…

ciò che è bello per noi
è morte per altri

e mentre ci godiamo
il piacere di un bell’autunno
moriamo senza possibilità
di rinascita.

Ci aggrappiamo al ramo secco
scossi da folate di vento
che si fa sempre più forte
sempre più gelido
coscienti che quando
arriverà l’inverno
l’albero sarà spoglio.

© Carlo Becattini

Il bosco

2016-03-09. Félix Vallotton - Le Bois de la Gruerie et le ravin des Meurissons - 1917
Félix Vallotton – Le Bois de la Gruerie et le ravin des Meurissons – 1917

Il bosco è bruciato
rimane solo cenere
tonalità di corvo
come a volte l’umore.

Alcuni alberi
sono figure di cartone
ritagliate nel cielo,
che stranezza ora, il ricordo.

Ad uno di questi tronchi
appoggiammo la primavera
dei nostri giovani corpi.

Volevi che incidessi
un cuore sulla corteccia
ma non lo feci,
perché ferire l’albero
col nostro amore?

I capelli sciolti sulla
bianca veste come
un quadro dell’ottocento

le spalle all’albero
le fronde negli occhi
quell’ombra nel cuore
ti chiamai: amore
e mi facesti un dono.

La lingua era incerta
tra le labbra sottili
le unimmo e giocammo
finché divenne vita.

Seduti sull’erba
formiche sulle gambe
appoggiati all’albero
le formiche sul tronco
e poi formiche nei capelli
formiche dappertutto.

Ora tutto è lutto
tutto arso, scuro, bruciato
fumo e fiamme,
ricordo e passione,
amore e desolazione.

La mano tra i capelli
l’altra sul fianco
che s’allarga, la curva
e nel mentre la tua
voce a metà strada.

Tutto prorompe verso l’esterno,
il tuo sguardo
la voce, il respiro
la lingua, il seno
il pensiero, il desiderio.

Accettavo quei doni
con timore e reverenza
come avessi già saputo
che mi sarei ritrovato
a calpestare le rovine
di quell’amore così bello,
di quel bosco ‘sì grande.

© Carlo Becattini

L’isola dei morti

Arnold Boecklin - L'isola dei morti - 1883 (terza versione)
Arnold Boecklin – L’isola dei morti – 1883 (terza versione)

Sei acqua di lago
profonda, scura, immobile.
Scivolo su di te
sospinto dal desiderio
di bagnarmi in quelle acque,
di tuffarmi nel tuo spirito…
scintilla vitale.

Non so quale vita
sto vivendo adesso,
ma ho la certezza
che comunque vada
abbraccerò il tuo tronco,
albero solitario, immoto
nel buio dei morti
che dalle acque sorgi
possente.

Saprò raggiungerti
e mi farò foglia per
appartenerti,
sarò la tua fronda
e la radice del tutto.

L’acqua è così immobile
che toccarla equivale
ad immergermi nell’aria,
non mi bagno
e tuffarmi è come lanciarmi
dalla cima d’un monte.

Uscirò da quest’opera oscura
pittore, spatola lame di luce,
falle brillare sul pelo dell’acqua,
disegna la via affinché
possa seguirla.

© Carlo Becattini

Tradizione

2015-12-07
Albero di Natale (particolare) – Foto Carlo Becattini

Oggi ho fatto l’albero di Natale,
l’ho addobbato con festoni,
luci intermittenti e palline colorate.

Ho retto solo poche ore,
non ho più il fisico.

Stare immobile alla finestra
con tutta quella roba addosso
mi ha veramente distrutto.

Sopratutto le braccia,
tenerle rivolte verso l’alto,
contorte, ad imitazione dei rami.

…Un dolore terribile…

© Carlo Becattini

La sposa albero

Carlo Becattini - La sposa albero
Carlo Becattini – La sposa albero

La sposa albero,
radici nella terra,

al suo funerale stava,
gambe unite a tronco,

corpo tornito di donna,
sangue di clorofilla,

vestiva di nero
e non sorrideva,

con gli occhi spenti
di nero cerchiati.

Le passai davanti,
l’abbracciai come si fa
con gli alberi e la
strinsi forte a me,

s’innamorò così tanto
da trasformare il funerale
in matrimonio con
l’albero sposo.

[ © Carlo Becattini ]