Apprendimento

(27 settembre 1976 – n° 355)

Per te ho vissuto,
per l’amor nostro,
da te ignorato.

Tutto nelle mie mani,
tu nelle mie mani,
ma non t’importava.

Così adesso me ne frego,
ti ho avuta, questo basta,
ho capito la verità.

© Carlo Becattini
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Amandoci

(5 luglio 1976 – n° 339)

Ero rincretinito
e nella mia testa
regnava un gran casino.

Andammo a bere
poi ci fermammo
per strada.

Leticammo
mentre i ceffoni
volavano alti,
mentre le pedate
volavano basse.

Fu verdetto di parità,
tante ne demmo,
tante ricevemmo.

Fu vero amore,
nessun rimpianto.

Ancora oggi amiamo spiarci
nel buio di quella notte
anticipando tutti i nostri colpi.

© Carlo Becattini
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Vaffanculo!

(5 luglio 1976 – n° 338)

Mi hai fatto incazzare,
ti volevo amare,
e mi hai distrutto,
così.

Ti volevo baciare,
e tu,
solo bere
e fumare per te.

Volevo stare solo,
solo con te,
occasione
mancata.

Sono rimasto qui,
a pensare,
di poterti amare,
di poterti avere.

© Carlo Becattini
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Amore trigonometrico

(maggio 1976 – n° 318)

Ricordi la variazione del seno?
i tuoi novanta gradi sessagesimali,
mi divertivo a mutarli in radianti,
com’era bello il pi greco mezzi.

All’espressione in funzione del seno,
preferisco quella con la tangente
e la relazione tra seno e coseno:
sen quadro alfa più cosen quadro alfa uguale uno.

Il nostro cerchio trigonometrico,
amore mio, ricordi le ascisse?
a te piacevano le ordinate
ed il logaritmo di quello strano numero
che sbagliavo sempre.

Nei momenti di noia
annotavi sul quaderno infiniti gogol
mentre facevo il seno di quarantacinque gradi,
simpatica la radice di due su due,
oppure
quell’espressione in funzione di sen alfa
che recitava:
due terzi cosen alfa meno un quinto sen alfa
cotangente alfa del terzo e quarto quadrante,
non mi è mai tornata,
però il tuo punto debole
è sempre stata la cosecante:
uno fratto sen alfa,
con la sua disarmante eleganza.

In tutto questo bailamme di seni e coseni
mi afferrasti per la tangente
e se la mia forza centrifuga si fece importante
confessai che non potevo tradire la cosecante
e ti lasciai, coseni in mano,
a ristudiar tutta la trigonometria
sferico-amatoriale con sconfinamento
nella pratica tangentico-sessuale.

Quella sera andammo in bianco
ma tornammo a casa fieri
con i quaderni di appunti ricolmi,
ricchi di idee e formule nuove
per un futuro tutto da sperimentare.

© Carlo Becattini
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Dell’amor, i prodromi

(4 aprile 1976 – n° 296)

Sguardi significanti,

vibrazioni intradossali,

infrastrutture corporee,

energie liberate dal tocco delle mani,

cellule.

Vieni con me,
ti porterò lontano, a far l’amore,
ad amarti per sempre.

Il gemito ed il sentimento
non hanno anima,
il cuore bussa, l’amore è desto.

Come potrò dirti che t’amo
ancor non so,
ma son sicuro che lo farò.

Carlo Becattini
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Mio fiore

(1976 – n° 292)

Sei come un fiore
che sboccia in primavera,
che in estate inebria con il suo profumo,
che in autunno appassisce
e infine muore.

Mio fiore sei marcito,
l’acqua ti è mancata
e ti sei seccato,
non hai più vita,
ed io come farò senza di te.

Privato del tuo profumo,
delle tue parole di gioia
e di dolore,
delle tue gesta di amicizia
e di amore.

Addio fiore.

Carlo Becattini
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L’amore non si racconta

(1975 – n° 274)

Niente di te voglio sapere,
solo il nome e qualche colore:
dei capelli, degli occhi e del cuore.

Non raccontarmi,
tacciono i tuoi amori,
solo una strada, la tua casa.

Questo il nome mio,
se mi vorrai trovare
esci e cammina,
m’incontrerai.

Voglio amarti,
niente di altro,
non chiedere mai
dove e quando sono nato
ed io non chiederò.

Infine solo una cosa debbo sapere
se m’ami abbastanza da vivere felici
le ore migliori del tempo migliore.

Così io dirò di te.

© Carlo Becattini
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