Amore trigonometrico

(maggio 1976 – n° 318)

Ricordi la variazione del seno?
i tuoi novanta gradi sessagesimali,
mi divertivo a mutarli in radianti,
com’era bello il pi greco mezzi.

All’espressione in funzione del seno,
preferisco quella con la tangente
e la relazione tra seno e coseno:
sen quadro alfa più cosen quadro alfa uguale uno.

Il nostro cerchio trigonometrico,
amore mio, ricordi le ascisse?
a te piacevano le ordinate
ed il logaritmo di quello strano numero
che sbagliavo sempre.

Nei momenti di noia
annotavi sul quaderno infiniti gogol
mentre facevo il seno di quarantacinque gradi,
simpatica la radice di due su due,
oppure
quell’espressione in funzione di sen alfa
che recitava:
due terzi cosen alfa meno un quinto sen alfa
cotangente alfa del terzo e quarto quadrante,
non mi è mai tornata,
però il tuo punto debole
è sempre stata la cosecante:
uno fratto sen alfa,
con la sua disarmante eleganza.

In tutto questo bailamme di seni e coseni
mi afferrasti per la tangente
e se la mia forza centrifuga si fece importante
confessai che non potevo tradire la cosecante
e ti lasciai, coseni in mano,
a ristudiar tutta la trigonometria
sferico-amatoriale con sconfinamento
nella pratica tangentico-sessuale.

Quella sera andammo in bianco
ma tornammo a casa fieri
con i quaderni di appunti ricolmi,
ricchi di idee e formule nuove
per un futuro tutto da sperimentare.

© Carlo Becattini
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Amore lontano

(2 maggio 1976 – n° 304)

Il fumo si spande nella stanza
e penso a te

a quando ci siamo visti
l’ultima volta

a quando ci siamo baciati
prima di lasciarci

più soli di prima
più tristi di prima.

© Carlo Becattini
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Dell’amor, i prodromi

(4 aprile 1976 – n° 296)

Sguardi significanti,

vibrazioni intradossali,

infrastrutture corporee,

energie liberate dal tocco delle mani,

cellule.

Vieni con me,
ti porterò lontano, a far l’amore,
ad amarti per sempre.

Il gemito ed il sentimento
non hanno anima,
il cuore bussa, l’amore è desto.

Come potrò dirti che t’amo
ancor non so,
ma son sicuro che lo farò.

Carlo Becattini
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Mio fiore

(1976 – n° 292)

Sei come un fiore
che sboccia in primavera,
che in estate inebria con il suo profumo,
che in autunno appassisce
e infine muore.

Mio fiore sei marcito,
l’acqua ti è mancata
e ti sei seccato,
non hai più vita,
ed io come farò senza di te.

Privato del tuo profumo,
delle tue parole di gioia
e di dolore,
delle tue gesta di amicizia
e di amore.

Addio fiore.

Carlo Becattini
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L’amore non si racconta

(1975 – n° 274)

Niente di te voglio sapere,
solo il nome e qualche colore:
dei capelli, degli occhi e del cuore.

Non raccontarmi,
tacciono i tuoi amori,
solo una strada, la tua casa.

Questo il nome mio,
se mi vorrai trovare
esci e cammina,
m’incontrerai.

Voglio amarti,
niente di altro,
non chiedere mai
dove e quando sono nato
ed io non chiederò.

Infine solo una cosa debbo sapere
se m’ami abbastanza da vivere felici
le ore migliori del tempo migliore.

Così io dirò di te.

© Carlo Becattini
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Col fiato sospeso

(1975 – n° 271)

Le bellezze della vita
sono quelle che
non si rammentano mai.

La gioia di vivere
è sempre l’ultimo pensiero
che passa per il cervello.

Le cose gioiose
sono sempre poche
in confronto alla tristezza
che pervade il mondo.

Ma quando l’amore viene
la tristezza si blocca nel petto
con una sorta d’ansia
che fa tenere il fiato sospeso.

© Carlo Becattini
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Stai già dormendo?

(1975 – n° 268)

Pensandoti t’immagino
ma tu
m’immagini pensandomi?

L’ora è tarda
nel sonno cammini
il sonnambulismo dei ciechi.

O forse mi pensi,
proprio ora, adesso, qui
mentre io sto dormendo.

E sogno.

Scrivo di te nel silenzio della notte fonda
liberando tutti i pensieri
contorti ed attorcigliati
ai nastri colorati del sentimento.

Flebile musica in sottofondo
in attesa del sonno lontano
mescolando pensieri con le note
e le parole della canzone.

Ancora un altro domani da affrontare.

Quelle parole mi affliggono, feriscono,
sono parole d’amore,
momenti felici ormai morti,
sepolti.

Questo amore niente vale,
vorrei l’oblio,
poterti dimenticare,
cancellare quell’immagine
dalla testa con rabbia e strazio.

Trovare la pace,
la serenità di un tempo in cui
amore era dolcezza,
in cui amare era il tuo viso.

La notte è scura e fonda,
come un pozzo,
un antro,
una voragine in cui perdersi
per sempre.

Flebile,
la salvezza arriva,
debole chiarore a rischiarare il foglio
su cui compongo i graffiti dell’anima
mentre in sottofondo lei canta
storie d’amori nati, d’amori morti.

Ti chiamo, mi senti?
Rispondimi, parla.
Pensi a me
o non t’importa niente?

Urlamelo in faccia,
dimmi che mi odi,
dimmi che mi ami,
ma non restare così passiva,
indifferente.

Mi smonti.

Stai già dormendo,
lo so…
ecco, rimani così,
non muoverti,
non svegliarti,
continua il tuo sonno,
lascia sprofondare la testa nel cuscino,
lasciati andare,
libera la mente,
sogna e fuggi da questa cruda realtà.

Dormi amore mio.

Domani mattina
al risveglio
ricorderai quel giorno
in cui ci siamo baciati in fretta e furia
con la certezza del domani.

Da quel giorno la felicità è morta,
il tuo ricordo che si allontana,
l’angoscia del futuro che mi stritola.

Immagini il nostro futuro?
il tuo,
il mio,
l’avvenire …
solo parole.

So che arriverà il giorno
in cui ci diremo addio
e non ci ritroveremo più.
Lo sapevo già,
prima ancora di scrivere
la nostra storia.

Sto per salutarti,
le mie palpebre non ce la fanno più,
stanno calando,
chiudendosi …
… il sonno è inevitabile
dormi amore mio,
dormi, che tra poco anche io
dormirò con te,
prima che oblio giunga.

© Carlo Becattini
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